E’ sempre grazie al Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Modena e Reggio Emilia che possiamo osservare cosa succede in Emilia Romagna dal punto di vista geologico, con altri episodi di liquefazione del suolo dopo le forti scosse degli ultimi giorni soprattutto a Uccivello di Cavezzo. La liquefazione del suolo consiste nella perdita di resistenza di terreni saturi d’acqua sottoposti a sollecitazioni sismiche, in conseguenza delle quali i depositi terrosi raggiungono una condizione di fluidità pari a quella di una massa viscosa a causa delle fortissime pressioni dell’acqua nei pori. I terreni soggetti a liquefazione sono quelli nei quali la resistenza alle deformazioni è dovuta interamente all’attrito tra le particelle; vale a dire i terreni incoerenti come le sabbie e i limi. Nei materiali argillosi, che sono dotati di coesione, le forze interlamellari riducono la mobilità delle particelle; il decadimento della resistenza è pertanto graduale e non consente il verificarsi della liquefazione.
Il terremoto in Emilia Romagna si sta verificando nella bassa pianura modenese e ferrarese, dove sono molto diffusi i depositi sabbiosi e limosi saturi d’acqua dei paleoalvei dei fiumi emiliani. Ciò ha comportato il verificarsi di numerosi casi di liquefazione, con grandi fuoriuscite di acqua mista a sabbia in corrispondenza di fenditure del terreno o anche lungo tubazioni di pozzi.
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