Analisi delle forti burrasche di vento che hanno colpito l’Italia in settimana; sorprendono i 148 km/h di Capo Carbonara

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Intenso vento di Maestrale sullo stretto di Messina (foto di Peppe Caridi)

Tra le giornate di mercoledi 16 e giovedì 17 l’Italia, dalle Alpi fino alla Puglia, è stata spazzata da intensi, a tratti impetuosi, venti dai quadranti settentrionali che hanno determinato un avvertibile calo dei valori termici, accompagnando l’afflusso di aria fredda di vecchie origini sub-polari. In questo periodo l’andamento meteo/climatico sull’area euro-atlantica è retto da un particolare pattern climatico, determinato dall’andamento ondulato del ramo principale della “Jet Stream” che fuoriesce dal nord degli USA e dal Canada, sta contribuendo a generare un continuo regime di altalena termico, con una alternanza fra rimonte anticicloniche di chiara matrice sub-tropicale a rapide avvezioni fredde provenienti direttamente dalle latitudini sub-polari. Nella giornata di mercoledì 16 una profonda circolazione depressionaria, a carattere freddo, centrata sul mar di Norvegia, ha propagando un asse di saccatura in quota, colmo di aria piuttosto fredda, che dall’Atlantico settentrionale si è fiondata verso l’Europa centrale, le Alpi e le nostre regioni centro-settentrionali. L’aria fredda, di vecchie origini sub-polari, è scivolata lungo il bordo discendente dell’estesa saccatura in quota, dove scorre il ramo principale del “getto polare”, che ha spaccando l’intero continente europeo dal punto di vista meteo/climatico, con un est interessato dalla rimonta calda da sud-est e un ovest che invece viene investito dalle più fredde correnti nord-occidentali provenienti dalle latitudini nord-oceaniche.

La situazione sinottica che ha dato origine ai forti venti settentrionali, si nota l'anticiclone fra est della Francia e Germania

La presenza di un modesto anticiclone dinamico autonomo (“Centro d‘azione“), con massimi di oltre 1025 hpa fra il nord-est della Francia, il Belgio e l’ovest della Germania, ha spinto il blocco di aria fredda dal mar del Nord verso la Germania e la Mitteleuropa, con sostenuti venti da NO che hanno pilotato la massa d’aria fredda verso est, deviandola in direzione della Polonia, la Repubblica Ceca, la Slovacchia, l’Ungheria, la Croazia e la Bosnia Erzegovina. In questo modo l’aria fredda, in arrivo dalle alte latitudini atlantiche, è stata costretta a scivolare dal mar del Nord alla Germania, Polonia, Repubblica Ceca, per poi proseguire con correnti più da Nord lungo la Slovacchia, l’Ungheria, raggiungendo la Croazia e la Bosnia Erzegovina, dove il flusso freddo si è successivamente incanalato lungo i valichi delle Alpi Dinariche, con intensi venti da Nord che si sono poi versati, con forti “deflussi” (correnti discendenti), lungo tutto il medio-basso Adriatico e le coste italiane. La saccatura fredda in quota, in lento movimento verso i Balcani, penetrando sul settore adriatico ha generato una avvezione di vorticità positiva che ha agevolato la formazione di una circolazione depressionaria, strutturata nei medi-bassi strati, che dall’Adriatico centro-settentrionale è scivolata verso sud-est.

