“Larga parte degli italiani vive in zone a rischio sismico ma pochissimi sanno se la loro casa e’ davvero sicura o no: perche’ dovrebbero mettere mano al portafogli e sottoscrivere una costosa polizza assicurativa?“. Leopoldo Freyrie, presidente del Consiglio nazionale degli architetti, non ha dubbi: prevedere, come fa il nuovo decreto sulla protezione civile, che non sara’ piu’ lo Stato a pagare i danni causati agli edifici privati da calamita’ naturali e’ una scelta in linea di principio “non illogica“, ma nei fatti “pericolosa“. E “discriminante“.
Perche’ – in assenza di un quadro certo e analitico delle condizioni del patrimonio edilizio italiano – si rischia di creare un’ulteriore “odiosa disparita‘” economica tra cittadini. Senza risolvere il problema. I numeri sono impressionanti: entro i prossimi dieci anni l’85% dell’edificato urbano avra’ piu’ di 40 anni: oltre 6 milioni gli stabili esposti a gravi rischi sismici e un milione e 300mila quelli esposti a rischi idrogeologici. “I danni maggiori – spiega Freyrie – in Abruzzo come in Emilia Romagna li hanno patiti gli edifici ‘moderni’, quelli costruiti nel dopoguerra, con una vita media di 70 anni e quindi bisognosi di interventi piu’ meno urgenti di manutenzione e restauro. Senza dimenticare che tutte le principali norme antisismiche sono di venti e dieci anni fa“. Il presidente del Consiglio nazionale degli architetti cita un recente sondaggio, condotto su un campione significativo di italiani: il 36% si dice consapevole di vivere in una zona a rischio, ma il 50% crede che la sua casa sia sicura, quando la percentuale reale e’ drammaticamente inferiore. “Sono venti anni che chiediamo che, come accade per la nostra auto, anche la casa, che e’ ‘pericolosa’ e fa tanti morti l’anno, abbia obbligatoriamente un libretto che certifichi se e’ sicura o no. Se ne torna a parlare a ogni disgrazia, ma non se ne fa mai niente“.
E’ un problema “troppo serio per procedere a colpi di decreto“, lamenta Freyrie, ricordando come i danni provocati dai terremoti alle case dal ’49 a oggi siano stimabili tra i 160 e i 220 miliardi. “L‘assicurazione, se la casa e’ costruita con criteri antisismici chiedera’ relativamente poco, sui 130 euro l’anno; se la casa e’ in zona a rischio ma non e’ costruita con criteri antisismici, pretendera’ il massimo del premio. Quanti saranno in condizioni di pagarlo? Prima di decidere una ‘rivoluzione’ simile, occorrerebbe procedere a un censimento degli edifici, stimare il costo delle polizze e capire come ‘spalmare’ questi costi da punto di vista sociale“. “La politica dell’emergenza – conclude Freyrie – quella sin qui sistematicamente adottata dai vari governi che si sono succeduti, non paga: bisogna puntare su prevenzione e manutenzione“.
Terremoto Emilia Romagna, Leopoldo Freyrie: “lo Stato non paga più i danni? Scelta discriminante”


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