
Il Veneto, ‘appoggiato’ fisicamente all’Emilia Romagna, ha vissuto con drammatica vicinanza il nuovo terremoto che oggi ha portato distruzione e morte in quest’area a cavallo del Po. Molti i danni a chiese e monumenti nella regione, soprattutto a Padova, e il conteggio di una vittima residente in Veneto: un operaio siciliano ma da anni in Polesine di 37 anni, Paolo Siclari, residente a Castelmassa, nel rodigino, padre di due figli, che assieme ad altri tre colleghi di lavoro ha trovato la morte nella fabbrica abbattuta dal sisma a Medolla, la Haemotronic. Scampato per un soffio alla stessa sorte un suo compagno, Alessandro Sghembari, anch’egli di Castelmassa. Nel Veneto la tragedia e’ stata solo sfiorata. Un operaio che stava allestendo un’impalcatura in una chiesa a Salara (Rovigo) e’ rimasto ferito dai calcinacci, caduti quando la terra ha tremato per lunghi secondi nella scossa di 5.8 Richter alle 9 del mattino. ”Mi trovavo sull’impalcatura per iniziare i lavori di messa in sicurezza della chiesa, gia’ lesionata dal sisma di nove giorni fa – ha raccontato l’uomo -, quando ho sentito le sedie cadere. Pensavo le avesse urtate un mio collega, poi invece hanno iniziato a cadere pezzi di intonaco e sono scappato”. ”Mi ha colpito alla testa un pezzo di cornicione – ha proseguito -, sono caduto, ma sono uscito con le mie gambe”. L’uomo, ricoverato per accertamenti all’ospedale di Trecenta, e’ stato dimesso dopo poche ore.
L’onda lunga del sisma ha fatto oscillare case e palazzi da Padova a Vicenza, da Venezia a Treviso, fino a Verona, facendo uscire la gente in strada. I piani di evacuazione hanno funzionato bene nelle scuole: migliaia di bambini con i loro insegnanti hanno fatto tesoro dei corsi anti-terremoto seguiti nei giorni precedenti, riparandosi sotto i banchi negli istanti dell’immediato pericolo, poi riversandosi nei cortili all’esterno, impauriti ma non nel panico. Dinanzi alle scuole e’ c’e’ stato l’accorrere frenetico di genitori, per assicurarsi delle condizioni dei figli.
L’effetto del terremoto e’ stato forte anche a Padova, dove il patrimonio monumentale ha pagato un duro prezzo in termini di danni. Cornicioni, intonaci, frammenti di parete sono caduti nella Basilica del Santo, a Santa Giustina, nella cattedrale del Duomo. Al Santo, successivamente transennato in diverse zone, sono crollati tre metri quadri di intonaci decorati dal Casanova da una ‘vela’ nel deambulatorio absidale vicino alla Cappella Austro-Ungarica. All’interno di Santa Giustina un fedele e’ stato colpito alla testa, senza conseguenze serie, da un pezzo di intonaco. Nessun danno risulta invece nella giottesca Cappella degli Scrovegni. Paura anche a Venezia, dove le scosse hanno abbattuto da un capitello una statua in pietra ai Giardini Papadopoli, vicino a Piazzale Roma, poi chiusi alla viabilita’ pedonale. Altre statue dei giardini sono state sottoposte a verifica da parte dei Vigili del Fuoco dopo alcune segnalazioni che le davano per pericolanti.
Gli effetti del terremoto c’e’ anche chi li ha visti dall’alto in Veneto. Sono alcuni componenti dell’Ordine regionale dei Geologi che stavano sorvolando il Polesine a bassa quota in elicottero, ed hanno potuto osservare nitidamente decine di ‘punti di liquefazione’: fessure nel terreno dalle quali fuoriescono fango e sabbia, che lasciano sinistre impronte biancastre sui campi strattonati dal ‘mostro’.



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