Dopo il terremoto di magnitudo 5.9 che il 20 maggio che ha colpito l’Emilia, i ricercatori dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia hanno installato 16 stazioni mobili di rilevazione, stazioni temporanee per potenziare la rete di rilevazione sismica sul territorio, ed è pronto il piano per installare altre 17 stazioni mobili. Dopo la scossa di magnitudo 5.9 delle 4.03 del 20 maggio, è stato infatti attivato il Pronto intervento dell’Ingv per predisporre l’installazione di una rete sismica temporanea a integrazione delle stazioni permanenti già presenti nell’area dell’epicentro, spiega l’istituto. In particolare dalla tarda mattinata del 20 maggio e nelle successive 48 ore, sono state installate 16 stazioni simiche temporanee, di cui in tempo reale alla sala di sorveglianza sismica della sede Ingv di Roma. E una di esse contribuisce alle localizzazioni fin dalla tarda mattinata del 20 maggio. Il giorno dopo il sisma, il gruppo Ingv per lo studio degli effetti di sito ha predisposto un piano che prevede l’installazione di altre 17 stazioni sismiche lungo due transetti, il primo da Occhiobello a Sant’Agostino, a sud ovest della sequenza, il secondo da Ostiglia a Mirandola, a est. I dati acquisiti saranno integrati con quelli delle reti di altri enti e università presenti nell’area. L’installazione è stata coordinata con il Dipartimento della Protezione civile, l’Istituto nazionale di oceanografia e di geofisica sperimentale e l’Università di Ferrara.
Terremoto Emilia Romagna: l’Ingv ha installato altre 16 stazioni di rilevazione mobile


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