La neve su Alpi e Appennini a 1000 metri di quota si può ritenere un evento eccezionale per maggio?

Siamo a Maggio inoltrato e il particolare pattern climatico presente sull’area euro-atlantica, determinato dall’andamento ondulato del ramo principale della “Jet Stream” che fuoriesce dal nord degli USA e dal Canada, sta contribuendo a generare un continuo regime di altalena termico, con una alternanza fra rimonte anticicloniche di chiara matrice sub-tropicale a rapide avvezioni fredde provenienti direttamente dalle latitudini sub-polari. L’ultima avvezione fredda che in queste ore sta interessando le nostre regioni, in particolare i settori adriatici, direttamente esposti ai freddi e intensi venti di Tramontana e Maestrale, che dagli “intagli” naturali delle Alpi Dinariche dilagano verso l’Adriatico con freddi “deflussi”, ha portato delle belle nevicate che nella giornata di ieri hanno coperto le Alpi orientali, i rilievi dolomitici e friulani fin sotto i 1000 metri di quota. La neve ha fatto la sua comparsa pure sulle cime dell’Appennino, in particolare sul settore orientale della dorsale, meglio esposti ai freddi influssi di ritorno dalla regione carpatico-danubiana. Molte le cime imbiancate, anche fino a 1500 metri, con paesaggi decisamente più consoni per la stagione invernale che per la piena primavera. Qualcuno già frettolosamente parla di un evento eccezionale per non dire quasi “storico” per il mese di Maggio. Ma ne siamo sicuri ?

L'ondata di freddo del Maggio 1957

Ecco un esempio delle più grandi e tardive ondate di freddo che hanno colpito l’Italia fra i mesi di Maggio e Giugno

Osservando le serie storiche degli ultimi 60 anni ci accorgiamo che un velo di neve fresca sulle Alpi, a partire dai 900-1000 metri di quota, non si può definire un evento eccezionale. E’ vero che un po’ di neve sulle Alpi, sopra quota 1000, non si vede tutti gli anni, ma ciò non significa che ci troviamo dinnanzi ad un evento singolare che si ripete con cadenze pluridecennali. Difatti basta tornare indietro di qualche anno per vedere episodi freddi simili o superiori nel pieno di Maggio. L’evento più rilevante è senza dubbio quello del Maggio del 1957, quando un intenso ed esteso blocco di aria molto fredda, d’estrazione artica (direttamente dalla Calotta), aggirò le Alpi e piombò sul bacino centrale del Mediterraneo e sulla penisola apportando una brusco raffreddamento, con valori termici pienamente invernale. L’isoterma di -35° alla quota di 500 hpa valicò persino le Alpi, mentre la +0° a 850 hpa sfiorò le coste della Sicilia settentrionale. Inoltre l’avvezione d’aria molto fredda causò fitte nevicate fino a quote collinari su diverse aree della dorsale appenninica.

La neve allora imbiancò paesi e città a partire dai 400 metri. Addirittura in Campania si registrarono delle incredibili nevicate sulla fascia collinare che lasciarono accumuli significativi, già partendo da quote estremamente basse, intorno i 300-400 metri. La neve cadde pure su Perugia, la città di Potenza e su tutto l’entroterra appenninico, fino alle Murge e ai rilievi calabresi. La grande nevicata e le gelate che la seguirono misero in ginocchio l’intero settore agricolo italiano, compromettendo i raccolti e mandando in rovina centinaia di famiglie (alcuni abbandonarono le campagne e si spostarono nelle città in cerca di lavoro nelle fabbriche). L’ondata di freddo che colpì l’Italia nel Maggio del 1957 la possiamo ritenere la più grave, anomala e dannosa del ventesimo secolo. Quello si che fu un evento storico per Maggio, che verrà ricordato a lungo negli annali meteo/climatici del nostro paese. Il 6 Maggio del 1963 invece un’altra ondata di freddo raggiunse le regioni centro-settentrionali portando delle belle nevicate fin sulla pianura emiliana, con tanto di accumuli. Ma anche nel mese di Giugno, solitamente più caldo di Maggio, si sono verificati degli episodi di freddo davvero rilevanti che superano ampiamente l’avvezione in corso sul nostro paese. Basta ricordare la bella nevicata che imbiancò i rilievi marchigiani nel Giugno del 2006, con gli accumuli che partirono già dagli 800-900 metri di quota. Ma negli ultimi decenni si sono verificate altre importanti avvezioni fredde (definitivi colpi di coda invernali) che hanno riportato la neve fin sotto i 1000 metri, sia sulle Alpi che sui principali comprensori montuosi dell’Appennino settentrionale. Alcune di queste nevicate tardive, con acqua/neve dall’alta collina, hanno fortemente condizionato diverse tappe dello storico giro d’Italia, cogliendo di sorpresa gli stessi ciclisti. Ma gli appassionati di ciclismo ricordano varie tappe di montagna, soprattutto sull’Appennino marchigiano e abruzzese, condizionate dalla neve nel mese di Maggio.