L'onda ciclonica in quota che ha alimentato la ciclogenesi sull'Adriatico

Questo vortice di bassa pressione adriatico ha aspirato l’aria fredda, che nel frattempo si era gettata sull’area carpatico-danubiana, in direzione dei nostri settori adriatici, richiamando venti piuttosto intensi da Nord che dalle coste della Dalmazia hanno spirato con grande intensità in direzione dei litorali di Marche, Abruzzo, Molise e Puglia, attraversando tutto il bacino Adriatico. Al contempo l’area anticiclonica in espansione zonale sulla Mitteleuropa, con massimi barici di oltre i 1025 hpa a nord delle Alpi, ha contrastato con le isobare a curvatura ciclonica della ciclogenesi isolata sul medio-basso Adriatico, causando un intensificazione del “gradiente barico orizzontale” e un conseguente infittimento delle isobare sulle nostre regioni che ha poi contribuito a rinforzare la ventilazione dai quadranti settentrionali. Una parte dell’aria fredda, dopo aver impattato con l’arco alpino, è riuscita a penetrare sul “mare Nostrum” canalizzandosi all’interno della valle del Rodano, con forti venti di Maestrale che dal golfo del Leone sono usciti, aprendosi a ventaglio, in direzione del mar di Corsica e del mar e Canale di Sardegna. I forti venti da nord-ovest in poche ore hanno raggiunto la Sardegna, attraversandola da ovest ad est, per rigettarsi con violente raffiche sul medio-basso Tirreno.

Difatti, scendendo con turbolenti raffiche dai rilievi dell’entroterra sardo, i furiosi venti di Maestrale hanno acquistato ulteriore velocità, raggiungendo le aree costiere sottostanti, dal golfo di Orosei fino a Capo Carbonara, con fortissime folate che hanno toccato picchi di oltre i 100 km/h. La massima raffica è stata registrata nella stazione di Capo Carbonara, in gestione all’Aeronautica Militare, ubicata nell’estremo sud-est della Sardegna, dove è stato archiviato un picco assoluto di ben 80 nodi da 280°, da Ovest. Si tratta di un valore elevatissimo oltre che inaspettato (dato il “gradiente”), soprattutto per Maggio, che corrisponde a circa 148.2km/h. Considerando la particolare esposizione della stazione di Capo Carbonara (una delle più ventose d’Italia e del Mediterraneo) alle bufere di Ponente e Maestrale, che bordano le coste meridionali sarde senza incontrare ostacoli orografici che provocano grosse variazioni di velocità e direzione, il dato di 148 km/h rimane davvero notevole e rappresenta una delle raffiche più forti registrate nell’area negli ultimi anni.

Il promontorio di Capo Carbonara con il faro, dove è stata misurata la raffica di oltre i 148 km/h

Andando indietro una raffica di oltre gli 80 nodi da 260° era stata registrata dalla stazione di Capo Carbonara il 24 Gennaio del 2009, durante il transito, dalla Francia meridionale alla Toscana, del profondissimo ciclone extratropicale (denominato “Klaus”), sceso fino a 975 hpa (formando un forte “gradiente barico”). I forti venti di Maestrale che hanno investito la Sardegna si sono gradualmente attenuati solo nella tarda serata successiva. Un’altra parte dell’aria fredda riuscì a valicare le Alpi uscendo dai principali fondovalle alpini con intensi, turbolenti e rafficati venti di “Foehn” che hanno raggiunto la pianura piemontese e lombarda, con punte fino a 60-70 km/h. A Cameri (Novara) le raffiche da Nord, in discesa dai declivi alpini, hanno raggiunto i 75.9 km/h. Tra la serata di mercoledì 16 e la prima mattinata di giovedì 17, i forti venti dai quadranti settentrionali, seguendo il particolare andamento delle isobare legate al veloce transito, verso sud-est, della ciclogenesi sul mar Adriatico, hanno cominciato a defluire su tutto il bacino adriatico, con fortissimi venti da N-NO e NO che hanno sferzato le coste del Molise, il Gargano e in seguito tutto il litorale pugliese, dal barese al brindisino e al leccese.

La traiettoria dei forti e freddi venti settentrionali (a 850 hpa) che hanno aggirato l'ostacolo alpino penetrando sulle nostre regioni con intense correnti settentrionali

