
Una forte burrasca da Ovest in queste ore sta sferzando tutto il medio-basso Tirreno, con venti medi sostenuti di 30-40 nodi che si alternano a raffiche che in mare aperto hanno oltrepassato pure i 50 nodi. In mattinata raffiche fino a 70-80 km/h si sono archiviate in diverse località della Sicilia, in Calabria e nel sud della Campania. La ponentata in atto sulle aree del basso Tirreno è generata dalla graduale traslazione del profondo ciclone mediterraneo, sceso in nottata fino ad un valore di ben 985 hpa (non capita spesso di avere formazioni cicloniche cosi profonde attorno l’Italia, anche se in passato si sono registrati TLC con valori barici sui 979-978 hpa), verso le coste della Campania, in successivo movimento verso il nord della Puglia. A seguito della profonda area ciclonica, in movimento verso le coste campane, il fitto “gradiente barico” (differenze di pressione) che si è venuto a determinare fra l’Italia centro-meridionale, dove si è posizionata la depressione sotto i 988 hpa, e l’entroterra algerino, ove si è collocato un anticiclone sub-tropicale, con massimi barici di oltre i 1016 hpa sull’Algeria centrale, ha causato un netto infittimento delle isobare lungo i mari dell’Italia meridionale, in particolare fra il basso Tirreno e la Sicilia, attivando i forti venti dai quadranti occidentali che in queste ore stanno spazzando buona parte delle nostre regioni meridionali e le isole maggiori. Ma attorno all’occhio del profondo ciclone mediterraneo le burrasche sono state rese ancora più impetuose anche per effetto del cosiddetto vento “Isallobarico” che si origina quando si realizzano dei rapidi e temporanei sbalzi di pressione su un’area geografica piuttosto vasta, associati spesso a profondi cicloni che si muovono molto rapidamente lungo il flusso portante della media atmosfera.
Questi enormi e rapidi sbalzi pressori possono originare dei venti tempestosi particolarmente violenti che si vanno a sommare al già forte vento di “gradiente”, sfornando delle tempeste di inaudita violenza nei casi più estremi (basti pensare al tremendo uragano di vento che ha messo in ginocchio la Francia il 26 Dicembre del 1999 con venti al suolo ad oltre 200 km/h). A differenza delle tradizionali ponentate che spazzano con una certa frequenza il medio-basso Tirreno e i mari che circondano le nostre isole maggiori quella odierna ha presentato delle caratteristiche particolari che ora andremo ad elencare. Difatti, l’intensa burrasca che ha investito le coste della Sicilia settentrionale, la Calabria tirrenica e la bassa Campania, rendendo i mari prospicienti da agitati (forza 5) fino a molto agitati (forza 6) a largo, stavolta è stata alimentata in partenza da flussi eolici, molto sostenuti alla quota di 850 hpa (circa 1400 metri), aventi però delle origini differenti. In larga parte la ponentata è stata generata da intensi venti occidentali, in genere con componente da Ovest, che dallo stretto di Gibilterra, tramite il mar di Alboran, e dalle coste orientali della Spagna, con raffiche di caduta, si è versata sul Mediterraneo centro-occidentale, proseguendo in direzione della Sardegna e del bacino tirrenico, dove la ventilazione, per la vicinanza della profonda area ciclonica e l’infittimento delle isobare in prossimità dell’Italia meridionale, si è notevolmente rafforzata, con la formazione di forti burrasche che hanno superato forza 8 nella scala Beaufort in tutto il medio-basso Tirreno, nel tratto di mare compreso fra le coste della Sardegna meridionale e quelle della Calabria e della Campania.

Un altro flusso secondario, che trasportava aria un po’ più fredda di origini nord-oceaniche, invece usciva dalla valle del Rodano con sostenuti venti di Maestrale che all’altezza della Sardegna si sono inseriti all’interno delle impetuose correnti occidentali nei medi-bassi strati che dalle coste orientali iberiche muovevano verso il basso Tirreno. Le masse d’aria pilotate dai forti venti di Ponente sono risultate piuttosto miti dato che l’origine di queste era puramente mediterranea se non media atlantica,. Quindi aria temperata delle nostre stesse latitudini che non ha innescato delle variazioni del campo termico significative. Da tenere in considerazione pure il “Fetch”(il tratto di mare su cui spira il vento) che dalle coste orientali della Sardegna e dal Canale dell’omonima isola si estendeva fino alle coste dell’Italia meridionale peninsulare, favorendo la formazione di onde di “mare vivo” ben formate che hanno raggiunto i 4.0-5.0 metri di altezza. Nelle prossime ore, con la graduale attenuazione dei forti venti, anche il moto ondoso sul Tirreno andrà a scadere, con l’attivazione di una consistente onda lunga, molto ben formata, da Ovest, in scaduta nel corso della mattinata di domani, lungo le coste della Campania, Calabria e Sicilia tirrenica.


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