La magnitudine apparente e assoluta delle stelle

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Credit: Hubble

Ipparco, nel classificare le stelle, le considerava tutte poste alla medesima distanza, quindi pensava che le stelle più luminose fossero anche le più grandi. Da qui il termine magnitudine usato dagli astronomi a lui successivi per intendere sia la grandezza sia la luminosità di una stella. Oggi però sappiamo che le stelle sono poste a distanze diverse: la più vicina è naturalmente il Sole, poi c’è Proxima Centauri, che dista da noi circa 4 anni luce, le altre sono tutte più lontane. Oggi quindi gli astronomi usano ancora la definizione di magnitudine, ma la distinguono in apparente e assoluta. Quella determinata da Ipparco è la magnitudine apparente di una stella e ci indica soltanto la quantità di luce (luminosità) che è possibile osservare dalla Terra e non la grandezza o la luminosità effettiva della stella. Se per esempio due stelle hanno luminosità oggettiva identica, ma si trovano a distanze differenti, la stella più vicina alla Terra avrà magnitudine apparente minore (perché ci appare più luminosa), mentre quella più lontana avrà magnitudine apparente maggiore (perché ci appare meno luminosa). Al contrario, due stelle di uguale luminosità dalla Terra non è detto che siano alla stessa distanza, e magari la più luminosa potrebbe essere tale in quanto si trova più vicina, ma essere oggettivamente meno brillante dell’altra. A partire dal secolo scorso si sono perfezionati notevolmente gli strumenti a disposizione degli astronomi, e così la scala delle magnitudini si è ampliata, prevedendo anche numeri negativi per indicare le stelle più brillanti. Con l’uso degli strumenti si sono scoperte molte stelle non visibili ad occhio nudo, ed attualmente si va ben oltre la magnitudine 6 di Ipparco: i grandi telescopi superano abbondantemente la magnitudine 20. La magnitudine assoluta di una stella di conseguenza ci indica quanta luce essa emette realmente. Per determinarla, dobbiamo immaginare di allinearli tutti alla stessa distanza per confronto; la distanza fissata come riferimento dagli astronomi è quella di 10 parsec, corrispondenti a 32,6 anni luce. In definitiva, la magnitudine assoluta di un astro è la magnitudine che questo avrebbe se posto esattamente a 10 parsec dalla Terra. Si può quindi calcolare conoscendo la magnitudine appèarente e la sua distanza. Viceversa, conoscendo la magnitudine assoluta e quella apparente, si può determinare la distanza che ci separa da quella stella. Fu proprio l’applicazione di questo metodo che permise all’uomo di scoprire le vere dimensioni dell’Universo.