Dopo il forte episodio di “Burian” che nella prima decade di Febbraio ha colpito l’intero continente europeo e la nostra penisola, determinando un lungo periodo di pesanti anomalie termiche negative, le acque del mar Mediterraneo hanno subito un intenso processo di raffreddamento che in molti settori è andato avanti fino al mese corrente. A risentirne maggiormente sono stati proprio i bacini italiani e una larga fetta del bacino centro-occidentale del Mediterraneo e in misura minore il Mediterraneo orientale, dove le anomalie termiche negative (SST – ) sono rimaste più contenute. Da notare pure la presenza di una più ristretta area di SST – anche davanti le coste meridionali della Turchia e nel sud del mar Egeo nei pressi dell’isola di Creta. La persistenza, per un periodo cosi lungo, di queste intense anomalie termiche negative delle acque superficiali del “mare Nostrum” ha avuto importanti ripercussioni nell’ambito meteo/climatico, ma non solo. In primo luogo si è notato che le acque più fredde, soprattutto del mar Tirreno, dello Ionio e dei mari attorno la Sardegna e la Sicilia, hanno rappresentato un fattore inibitore per l’attività convettiva marittima e per il passaggio dei sistemi perturbati e dei vari fronti “anabatici”, sia di origine atlantica che di provenienza nord-africana, (caratterizzati da una prevalenza dei moti ascensionali in seno alla colonna d’aria) che passando sopra una superficie marina più fredda del normale hanno avuto a disposizione una minore quantità di calore latente pronto ad alimentare l’attività convettiva alla prima irruzione di aria fredda in quota, determinando l’innesco di furiosi fasi temporalesche o lo sviluppo delle spettacolari “Squall line”, di tipo frontale (se associate all’avanzata di un fronte freddo) o pre-frontali (nel settore caldo, di solito si generano quando una “Warm Conveyor Belt” scorre al di sopra del fronte freddo originando una forte instabilità). Anzi, rispetto alle primavere degli ultimi anni, sul bacino centrale del Mediterraneo molti fronti transitati in queste settimane hanno conservato maggiori caratteristiche “catabatiche” (con moti discendenti derivati dall’interazione con l’orografia alpina).
Le ripercussioni di questo consistente raffreddamento delle acque del Mediterraneo si sono fatte notare anche dal punto di vista pluviometrico. Mentre nella maggior parte delle regioni del centro-nord, dopo le prolungate fasi di maltempo che hanno caratterizzato il mese di Aprile e questa prima metà di Maggio, si è registrato un importante incremento della piovosità, con numerose piogge, rovesci e temporali che per fortuna hanno definitivamente interrotto il lungo periodo siccitoso fra autunno e inverno, in diverse località costiere del meridione, in particolare sulle coste della Calabria e della Sicilia, quelle maggiormente influenzate dalla marittimità del clima mediterraneo, è successo l’esatto contrario. La piovosità difatti si è ridotta, tanto da scivolare ben sotto le medie di Maggio e della stagione primaverile. Oltre alla temporanea riduzione della piovosità si è evidenziato pure una sensibile diminuzione dell’insorgenza dei fronti temporaleschi marittimi.
Un altro effetto è stato apportato anche al campo termico. Difatti le acque superficiali più fredde hanno sensibilmente attenuato gli effetti delle brevi avvezioni calde che hanno interessato le nostre regioni in queste settimane, mitigando in modo anche drastico il clima delle località e città di mare. Le SST negative di questi ultimi mesi hanno avuto dei ruoli determinanti nella formazione di particolari fenomeni idrodinamici recentemente osservati lungo i fondali del mar Ionio e del Mediterraneo orientale. Nel mese di Febbraio, durante la forte ondata di gelo che ha colpito in modo pesante l’Italia e l’Europa, tra l’Adriatico e lo Ionio si sono formate acque molto più dense del normale che sono poi andate ad inabissarsi verso il fondo del mare, a grandi profondità. Queste acque più pesanti, una volta uscite dal bacino Adriatico verso il mar Ionio, probabilmente si sono disposte secondo una configurazione lenticolare scivolando a grandi profondità mentre per l’effetto della rotazione terrestre hanno cominciato a ruotare su se stesse. Tali fenomeni idrodinamici, come confermano i ricercatori, normalmente possono sopravvivere qualche mese prima di disperdersi lungo gli abissi, ad oltre 3000 metri di profondità.


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