Caldissimo in Veneto, picchi di +38°C e “boom” di ozono. Soffrono le persone e l’agricoltura

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Turisti boccheggianti, bottigliette d’acqua a ruba, temperature tra le piu’ calde d’Italia. Venezia d’estate diventa un forno, con calli e campi arroventati dal sole. La massima in citta’ e’ arrivata sui 36 gradi ieri e potrebbe arrivare oggi a 38 gradi, la Protezione Civile e il Comune sconsigliano a bimbi, anziani e malati cronici di uscire di casa nelle ore piu’ calde. Tutto il Veneto resta in allarme rosso per quanto riguarda il caldo, con previsioni che danno caldo record almeno fino a venerdi’ sera quando qualche nuvola portera’ brevi piogge, fino all’arrivo della bora previsto per sabato. E si aggiunge al caldo anche l’allarme per l’inquinamento e le concentrazioni di ozono. A Padova, come segnala l’Aduc, associazione consumatori, si e’ raggiunta la soglia dell’allarme. Sono 239 i microgrammi raggiunti in citta’, un record negativo che continua a salire. Oltre la soglia dei 240 la legge impone azioni di intervento immediato ai sindaci. Paradossalmente, i livelli di ozono sono piu’ alti nelle aree verdi, dove l’ozono viene trasportato dalla brezza e non trova inquinanti con cui ricombinarsi. La Coldiretti Veneto lancia l’allarme: la primavera 2012 si classifica al sesto posto tra le piu’ calde da 210 anni con una temperatura superiore di 1,29 gradi centigradi rispetto alla media. Gli effetti si sono fatti sentire sui cicli della natura e sulle coltivazioni: dall’anticipo della vendemmia alla distribuzione sul territorio dei vigneti che tengono ad espandersi verso l’alto con la presenza della vite sopra i 1200 metri di altezza. Ma si e’ verificato anche un significativo spostamento della zona di coltivazione tradizionale di alcune colture come l’olivo che e’ arrivato quasi a ridosso delle Alpi e nella Pianura Padana dove si coltivano grandi quantita’ di pomodoro e di grano duro per la pasta. Le distese di questo cereale si concentrano particolarmente nel rodigino e lungo la fascia adriatica: un’area considerata ormai il nuovo tavoliere del nord est. In Veneto, con quasi 10mila ettari coltivati e un raccolto pari a 50 mila tonnellate, il grano duro si conferma coltura emergente.