Il terremoto della scorsa notte tra Veneto e Friuli: paura ma nessun danno, e non è legato alla crisi emiliana

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Dopo l’Emilia, con morti e tanti danni, a tremare la notte scorsa sono state le Prealpi venete e uno spicchio di Friuli a cavallo del ”sismico” bosco del Cansiglio. La scossa – magnitudo 4.5 alle 4.04 a 7,1 chilometri di profondita’ – per l’Ingv non e’ legata al terremoto emiliano. Non ha prodotto danni ma tanta paura, al punto che molta gente si e’ riversata in strada. L’epicentro e’ stato, nella conca dell’Alpago, in prossimita’ dell’antico paesino di Chies (1.460 abitanti) che venne pressoche’ abbattuto, come molte altre localita’ della zona a cominciare da Pieve, il comune principale, dal terremoto nel 1936, di magnitudo 5.9.La scossa e’ stata avvertita fino a Trieste. La conca dell’Alpago, a pochi chilometri dal confine con il Friuli, a ridosso del bosco del Cansiglio, ha conosciuto il terremoto fin dal 217 a.C. e dal 1392 ad oggi sono stati almeno 36 gli eventi sismici importanti, se non distruttivi, documentati. Gli epicentri sono stati per lo piu’ nella zona di Chies (4), come quello di questa notte, ma anche nella vicina Tambre (3) cosi’ come ad incidere sono stati i sismi provenienti dalla friulana Claut (4) di cui l’ultimo nel 1996. Dopo l’allarme e la paura, sono scattati i controlli ma i vigili del fuoco, la Protezione civile e l’Enel (in zona ci sono una serie di bacini idrici e centrali) non hanno segnalato danni di rilievo.

C’e’ qualche cornicione che manifesta delle crepe, qualche copertura da verificare e qualche camino che puo’ cadere – dice Loredana Barattin, sindaco di Chies – ma nella sostanza di danni non si puo’ parlare. Un po’ piu’ critici alcuni rari, vecchi edifici alle pendici del monte Teverone, ma anche in questo caso nulla di preoccupante”. Da parte su Luca Zaia, Governatore del Veneto, sottolinea che ”quanto successo non e’ un evento straordinario, anche se un sisma fa sempre paura e noi continueremo come sempre a informare i cittadini proprio perche’ possano tutelarsi al meglio contro i possibili effetti, sapendo che le regole di autoprotezione sono le piu’ efficaci e comunque sia le prime da applicare”. ”E’ la terra che si sta ‘stiracchiando’, ci dice di fare attenzione. Vediamola cosi’, poeticamente” e’ il commento dello scrittore-scultore-alpinista Mauro Corona che vive a Erto (Pordenone) in Valcellina. ”Io non ho paura. I tecnici e i geologi si arrogano l’illusione di sapere cosa c’e’ nel ‘cervello’ della terra – aggiunge -. Ma si capisce che lei ci sta mandando chiari segnali”.

Il terremoto di stanotte, però, non ha alcuna relazione con la crisi sismica in atto in Emilia Romagna. ”I terremoti in Emilia e nelle Prealpi Venere non sono in stretta relazione fra loro, anche se rispondono alla stessa dinamica generale”, ha osservato la sismologa Lucia Margheriti, dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv). La struttura che ha dato origine al terremoto di oggi nel bellunese e’ relativamente tranquilla da alcuni decenni, ma in passato e’ stata colpita da forti terremoti. Fa parte infatti della stessa struttura di faglie che e’ alle pendici delle Alpi, nel punto in cui la placca Adriatica, spinta verso Nord-Est dalla placca Africana, si infila sotto la placca Eurasiatica. ”E’ un’area nella quale in passato sono avvenuti terremoti importanti”, ha spiegato il sismologo Francesco Mele, dell’ Ingv. Nel 1873, per esempio, nel bellunese e’ avvenuto un terremoto di magnitudo stimata 6,3, con effetti confrontabili a quelli descritti dal nono-decimo grado della scala Mercalli. Un po’ piu’ a Sud, nel 1936 e’ stata la volta del terremoto di Cansiglio, di magnitudo 5,9. Molto meno intensi i terremoti degli ultimi 30 anni. Ad esempio, nel 1981 e’ avvenuto un terremoto di magnitudo 4,1; nel 1986, due scosse di magnitudo 3,8 e 3,7 concentrate nello stesso giorno. L’attivita’ e’ ripresa nel 1984, con una sequenza cominciata in aprile con una scossa di magnitudo 4,4 e conclusa in agosto. Nel 1996 altri terremoti di magnitudo fino 4,4.

L’area colpita oggi – ha aggiunto Melesi trova a soli 10 chilometri dal sistema di faglie sismogenetiche che percorre la base delle Alpi e a 50 chilometri a Ovest delle faglie che si sono attivate nelterremoto in Friuli del 1976”. All’origine c’e’ ”una fascia sismogenetica che percorre le Alpi dalla provincia di Vicenza al Friuli, fino alla Slovenia. E’ una fascia – ha spiegato – segmentata in diverse faglie e lunga centinaia di chilometri”. La spiegazione dei terremoti recenti, come dei forti terremoti del passato, e’ nel movimento della placca Adriatica. Questa costituisce la punta piu’ settentrionale della placca Africana, allungata come una sorta di lingua che comprende la costa orientale dell’Italia e l’Adriatico. In questo movimento generale la placca Africana spinge verso Nord, contro la placca Eurasiatica. Questo movimento genera terremoti di tipo compressivo. Vale a dire che l’energia accumulata costringe una delle due placche (in questo caso quella Africana) a piegarsi, inclinandosi verso il basso, e ad infilarsi sotto la placca Eurasiatica.