L’ottimismo come forma di reazione alla paura, la volonta’ di ricominciare a lavorare come valvola di sfogo e come necessita’: le aziende di Finale Emilia stanno riaprendo, con cautela, come riporta l’Ansa. Aprono le officine e i bar, non ancora i negozi, la gente ricomincia ad andare a lavorare. Non sara’ facile, lo sanno. Eppure la spinta verso il lavoro li aiuta a superare quel che resta del terremoto: paura e distruzione, senso di precarieta’. Enrico Santini e’ l’amministratore delegato della Fiori, sulla provinciale per Ferrara. La sua azienda si occupa di macchine per la movimentazione terra, un buon fatturato per l’export. Da oggi la produzione e’ ripartita, 65 lavoratori in fabbrica su 80 dipendenti. Il magazzino ricambi e’ lesionato, ma la ditta puo’ funzionare. ”Lavoriamo con i portoni aperti – ha detto Santini – perche’ i lavoratori sanno che appena sentono una scossa devono scappare fuori. Non avrei potuto tenerli ancora a casa: questa e’ gente che deve lavorare, se tolgono loro il lavoro si annientano”. Santini e gli altri imprenditori sanno che per adesso e’ impossibile coniugare al futuro la propria attivita’: ”avanti giorno per giorno – ha detto -, convivere con la paura. La voglia di ripartire c’e’, adesso ci vuole fortuna”. Anche alla Cercolor (edilizia e materiali sanitari) si e’ ripreso a lavorare. I problemi strutturali al magazzino non hanno tenuto lontani i dipendenti che hanno chiesto e ottenuto di tornare a lavorare. Uno solo non va: si chiama Andrea Ratti, e’ il segretario del Pd e adesso gestisce la tendopoli allestita a Massa Finalese. ”Come potevo dirgli di no?”, ha detto ll proprietario della Cercolor, Andrea Filippini. Filippini e’ originario di Reno Centese, il paese di uno dei due operai morti nel crollo del capannone a Sant’Agostino. ”Per questo non me la sento di dire a Ratti di tornare a lavorare, non sarebbe giusto”. Che il terremoto possa essere il volano per l’edilizia ”non posso dirlo per adesso. Viviamo giorno per giorno. L’Importante e’ esser tornati a lavorare”. Gente tosta, quella di Finale Emilia. Gente che nemmeno il terremoto piega. Gente orgogliosa: ”Noi ci ricostruiamo da soli – aveva detto stamani il sindaco Fernando Ferioli -, devono solo consentirci di farlo”. Ma che non si parli di futuro, perche’ d’ora in poi sara’ difficile andare avanti. L’officina in via Oberdan ha riaperto stamani. Gli operai lavorano sotto l’arco della porta, il cane Ugo sta vicino alle gambe del padron. Pronti a uscire, se ce ne fosse bisogno: ”Ma la necessita’ di lavorare e’ piu’ forte – ha detto il titolare – perche’ a lavorare non si sente nemmeno la paura”.
Terremoto: a Finale Emilia riaprono le aziende, il paese vuole ripartire


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