
Il deserto del Sahara, differentemente da quanto si possa pensare, non è solo un immenso oceano di sabbia e dune che si succedono in continuazione, dalle coste del mar Rosso fino all’oceano Atlantico. A seconda dei luoghi i paesaggi desertici sahariani cambiano in continuazione, tanto da passare dal deserto sabbioso, come quello algerino, malitiano o libico, ad aree caratterizzate da aspre distese di roccia e ghiaie, come nel sud dell’Algeria o in Marocco, a regione caratterizzate da imponenti massicci montuosi, con vette che culminano oltre i 3000 metri di altezza. Proprio nel cuore del Sahara occidentale, nel profondo sud del territorio algerino, sorge un complesso massiccio montuoso denominato “Ahaggar”. Questo massiccio prende il nome dalle popolazioni locali che lo hanno sempre abitato, i “Tuareg”, il famoso “popolo del deserto“ (nessuno meglio di loro sa adattarsi alle condizioni estreme del deserto). La catena dell’Ahaggar sorge immediatamente ad ovest della città di Tamanrasset, la più importante dell’Algeria meridionale, nonché capoluogo dell’omonima provincia. A differenza delle altre zone del Sahara lungo l’Ahaggar l’altitudine media supera i 900 metri sul livello del mare.
L’Ahaggar è caratterizzato da varie vette che superano i 2000 metri di altezza. La vetta più alta è quella del monte Tahat, che raggiunge i 2918 metri. Ma sono molte le vette che oltreppassano i 1500-2000 metri di quota. Il massiccio montuoso dell’Ahaggar, uno dei più importanti dell’area sahariana, è costituto da rocce di origine vulcanica, con una prevalenza di rocce cristalline precambriane (tipo gneiss, graniti) parzialmente ricoperte da espandimenti basaltici cenozoici e neozoici. Questo tipo di rocce testimonia come una volta l’intera area, dove sorge l’imponente sistema montuose, fosse caratterizzata da una intensa attività vulcanica che ha saputo modellare la morfologia di quei territori. Difatti nell’area vi erano parecchi vulcani attivi ormai spenti. Dal punto di vista morfologico l’Ahaggar ha da sempre suscitato un grande fascino e interesse. Il massiccio è caratterizzato da vasti rilievi tabulari digradanti con ripide pendici, incisi da profonde valli o canyon, anche piuttosto stretti, e ricoperti da estese pietraie.
Dentro questi canyon, dove si possono scorgere anche delle piccole oasi con tanto di vegetazione e palme da dattero, sono presenti i letti dei “uadi”, ossia quei lunghi canaloni in cui scorrono i corsi d’acqua a carattere non perenne, nel momento in cui si verificano intense precipitazioni (il Sahara ne è pieno) Visto l’altitudine e la presenza di molte vette superiori ai 2000 metri il massiccio riceve precipitazioni in quantità superiore a quelle delle aridissime aree circostanti sahariane. Ciò è dovuto proprio alla presenza dei rilievi che esaltano, per una forzatura orografica, i moti verticali delle masse d’aria, favorendo una più agevole formazione di annuvolamenti che potranno dare luogo a piogge o rovesci, specie quando dalle coste del Marocco penetrano le più umide correnti oceaniche, con venti da O-SO o Ovest, che pur attraversando l’arida regione del Maghreb riescono a conservare quel piccolo quantitativo di umidità sufficiente per generare nuvolosità e precipitazioni a ridosso dei principali rilievi. In rare circostanze, di forte instabilità, si possono generare anche delle violente manifestazioni temporalesche che possono causare temporanee inondazioni. Queste scarse precipitazioni consentono alle popolazioni “Tuareg” di esercitare la pastorizia. Cospicue sono inoltre le risorse minerarie, fra cui ferro, manganese, platino, uranio e diamanti. Ma una caratteristica dell’Ahaggar è rappresentata proprio questi canyon stretti e molto profondi che tagliano l’esteso sistema montuoso dell’Ahaggar. Questi grandi canyon si sono creati a seguito di intensi processi erosivi, quando i letti di antichi fiumi hanno inciso il proprio letto in rocce resistenti, generando valli molto strette, profondamente incassate nelle formazioni erose e caratterizzate da pareti molto ripide, se non strapiombanti. Molti di questi canyon, che tagliano il massiccio dell’Ahaggar, hanno un andamento meandriforme, segno della presenza di vecchi bacini idrografici che per svariati secolo hanno pressato su grandi parete rocciose, formando delle gole altamente spettacolari per la loro profondità.

La presenza di questi numerosi canyon (o gole), incisi sulle formazioni rocciose dell’Ahaggar, ci indica che un tempo quest’area, assieme al resto del Sahara, era una regione molto umida e piovosa, ricoperta da una densa fascia forestale. Oggi questi canyon rappresenterebbero gli scheletri dei vecchi bacini idrografici che scorrevano numerosi nella regione. Non è un caso se il sottosuolo del Sahara è pieno di falde acquifere, poste a diverse profondità, che danno origine alla maggior parte delle oasi tutt’oggi presenti. Difatti, un tempo, prima di diventare il deserto più grande del pianeta, il Sahara, durante le varie ere preistoriche, fu ripetutamente sommerso dal mare. Ogni volta che l’acqua si ritirava lasciava i suoi sedimenti. Ma ad ogni riemersione si alternavano savane, foreste e grandi paludi. Durante questa fase nella regione sahariana crescevano alberi come il Cipresso, l’Ulivo, la Quercia e molte altre specie. Poi, circa 55-50 milioni di anni fa, la regione subì un processo di rapido inaridimento, probabilmente agevolato pure da un cambiamento del regime delle correnti oceaniche, che vide l’innesto di correnti marine molto più fredde (meno vapore acqueo a disposizione nell’atmosfera) che inibirono sensibilmente il regime pluviometrico dell’area. Recentemente, in alcune grotte, sono state rinvenute pure delle pitture rupestri che raffigurerebbero la tipica fauna che popola gli ambienti della savana africana. Un ulteriore prova che dimostra come un tempo l’area rappresentava un habitat ideale per svariate forme di vita (flora e fauna).



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