Inquinamento ambientale, una questione sempre aperta: gli studi del Cnr sulle droghe, “inquinanti emergenti”

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di Angelo Cecinato (Consiglio Nazionale delle Ricerche, Istituto sull’Inquinamento Atmosferico) – L’inquinamento è un tema dibattuto nei mass-media, nelle piazze e nei parlamenti. Problemi e soluzioni condizionano fortemente la nostra vita quotidiana e hanno ripercussioni pesanti sulla “qualità” della vita e suoi costi in termini d’economia, di sanità, di libertà e di giustizia. Tanto per complicare le cose tecnologi, ricercatori, ambientalisti e politici parlano lingue diverse e spesso perseguono fini opposti, come se il nostro mondo non sia un bene equamente di tutti.

L’inquinamento dell’aria, quello di cui si parla di più oggi, è caratterizzato da due categorie di sostanze chimiche: i macro-inquinanti e i micro-inquinanti. I macro-inquinanti (ozono, biossido d’azoto, polveri fini, metalli pesanti) sono continuamente monitorati dalle Reti locali (in Italia, le ARPA e APPA); per questo scopo si usano strumenti automatici operanti in stazioni collocate in opportune località. Invece i micro-inquinanti, che contaminano l’ambiente anche se presenti in tracce infinitesime (meno di un miliardesimo di grammo per ogni metro cubo d’aria), richiedono tecniche d’indagine più sofisticate, con procedure “off-line” (analisi di laboratorio). I macro-inquinanti sono conosciuti da molto tempo, se ne conoscono gli effetti sanitari e le loro concentrazioni non possono superare dei valori-limite in aria e nelle emissioni (industrie, camini, veicoli). I micro-inquinanti sono più subdoli; eccetto qualche caso eclatante (la diossina, gli idrocarburi policiclici aromatici, l’amianto, le nano-particelle) sono raramente presi in considerazione, anche perché le leggi in proposito sono rare.

i)        Poiché anche nel campo scientifico ambientale si va a mode, alcuni tipi d’inquinamento sono trattati per anni anche oltre la reale necessità, mentre altri veramente importanti sono trascurati. Una questione emergente è perciò la reale importanza della natura degli inquinanti e delle forme d’inquinamento cui si dedicano energie, tempo e finanziamenti, e di conseguenza anche l’uso dell’informazione ambientale. Perciò è stata proposta una classificazione degli inquinanti che non guarda alla natura chimica o agli effetti sull’ecosistema, ma all’interesse di cui godono: a) gli inquinanti fantasma, ovvero sostanze che “molti misurano ed studiano, ma che spesso non esistono” (almeno in concentrazioni significative), né contaminano l’ambiente; e b) gli inquinanti zombie, ovvero composti “che esistono (sono diffusi dovunque) e sono dannosi, ma che nessuno misura”.

Un terreno di sfide per il presente e per il futuro

L’atmosfera è composta da numerosissime specie; l’inquinamento ne crea di nuove (diossine, pesticidi sintetici, farmaci) o ne altera in misura sostanziale la presenza nell’ambiente. Per preservare e migliorare l’ambiente le misure “di routine” di contaminanti conosciuti devono essere affiancate dalla ricerca di nuove specie e nuove forme d’inquinamento, inesplorati effetti sulla salute e sull’ecosistema. Di seguito è indicato qualche esempio.

Gli idrocarburi policiclici aromatici (IPA) sono composti organici prodotti nei processi di combustione di materia organica (combustibili fossili, legno, alimenti). Gli IPA più cancerogeni e mutageni sono associati alle polveri fini e ultra-fini dell’aria e delle emissioni, risultando ancor più pericolosi. Conosciuti da circa un secolo, sono studiati e misurati per stimare la tossicità ambientale delle regioni antropizzate (città, distretti industriali).

Le aldeidi (tra cui le più tossiche sono la formaldeide e l’acroleina) sono residui di combustione e anche di reazioni chimiche indotte nell’atmosfera dalla luce ultravioletta e dall’ozono. Si trovano anche in zone rurali e nelle case sono assai più concentrate che nell’aria esterna. Analogamente, il particolato fine e le nano-particelle sono rilasciate in grandi quantità dai camini e forni a legna, quindi queste fonti d’energia “ecologiche” o “a impatto zero per l’anidride carbonica” in realtà sono tremendamente inquinanti degli ambienti chiusi.

Le droghe possono considerarsi a tutti gli effetti “inquinanti emergenti”. Le sostanze psicotrope legali (nicotina e caffeina) non sono considerate “inquinanti”, quantunque gli effetti nocivi siano riconosciuti e le concentrazioni in aria siano molto maggiori di quelle degli altri inquinanti. Misure di nicotina sono state eseguite in camere di reazione e in ambienti indoor, ma sono quasi assenti per l’aria esterna; eppure, valori superiori a 0,1 microgrammi per metro cubo d’aria sono stati misurati nelle città italiane, e 1 microgrammo per metro cubo in America Latina: gli inquinanti riconosciuti non raggiungevano, messi insieme, neppure un decimo del valore della nicotina. Quanto alle droghe illecite, le quantità in gioco sono decisamente inferiori, ma sono state trovate in tutte le città dove sono state eseguite delle misure. Se si considerano le proprietà tossiche della nicotina e dei cannabinoidi (colpiscono il cuore e il cervello), non è impossibile che inducano effetti sanitari su soggetti particolarmente sensibili.

Altri inquinanti emergenti sono i plastificanti (ftalati), i profumi per interni (essenze), i pesticidi, i detergenti ed i disinfettanti, i ritardanti di fiamma, gli additivi delle benzine, i pollini: sostanze d’indubbia utilità, ma che possono causare tumori, problemi di tipo genetico, irritazioni, nausea, stanchezza, sensibilizzazione.

Ancor prima che la lunga crisi finanziaria dominasse la scena mondiale, il nostro Paese ha intrapreso un lungo cammino di tagli agli investimenti nella ricerca, nella formazione e nella cultura. Scenario spesso aggravato dalla distribuzione clientelare dei pochi fondi disponibili. Soltanto un recupero etico che riguardi in primis gli attori individuali e collettivi del mondo tecnico-scientifico potrà aiutarci a porre le basi per un mondo migliore per tutti, oggi, e pere le future generazioni.

A titolo d’esempio, si riportano in figura le concentrazioni in aria di IPA totali (IPA), benzo(a)pirene (IPA cancerogeno, BaP), cocaina (COC), caffeina (CAF), nicotina (NIC) e cannabinoidi (CBs) registrate in otto grandi città italiane nell’estate 2010 e nell’inverno 2011. I numeri sono in nanogrammi per metro cubo d’aria.