Continua ad intensificarsi la forte ondata di calore, tipica della stagione primaverile, che sta interessando l’intera aree indo-pakistana, in attesa dell’avvento dell’umido flusso monsonico di SO che fra meno di un mese porterà le prime piogge e i primi temporali nell’India centrale. Come abbiamo già spiegato in un precedente articolo in questo periodo dell’anno (sul finire di Maggio), quando il sole raggiunge lo “Zenit” (i raggi solari cadono perpendicolarmente sul terreno nelle ore centrali del giorno) nei territori a ridosso del tropico del Cancro, le vaste aree continentali tropicali (caratterizzate da climi prevalentemente secchi e continentali), fra Africa settentrionale, penisola Arabica e Asia meridionale, si scaldano sensibilmente, grazie anche alla persistenza dei robusti anticicloni dinamici sub-tropicali in quota, fino a raggiungere i massimi valori termici annuali che solitamente precedono l’avvento della stagione delle piogge, indotta dalla risalita verso nord del famoso “fronte di convergenza intertropicale”, noto anche con la sigla di “ITCZ”.
Non per caso, in questi giorni, lungo le aree interne del Pakistan centro-meridionale e dell’India settentrionale i termometri hanno varcato per la prima volta la soglia dei +47° +48°, avvicinandosi progressivamente ai +49° all’ombra. Queste temperature rappresentano i valori più alti registrati sul pianeta dall’inizio del 2012, visto che nei mesi invernali l’azione della “Nina” (ormai cessata da mesi) sul Pacifico equatoriale ha smorzato, e di parecchio, la stagione calda sui territori desertici dell’entroterra australiano. Nei giorni scorsi è stato il Pakistan, per primo, come da copione, ha oltrepassare il muro dei +48° all’ombra per la prima volta quest’anno nell’emisfero nord. La città di Larkana ha difatti registrato una temperatura massima di ben +48.3°, stabilendo la temperatura più alta finora registrata.
Anche la detentrice del record di caldo asiatico, Moen Jo Daro, una delle località più roventi del Pakistan, ha mandato in archivio una temperatura max di ben +48.0°. Ma nella giornata di ieri la città di Sibi, nella regione del Belucistan, ha bruciato tutte le sue rivali segnando una temperatura massima di ben +49.0° all’ombra, un valore veramente estremo, ma ben lontano dal record assoluto di +53.0° toccato nella tremenda primavera del 2010, una delle più calde di sempre lungo la fascia tropicale che portò ad una autentica strage di record assoluti di caldo fra Africa e Asia. I +49.0° archiviati dalla città di Sibi nella giornata di ieri, che temporaneamente rappresentano la temperatura massima più alta finora registrata sul pianeta, si sono raggiunti grazie alle particolari condizioni atmosferiche registrate in loco.
Per tutto il giorno, difatti, il cielo largamente sereno, la presenza di aria abbastanza secca nei bassi strati, la totale assenza di ventilazione (movimenti orizzontali delle masse d’aria) e l’intensa insolazione hanno rappresentato degli elementi fondamentali per produrre un forte riscaldamento, ulteriormente enfatizzato dalla particolare orografia locale che chiude la città in una conca. Nei prossimi giorni, con l’ulteriore intensificazione della calura, la città di Sibi, assieme alle altre località limitrofe, possano lambire la soglia fatidica dei +50° all’ombra. Nelle altre località e città del Pakistan centro-meridionale i termometri hanno superato, anche in maniera abbondante, la soglia dei +44° +45°, con picchi di +46° +47°. Il caldo sul territorio pakistano perdurerà ancora fino alla metà di Giugno, in attesa dell’avvento del Monsone di SO sul mar Arabico. Durante questo lungo periodo l’intensa onda di calore semi/permanente che negli ultimi mesi si è “accumulata” su tutta l’area indo-pakistana rimarrà stazionaria fino alla media troposfera, con isoterme superiori ai +30° alla quota di 850 hpa (circa 1500 metri). Questa grande massa di aria calda e molto secca, soprattutto negli strati più bassi, coadiuvata in quota, nella libera atmosfera, da un anticiclone dinamico ben strutturato, continuerà a prolungare la gran calura anche nelle prossime settimane, tanto che non è escluso che in qualche area interna si possano raggiungere picchi di ben +49° +50°. Difatti il Pakistan, in Giugno, paese caratterizzato da una accesa continentalità grazie alla particolare conformazione orografica interna che lo chiude ai flussi umidi occidentali, è l’area dove è maggiormente probabile che si possano sfondare i +50°.
Anche nella vicina India il caldo comincia a divenire soffocante e molto pesante da sopportare per le popolazioni locali. Anche gli animali stanno soffrendo molto la gran calura di questi giorni. Il caldo ha raggiunto il proprio apice soprattutto nella regione desertica del Rajasthan, non lontano dai confini pakistani, e sulla grande pianura del Gange, dove la colonnina di mercurio da giorni sfonda facilmente i +45° +46°, in un contesto molto secco, derivato anche dall’intensa “Subsidenza atmosferica” (correnti discendenti che comprimono l’aria nei bassi strati e la scaldano ulteriormente deumidificandola). Nella capitale New Delhi la colonnina di mercurio ha sfondato i +45.0°. Proprio a fine Maggio l’avvicinamento del sole allo “Zenit” e la persistenza di condizioni atmosferiche prettamente anticicloniche, con cieli in prevalenza sereni o poco nuvolosi, ma offuscati dalla cappa di smog stagnante sopra le città, ventilazione debole o assente e clima alquanto secco nei bassi strati, favoriscono una grande impennata dei valori termici, con picchi pronti a sfondare con grande tranquillità anche la soglia dei +45° +46°. La graduale intensificazione del caldo fra il Pakistan e l’India sta agevolando anche una importante diminuzione della pressione atmosferica, in prossimità del suolo, che sta scivolando sotto i 1002-1000 hpa nell’estremo nord del sub-continente indiano, sotto l’imponente catena montuosa dell’Himalaya. Il calo della pressione nel cuore dell’entroterra indiano di conseguenza sta determinando un progressivo rinforzo della ventilazione occidentale sopra le acque dell’oceano Indiano settentrionale, nel tratto di mare compreso fra le Maldive, le coste dell’India meridionale, l’isola-stato dello Sri Lanka, mentre una più sostenuta ventilazione sud-occidentale comincia a risalire sul golfo del Bengala fino a raggiungere le coste dell’India orientale, Bangladesh e il Myanmar. La ventilazione sud-occidentale andrà ad intensificarsi ulteriormente nei prossimi giorni, specie lungo il golfo del Bengala e il mar delle Andamane e successivamente anche lungo il mar Arabico.


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