Terremoto Emilia, parla Bertolaso: “resiste ancora malcelato desiderio di accusare qualcuno”

Purtroppo, leggendo le cronache e i commenti sul terremoto, oltre all’elogio delle virtu’ della popolazione colpita, oltre alla stima e all’apprezzamento per l’impegno dei soccorsi, trovo ancora insistite domande e desideri di polemica sulla prevedibilita’ di questi fenomeni, il malcelato desiderio di veder accusato qualcuno per non aver previsto e provveduto“. E’ quanto scrive sul suo sito internet l’ex capo della Protezione civile Guido Bertolaso, a suo tempo investito dalle polemiche legate al terremoto in Abruzzo.

Rifletto e non trovo spiegazione logica a questa insistenza, se non il fatto che trovare qualcuno da accusare serve a distrarre dal necessario esame su cio’ che davvero abbiamo fatto, in tutta Italia, nei decenni passati per tenere conto di vivere in un Paese a forte sismicita‘”, commenta Bertolaso per il quale “e’ chiaro infatti che l’intero mondo della ricerca scientifica su questo punto ha chiarito l’impossibilita’ di fare, in materia di terremoti, qualsiasi previsione utile ad assumere misure di prevenzione immediata“. Al contrario, “e‘ ben nota a tutti che l’unica ricetta da tempo disponibile per ridurre le vittime dei terremoti fino ad azzerarle si chiama prevenzione strutturale, basata sulla mappatura delle caratteristiche sismiche dei nostri territori e sul rispetto di normative antisismiche rigorose sia per le nuove costruzioni che per la messa in sicurezza di quelli esistenti“. A proposito del terremoto in Emilia, Bertolaso ricorda che “la sismicita’ delle aree emiliane colpite dall’attivita’ sismica di questi giorni e’ stata evidenziata soltanto in sede di revisione della mappatura sismica nazionale del 2004, promossa dal dipartimento della Protezione civile dopo il sisma che provoco’ il crollo della scuola di San Giuliano di Puglia. Prima di quella data e di quella iniziativa contrastata da molti in molte sedi, in Italia era considerato un successo politico riuscire ad ottenere sottostime e sconti in materia di pericolosita’ sismica per il proprio territorio, perche’ la normativa antisismica per le costruzioni avrebbe comportato costi maggiori e quindi uno svantaggio competitivo con altri territori“.

In quella vicenda, lamenta Bertolaso, “ho registrato sostegno e consenso di tanti, ma anche critiche, accuse di indebita ingerenza in questioni non di competenza della Protezione Civile, note negative per la mia insensibilita’ allo sviluppo delle aree sismiche, condannate a costruire a costi maggiori, resistenze a livello di tante Regioni nel recepire la nuova mappatura sismica e le nuove norme per le costruzioni, reazioni incattivite per aver ricordato, in presenza di una ennesima legge finanziaria che non assegnava risorse per la messa in sicurezza antisismica di scuole e strutture, che la prevenzione non paga in termini di consenso elettorale“. Ora, a tre anni di distanza dall’ultimo devastante terremoto che ha colpito l’Abruzzo, “siamo di nuovo di fronte alla necessita’ di provvedere all’aiuto di un’altra collettivita’ che ha subito l’offesa di danni devastanti e gravissimi a causa di un sisma, che ha provocato niente di piu’ che il crollo delle strutture non costruite per reggere le sollecitazioni di un terremoto e non messe in sicurezza rispetto alla concretezza di questo rischio ben noto“, sottolinea l’ex capo della Protezione civile. Bertolaso invoca “una sola grande opera diffusa e capillare: la messa in sicurezza delle fragilita’ piu’ pericolose dei nostri territori. E’ questa l’unica decisione che davvero sarebbe all’altezza del dovere di rendere omaggio, nei fatti, alle vittime di questo terremoto e a quelle dei tanti che l’hanno preceduto“. E auspica “la fine dell’abitudine mediatica di cercare la polemica sulla prevedibilita’, di mettersi a caccia della cosa che si poteva fare e di chi poteva farla, all’ultimo minuto, per evitare le morti che oggi piangiamo. C’e’ ancora, infatti, chi offre visibilita’ ai presunti ricercatori che si ostinano a dirsi capaci di prevedere i terremoti. La via della ricerca del mancato previsore non porta da nessuna parte, mentre e’ indispensabile che l’attenzione e gli sforzi di tutti si concentrino sui modi e i tempi delle azioni di prevenzione strutturale che da troppo tempo, con una scusa o l’altra, non sono state realizzate“.