Le raffiche da nord-ovest hanno toccato i 70-80 km/h, ma nelle aree maggiormente esposte alle intense correnti dai quadranti settentrionali, come nella zona di Termoli o lungo il litorale brindisino, sono state misurate raffiche di picco che hanno superato i 90-100 km/h. A Termoli, per esempio, è stata archiviata una raffica di picco da nord-ovest che ha lambito i 109 km/h, davvero molto forte per non dire violenta. La stazione di Brindisi, molto esposta alle sfuriate da nord-ovest, che si abbattano tra basso Adriatico e Canale d’Otranto, ha fatto registrare una folata max di appena 98 km/h. A Monte S.Angelo però, nel Gargano, si sono lambiti i 124 km/h da Nord, una delle raffiche più forti registrate in questi ultimi mesi, ma nulla a che vedere con i 143 km/h toccati dalla medesima stazione durante la grande tempesta dell’Epifania. Parte del flusso freddo riversato sull’Adriatico ha scavalcato l’Appennino centro-meridionale (i rilievi di Abruzzo, Molise, Campania e Basilicata) per buttarsi sulle coste della Campania sotto forma di sostenuti e rafficati venti di Tramontana che successivamente si sono propagati al settore orientale del medio-basso Tirreno, dove le correnti, seguendo il dispiegamento delle isobare, hanno piegato più da N-NO e NO investendo le coste della Calabria centro-meridionale e della Sicilia settentrionali come sostenuti, a tratti intensi, venti di Maestrale, con raffiche che hanno toccato i 60-70 km/h. In seguito l’intensa ventilazione nord-occidentale si è allontanata verso lo Ionio, con venti burrascosi che hanno seguito la circolazione depressionaria che dal basso Adriatico si allontanava sulla Grecia settentrionale, proseguendo per l’Egeo.

Ecco l’elenco completo delle raffiche di vento più forti registrate mercoledì 16 Maggio 2012 nelle principali stazioni dell‘Aeronautica Militare;

Capo Carbonara; 148,2 km/h
Capo Bellavista; 116,7 km/h
Termoli; 109,3 km/h
Monte S.Angelo; 101.9 km/h
Brindisi; 98,1 km/h
Capo San Lorenzo; 96,3 km/h
Olbia; 87,0 km/h
Capo Mele; 85,2 km/h
Perdasdefogu, Ponza, Paganella; 79,6 km/h
Cagliari, Novara; 75,9 km/h
Campobasso; 74,1 km/h
Gela, Gioia del Colle; 72,2 km/h
Amendola, Marina di Ravenna; 70,4 km/h
Ginosa marina, Genova, Udine; 68,5 km/h
Cozzo Spadaro, Galatina, Bari Palese, Firenze; 66,7 km/h
Leuca, Frontone; 64,8 km/h
Crotone, Grosseto, Passo Rolle; 61,1 km/h

Da sottolineare come a Monte S.Angelo una raffica di ben 124 km/h è stata misurata nella giornata di giovedì 17 Maggio.

L’irrompere dei forti venti settentrionali ha generato un conseguente incremento del moto ondoso su buona parte dei mari che circondano l’Italia. Molti bacini già dal pomeriggio di mercoledì 16, in particolare i mari attorno la Sardegna, il medio-basso Tirreno e il medio Adriatico, si sono resi da molto mossi ad agitati, con la formazione di onde di “mare vivo” alte più di 3.0 metri. La boa di Ancona, nel pomeriggio di mercoledì 16, ha registrato un rapido aumento del moto ondoso, con onde alte più di 3.0-3.5 metri che si sono poi velocemente propagate all’intero bacino fino al Canale d’Otranto. Anche il basso Tirreno si è agitato, con onde alte fino a 2.0-3.0 metri che hanno provocato intense risacche sui litorali esposti della Sicilia e della bassa Calabria tirrenica. Giovedì 17, con lo spostamento delle forti burrasche di vento di Maestrale verso sud-est, è toccato allo Ionio andare velocemente in burrasca. I venti da NO molto forti hanno reso tale bacino da agitato a molto agitato. In mare aperto si sono formate delle onde alte anche più di 3.5-4.0 metri che si sono propagate al tratto di mare a sud di Creta e all’alto mar Libico, creando molte difficoltà alla navigazione marittima. Mentre lo Ionio era in burrasca il basso Adriatico e il settore più orientale del basso Tirreno, che il giorno precedente erano agitati, con il graduale indebolimento della ventilazione nord-occidentale hanno cominciato a presentare un prevalente moto ondoso di scaduta nel pomeriggio/sera di giovedì 17, con la formazione di onde lunghe dai quadranti settentrionali, in genere da N-NO e NO, che sono andate a scemare nella mattinata di ieri.