”Decisamente, sono troppo ambizioso. Ho voluto sempre impegnarmi nelle cose piu’ importanti, e che cosa puo’ essere piu’ importante della scienza e della religione? La scienza ci da’ il sapere, la religione il significato”. Nato nel 1936 a Tarnow, in Polonia, monsignor Michael Heller e’ membro della Pontificia Accademia delle Scienze, membro aggiunto dell’Osservatorio Vaticano e docente presso la Pontificia Universita’ Giovanni Paolo II di Cracovia e l’Istituto Teologico della sua citta’ natale; autore di decine di volumi e di centinaia di saggi scientifici, ha ricevuto nel 2008 il Premio Templeton, conferito annualmente dall’omonima fondazione, con sede negli Stati Uniti, a personalita’ che abbiano portato ”un eccezionale contributo all’affermazione della dimensione spirituale della vita, mediante intuizioni, scoperte od opere pratiche”. Nel volume-intervista ora in libreria con i tipi dell’Editrice La Scuola dal titolo ”La scienza e Dio”, a cura di Giulio Brotti (pagine 175, euro 11), Heller, oltre a tracciare un’autobiografia intellettuale (particolarmente interessanti sono i ricordi della sua frequentazione personale di Giovanni Paolo II), si sofferma sull’evoluzione storica dei rapporti tra il pensiero scientifico e il cristianesimo. Rispondendo alle domande di Giulio Brotti, Heller affronta una serie di punti cruciali: e’ proprio vero che le scienze sperimentali e la teologia devono procedere su percorsi separati, in modo da evitare gli attriti e le incomprensioni del passato? Come conciliare la pratica del metodo scientifico con la fede in un Dio ”invisibile”? In che rapporto sono le moderne teorie sull’origine dell’universo e la dottrina cristiana della creazione del mondo ”dal nulla”? E ancora: l’idea di un ordinamento razionale del cosmo ad opera di Dio non e’ contraddetta dal ruolo che la fisica e la biologia contemporanee attribuiscono al ”caso”, nell’evoluzione della materia e della vita? Questi ed altri temi (come una ricostruzione storica del ”caso Galileo” o a un confronto con le ipotesi dell’ astrofisico Stephen Hawking) sono approfonditi con una modalita’ accessibile a tutte le persone interessate alla possibilita’ di una conciliazione tra scienza e fede. E’ notevole, tuttavia, che nel corso della sua esposizione Heller non indulga mai in un facile ”concordismo” tra discorso religioso e scientifico. ”Le modalita’ con cui la teologia, la filosofia e la scienza controllano il valore dei rispettivi asserti – spiega Heller – sono assai diverse. Per questo, la pretesa di saltare da una di queste forme di conoscenza all’altra, senza discernimento, e’ davvero foriera di equivoci e di conflitti catastrofici”. Questo non significa che la teologia cristiana possa disinteressarsi delle acquisizioni della scienza contemporanea, rischiando in tal modo di relegarsi da se’ ”ai margini della vita culturale, in un futuro non distante”: proprio per formare dei bridge people, delle ”persone ponte” egualmente competenti nell’ambito religioso e in quello scientifico, Heller ha devoluto la somma di un milione e seicentomila dollari del Premio Templeton all’istituzione di un Copernicus Center for Interdisciplinary Studies, con sede a Cracovia.
”La scienza e Dio”, il libro del sacerdote-scienziato Michael Heller


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