Allarme dell’Ue per il dissesto idrogeologico: “in Italia 7 morti al mese per frane e smottamenti”

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Sono 100mila gli ettari di terreno che ogni anno vengono “impermeabilizzati” nell’area Ue. Spazi che vengono occupati da capannoni o nuovi insediamenti a discapito dei terreni agricoli mettendo in crisi l’equilibrio idrogeologico dei vari paesi. Il problema della gestione dei bacini idrici e’ sempre piu’ evidente. In Italia ogni mese 7 persone perdono la vita a causa di dissesti idrogeologici, 800 milioni di euro all’anno vengono invece spesi per interventi di recupero, 1 miliardo di euro e’ stanziato dalla Protezione Civile. A questi costi vanno poi aggiunti i valori non stimabili economicamente legati alla tutela implicita del suolo e del paesaggistico. Si tratta di dati resi noti dalla Commissione Europea-Rappresentanza in Italia e da Veneto Agricoltura con il suo Centro di informazioni Europe Direct Veneto che fanno una disamina trasversale sulla situazione idrogeologica europea, italiana e veneta, specialmente alla luce dei frequenti allarmi alluvione. “Nell’Ue gli ettari perduti a favore di nuove opere ogni giorno sono 250 e la Commissione spende 38 miliardi all’anno a causa del degrado del suolo – spiega Luca Marmo della Direzione Generale Ambiente della Commissione Europea – mentre in Italia la percentuale di terreno impermeabilizzato raggiunge il 57% e a farne le spese sono i migliori suoli dal punto di vista agricolo e paesaggistico”.
Per Simone Vieri dell’Universita’ La Sapienza di Roma, di questa mancanza di attenzione idrogeologica “a risentirne maggiormente e’ il settore primario messo sempre piu’ sotto pressione”. Tant’e’ che nell’ultimo censimento dell’agricoltura del 2011 si e’ registrato una drastica diminuzione delle aziende unitamente ad un invecchiamento della popolazione agricola e tra le cause che contribuiscono all’ impoverimento del suolo spicca l’intensiva urbanizzazione. Il prof. Luigi D’Alpaos dell’Universita’ di Padova insegna idrodinamica: da parecchio segue i problemi legati al dissesto idrogeologico e mette in evidenza, con chiarezza “la necessita’ di interventi forti e illuminati per ridurre al massimo il rischio idraulico”. Tra le aree piu’ interessate da questo fenomeno e al centro delle cronache sul fronte del dissesto idrogeologico il Veneto dove ogni anno 4.500 ettari vengono trasformati e resi ‘watherproof’. Troppi secondo Veneto Agricoltura: ”qui – spiega Paolo Pizzolato, amministratore unico dell’ente agricolo regionale – e’ giunto il momento di recuperare le migliaia di capannoni abbandonati prima di costruirne di nuovi, riqualificare le zone industriali dismesse e ristrutturare le vecchie abitazioni. Solo cosi’ sara’ possibile stoppare la continua azione di sottrazione di prezioso suolo agricolo”. Ma non e’ tutto negli ultimi dieci anni l’aumento della superficie ”impermeabilizzata” per fini industriali e urbanistici e’ stato accompagnato da una drastica riduzione del PIL (dal 2001 al 2009 -14%). Ma una indiscriminata ‘impermeabilizzazione puo’ portare seri problemi, specialmente al Veneto: Giuseppe Romano, Presidente dell’Unione Veneta Bonifiche, ricorda “che ben 1/3 del Veneto risulta essere sotto il livello del mare, da qui risulta l’importanza dei Consorzi di Bonifica per la sicurezza idraulica del territorio. Occorrono pero’ delle opere di mitigazione condivise”.