Marina Baldi (Cnr): “il clima sta cambiando ma non si può dire se è colpa dell’uomo o un normale ciclo naturale”

Tra i vari enti che si occupano di clima e meteorologia in Italia c’è il Consiglio Nazionale delle Ricerche con i suoi Istituti di Biometeorologia, di Scienze dell’Atmosfera e del Clima e altri elementi in diversi istituti come in quello di Inquinamento Atmosferico di Montelibretti. Le sedi principali dei due Istituti del Cnr preposti allo studio di meteo e clima sono a Firenze e Bologna, ma anche a Roma c’è una piccola sede che si occupa di queste tematiche, con alcuni studiosi e ricercatori tra cui la dott.ssa Marina Baldi, che abbiamo intervistato a 360°.
La ricercatrice ci ha spiegato che l’attività di ricerca del Cnr in questo settore segue diversi filoni, dalla meteorologia operativa (previsioni meteo, meteo mare, meteo salute e molto altro), fino a ricerche di meteorologia e fisica dell’atmosfera, come ad esempio gli ultimi lavori sullo stratwarming invernale per capire i meccanismi che determinano gli spostamenti delle masse d’aria. Tutto parte comunque dall’analisi dei dati storici con ricerca di base, climatologia storica, climatologia antica e impatti sulle popolazioni. In questi mesi si sta infatti realizzando uno studio sulle precipitazioni intense in Italia, così come continuano alcuni progetti sull’impatto del clima sull’agricoltura. Molto affascinanti alcuni progetti all’estero seguiti proprio dal Cnr, come quello sul monsone dell’Africa occidentale per capirne le dinamiche e i meccanismi, a partire dai MCS, i sistemi convettivi a mesoscala, che si formano a ridosso dell’area monsonica nel SubSahel.

La terra

Un altro progetto è un lavoro di climatologia storica antica in Egitto, a Luxor, dove si formano piccole celle a mesoscala che durano pochissimo ma spazzano via tutto ciò che gli archeologi hanno trovato per la violenza delle piogge. E’ un fenomeno che non viene previsto perchè sono molto veloci e localizzati, ma queste celle si spostano rapidamente verso Israele e bisogna capire se in era faraonica, circa cinquemila anni fa, c’erano questi fenomeni in area desertica, o se c’è stato un cambiamento climatico negli ultimi tempi. I ricercatori italiani del Cnr, tra cui appunto la dott.ssa Baldi, stanno lavorando con Egittologi e Archeologi con lo scopo di risolvere quest’enigma, portando avanti un lavoro davvero affascinante, a partire dall’analisi dei sistemi idraulici molto avanzati che avevano gli egiziani per arginare le piene e proteggere i territori.

Proprio alla luce di queste attività, abbiamo chiesto a Marina Baldi se e come sta cambiando il clima in Italia:

Da quello che si vede negli ultimi 50 anni il clima in Italia sta cambiando abbastanza; abbiamo individuato sei aree climatiche con cambiamenti omogenei, c’è stato un piccolo aumento delle temperature un pò ovunque in tutte le stagioni. Sulle precipitazioni il quadro non è molto chiaro; in quasi tutte le stagioni abbiamo periodi siccitosi sempre più lunghi, soprattutto in inverno e soprattutto negli ultimi dieci anni. Sono diminuiti gli eventi di pioggia, il numero dei giorni piovosi, ma non è diminuito l’accumulo di pioggia, il che significa che abbiamo piogge più intense in tempi più brevi; infatti soprattutto quelle molto intense, oltre i 50-100mm al giorno, sono notevolmente aumentate. I giorni di pioggia fra i 50 e i 100mm al giorno sono aumentati, mentre i giorni di pioggia sotto i 10-20mm sono diminuiti. Il quadro che si ha è che ci sono eventi più estremi senza cambiamenti annui, medi, degli accumuli, quindi all’apparenza sembra che piova come prima, in realtà il regime di quella pioggia è ben differente. Inoltre sono aumentati i giorni di anticiclone, soprattutto d’estate, ed è aumentata l’intensità e la durata delle ondate di calore“.

Questo cambiamento climatico è analogo anche su scala continentale e, a più ampio raggio, a livello mondiale?

Quello che si vede in Italia non è un caso isolato, ci sono similitudini con Francia e Spagna, almeno nelle zone Mediterranee, e anche in Croazia. Probabilmente è legato a un sistema su scala globale, o comunque a quella Euro-Mediterranea“.

Si tratta di un ciclo naturale o le attività umane determinano in modo significativo questo cambiamento del clima?

E’ una domanda da dieci milioni di euro … Non mi sento di dire nè una cosa nè l’altra, lo stiamo vedendo con il progetto sull’Egitto che dimostra come certi fenomeni c’erano anche una volta, in quanto hanno lasciato tracce all’interno delle piramidi. Il ciclo solare, gli 11 anni e i 78 anni, ci sono tutti e si vedono benissimo. Le cause naturali sono importanti; il problema sull’origine antropogenica è che bisogna andarci un pò cauti. Infatti la strada e’ ancora lunga e richiede ancora molti studi per una corretta valutazione degli effetti delle emissioni di origine antropogenica sul sistema climatico, anche perche’ non ci sono certezze sulle emissioni nel futuro, ma solo delle ipotesi di lavoro“.

Quanto sono importanti le teleconnessioni?

Sicuramente molto; ad esempio c’è una teleconnessione per l’episodio freddo e nevoso di febbraio tra la copertura nevosa nel nord America e nell’Eurasia; una combinazione molto particolare che non si ha molto spesso e che è connessa alla circolazione a grande scala, rispetto a ciò che succede in Siberia e nel nord America“.