Panarea: foto eccezionali dell’evento di degassamento del 2 e 3 Novembre 2002

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    MeteoWeb

    L’Ingv ha pubblicato sul suo profilo di Flickr alcune foto straordinarie dai fondali di Panarea, con l’evento di degassamento del 2 e 3 Novembre 2002 e il campionamento dei fluidi idrotermali sottomarini dall’isola.
    Ma cos’è successo, di preciso, la notte tra il 2 ed 3 Novembre 2002? A spiegarlo è la Sezione dell’Ingv di Palermo: un piccolo sciame sismico di bassa magnitudo, rilevato solo dal sismografo ubicato sull’isola di Panarea, ha preceduto l’intensa attività di degassamento in prossimità degli isolotti di Lisca Bianca e Bottaro. L’attivita’ esalativa ha avuto inizio con 5 zone di forte emissione gassosa a profondita’ variabili da 8 fino a circa 30 metri. L’emissione di gas è stata così intensa che l’odore di acido solfidrico (H2S) era percettibile a grandi distanze.

    L’effetto visibile il giorno dopo era il ribollire dell’acqua di mare in prossimità dell’isolotto di Bottaro, che rimuoveva un’enorme quantità di sedimento evidenziato dalla scia biancastra trascinata via dalla corrente. Il cratere che si era formato (20metri x10, profondo 7m) emetteva un’enorme quantità di gas, stimata in alcuni milioni di metri cubi al giorno, qualche centinaio di volte superiore al normale regime di degassamento di tutta l’area sommersa tra gli isolotti ad Est di Panarea. Il gas emesso era tiepido e non aveva modificato la temperatura dell’acqua di mare circostante.

    Unitamente al “cratere”, fratture che si aprivano sul fondo tra Bottaro e Lisca Bianca emettevano quantità crescenti di gas e in qualche caso anche acqua calda. L’estendersi in lunghezza delle fratture è proseguito, lentamente, per alcune settimane.
    Sono stati eseguiti immediatamente profili verticali di temperatura per stabilire se fosse emesso solo gas o anche altri fluidi idrotermali. Le temperature misurate, mostrando valori costanti dalla superficie fine al fondo, hanno permesso di stabilire subito che l’attività fosse essenzialmente di degassamento in assenza di fluidi caldi, anche se piccole quantità di acqua termale risalivano assieme al gas.
    La causa dell’attività idrotermale sottomarina sembra essere tettonica, cioè legata al movimento di strutture, dette faglie, che hanno condizionato la nascita e l’evoluzione di tutti i vulcani dell’arcipelago eoliano. La presenza dei resti di una villa romana sulla falesia delle coste meridionali dell’isolotto di Basiluzzo, la presenza di un molo romano sommerso a Basiluzzo e delle strutture murarie tra gli isolotti di fronte Panarea testimoniano un’intensa attività vulcano-tettonica più recente di 2500 anni.
    L’intensa ed inusuale attività di degassamento avvenuta al largo di Panarea, trova riscontri in tempi storici recenti nelle descrizioni dei viaggiatori che visitarono le Eolie tra il 700 e l’800. Le descrizioni, infatti, riportano alla mente fenomeni di degassamento sottomarino molto più simili a quelli del 2002 – 2003 e ancor oggi in corso che a quelli osservati e studiati durante gli anni 80 e 90.

    Evidenze di un’attività vulcano-esalativa ci vengono descritte, per esempio, da Houel in “Viaggio pittoresco alle isole Eolie”, compiuto fra il 1769 ed il 1772: “essendo favorevoli le condizioni del tempo, ci imbarcammo per tornare a Basiluzzo. Prima, però, preferimmo osservare due spiragli di un vulcano sottomarino situato fra Lisca Bianca e Lisca Nera. Le due bocche sono a circa 10 o 20 piedi di profondità e sono distanti 5 o 6 tese l’una dall’altra. Ognuna produce una colonna di bolle d’aria del diametro di oltre un piede. Le bolle emergono a migliaia dilatandosi in superficie e scoppiano emanando un forte odore di zolfo che si sente nei paraggi. Il mare circostante è caldo“.