
Gli esemplari di medusa segnalateci da un nostro lettore con queste foto dallo Stretto di Messina sono riferite alla medusa luminosa (Pelagia noctiluca), una medusa pelagica appartenente alla famiglia delle Pelagiidae. E’ dotata di un’ombrella rosa-marrone che può raggiungere i 12 cm di diametro, di 8 tentacoli marginali lunghi sino a 10 m (retrattili, semi-trasparenti e urticanti) e di 4 braccia orali (di lunghezza massima pari a 30cm). Ha sviluppo diretto, ossia è assente lo stato polipoide bentonico, ed è capace di emettere luce, da qui l’aggettivo ‘luminosa’, appunto dovuto al fenomeno della bioluminescenza. Questa specie predilige acque calde (Mar Mediterraneo), ma essendo soggetta a spostamenti dovuti alle correnti, può essere ritrovata anche in acque un po’ meno calde (Mare del Nord). La sua distribuzione batimetrica varia dalla superfice marina a -150 m, per scendere durante il giorno anche a -300/-500 m, sino a un massimo di -1400m. Nel Mar Mediterraneo, abbondanti sciami di P. noctiluca sono solitamente più frequenti da marzo a maggio, a differenza dei mesi estivi, in cui si osservano individui isolati di ampie dimensioni. Tali aggregazioni (bloom) sono temporanee e possono arrivare a concentrazioni molto elevate, circa 600 individui per m3. Nel nostri mari i suoi bloom sono più frequenti nel mar Adriatico, a differenza del mar Tirreno e Ligure, ove queste esplosioni demografiche sembrerebbero avvenire ciclicamente, ogni 12 anni. Le cause dei bloom sono ancora molto dibattute e probabilmente sono diversi i fattori che possono favorire queste esplosioni demografiche di P. noctiluca. Tali fattori possono essere fisici (vento, correnti, temperatura, salinità, pH), biologici (movimento intrinseco della specie) e antropici (riscaldamento globale, inquinamento, sovrappesca). I cambiamenti climatici, causando variazioni di salinità (?), temperatura (?) e pH (?) nei mari, favorirebbero l’incremento di P. noctiluca attraverso un’azione negativa nei confronti di organismi competitori e/o predatori. Stessa cosa dicasi per la sovrappesca, la distruzione delle coste e l’inquinamento i quali, oltre ad avere un effetto deleterio nei confronti di specie predatrici e competitrici, possono incrementare la disponibilità trofica aumentando la quantità dei nutrienti utili alle meduse, attraverso il fenomeno dell’eutrofizzazione. In particolare, la distruzione delle coste sabbiose, limitando i siti riproduttivi delle tartarughe, importanti predatori delle meduse, favorirebbe ulteriormente queste ultime.