Le 35 Grotte di Palinuro, paradiso per i sub di tutto il mondo ma “ad alta pericolosità”. Già 3 morti nel 1996

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Capo Palinuro, uno dei gioielli naturalistici del Parco del Cilento e del Vallo di Diano raccontato nell’Eneide di Virgilio, e’ un caratteristico promontorio calcareo a picco sul mare; il suo perimetro è delineato da possenti pareti rocciose che, da altezze che in alcuni punti superano i 200 metri, prosegue al di sotto della superficie del mare per circa 50 metri. La particolare consistenza dell’ammasso roccioso ha favorito il fenomeno carsico e l’erosione, con un alto numero di cavità sommerse: le 35 grotte di Capo Palinuro, infatti, rappresentano uno dei principali poli di interesse speleomarino in Europa. Tra queste, la piu’ conosciuta, e anche la piu’ visitata, e’ la “Grotta Azzurra”, lunga 85 metri e larga 90, che si trova all’altezza di Cala Guarracini e attraversa la parte settentrionale di Capo Palinuro. Altra Grotta molto conosciuta è quella “d’Argento” che si trova più a Sud, a Cala Lanterna; sono anche note la “Grotta dei Monaci”, cosi chiamata per le numerose formazioni stalagmitiche che richiamano le sembianze di un gruppo di monaci in preghiera, la “Grotta Preistorica o delle Ossa”, i cui sedimenti fossili testimoniano la frequentazione di uomini primitivi, la “Grotta del Sangue” (nella quale e’ avvenuto l’incidente di oggi), cos chiamata per l’intenso rosso che si accende sulle sue pareti, e la “Grotta Sulfurea” dove il fenomeno idrotermale caratteristico delle cavità marine di Palinuro diviene più evidente e percepibile.

Le grotte di Palinuro sono tristemente famose per la loro pericolosita’, dovuta ad una particolare conformazione, e anche per le esalazioni di idrogeno zolforato che si sprigionano al loro interno, sostanza piu’ velenosa del cianuro. E purtroppo sono tanti i subacquei che sono morti rimamendo intrappolati nelle grotte. L’incidente piu’ grave, fino a quello di oggi, e’ avvenuto l’ 11 settembre del 1996, quando tre polacchi, Fall Spyrka di 19 anni, Gregorz Sosinka di 21 e Witold Olszowski di 37 anni, hanno perso la vita durante una immersione nella grotta denominata ”Scaletta” a Punta Iacco. I loro corpi sono stati trovati ad una profondita’ di di circa 45 metri, all’ interno di un lungo cunicolo. I tre polacchi, insieme ad altri 32 compagni, facevano parte dell’ Accademy Club di Cracovia, una scuola di immersione, ed erano in possesso di patentino. Per tutta la settimana avevano eseguito immersioni, servendosi di gommoni e cartine dei fondali da visitare. Erano stati avvisati dai sub locali della pericolosita’ delle grotte di Palinuro. Nel 1984, il 16 agosto, a morire furono due giovani speleologi subacquei friulani, Stefano Modonetti, di 29 anni, e Luigi Savoi, di 28. Stavano esplorando una grotta sottomarina nelle acque della ”Cala Fetente” a Palinuro. I due, che facevano parte di un gruppo di speleologi di Udine, avrebbero dovuto esplorare un cunicolo che porta in una grande grotta sottomarina. Per motivi non accertati, pero’, i due subacquei percorsero per una cinquantina di metri un cunicolo cieco dal quale non riuscirono a tornare indietro. Il 2 settembre 1998 morirono nei fondali della Grotta Azzurra di Palinuro due subacquei milanesi: Giuseppe Tosi, 30 anni, e Maurizio Melon, 44 anni. I loro corpi furono trovati prigionieri nella Camera della Neve, un cunicolo a quasi venti metri di profondita’. Il 5 agosto 1994 a perdere la vita nelle grotte di Palinuro fu un altro subacqueo milanese, Mauro Bossi, di 33 anni. Bossi aveva raggiunto con una motobarca, a bordo della quale vi erano anche alcuni amici, la spiaggia del Buondormire e si era tuffato per esplorare le numerose grotte della zona, da cui non e’ mai risalito.

Le grotte di Palinuro rappresentano un’area ”particolarmente difficile, dove le immersioni possono risultare estremamente pericolose non solo per la complessita’ dei percorsi, ma anche perche’ nella zona sono presenti fenomeni di esalazione di idrogeno solforato, un gas dagli effetti mortali se inalato”. Ad affermarlo, commentando la notizia della morte di quattro sub rimasti intrappolati oggi in una di queste grotte, la cosiddetta ‘grotta del sangue’, e’ Francesco Cinelli, sub professionista e ordinario di Ecologia marina all’Universita’ di Pisa. ”Le grotte di Palinuro – spiega Cinelli, anche presidente dell’Accademia internazionale di scienze tecniche subacquee – sono state oggetto di un progetto europeo di ricerca durato 5 anni, ed al quale ha collaborato l’Universita’ di Pisa, proprio per le loro caratteristiche del tutto particolari; in queste grotte, infatti, si verificano esalazioni di idrogeno solforato, un gas letale se inalato, piu’ tossico addirittura del cianuro. Il fenomeno riguarda gran parte delle grotte di Palinuro, e dunque – rileva – non escludo possa verificarsi anche nella ‘grotta del sangue”’. A cio’ si aggiunge il fatto che queste grotte, prosegue l’esperto, ”sono caratterizzate da percorsi molto tortuosi, lunghi e spesso con vicoli ciechi”. Per questo, ammonisce Cinelli, ”le immersioni in questa area non dovrebbero esere fatte a ‘cuor leggero’, ma sempre e solo accompagnati da una guida locale esperta che conosca nel dettaglio percorsi e rischi”. D’altronde non e’ la prima volta che queste grotte si trasformano in luogo di morte: ”Altri sub sono morti qui – afferma Cinelli – e quasi sempre la causa e’ stata l’imprudenza o la scarsa conoscenza dei luoghi”. Quanto all’incidente che ha portato oggi alla morte di altri quattro sub, varie, secondo l’esperto, potrebbero essere le possibili cause: ”Potrebbe essersi verificata un’esalazione, ed i sub potrebbero essere riemersi ed aver tolto il boccaglio di respirazione inalando cosi’ il gas letale. Ma non e’ da escludersi neppure un eventuale crollo all’interno della grotta, data la difficolta’ dei luoghi”. Ma c’e’ anche una terza ipotesi, quella che Cinelli definisce del ‘muro bianco’: ”Sul fondale delle grotte – spiega – si forma un sedimento sottilissimo, simile a borotalco; basta un colpo di pinna e il sedimento si solleva, creando cosi’ una nuvola bianca, una sorta di muro che non consente piu’ di vedere, neanche con le lampade, ne’ di orientarsi”. Eppure, nonostante la pericolosita’ di queste grotte, ben nota tra gli ‘addetti ai lavori’, l’accesso e’ praticamente libero: ”Ci sono delle ordinanza per una maggiore sicurezza, che prevedono ad esempio l’ingresso accompagnati da esperti, tuttavia – afferma il sub – non sempre sono rispettate, soprattutto nel periodo di affollamento estivo”. Piu’ in generale, afferma Cinelli, ”va detto che le immersioni in grotta sono comunque piu’ complesse delle immersioni in mare, innanzitutto per la maggiore difficolta’ a ritrovare la via d’uscita e perche’ e’ piu’ difficile riuscire a calcolare la quantita’ di ossigeno necessaria per le bombole data, appunto, la maggiore imprevedibilita’ dei percorsi”. Per queste ragioni, conclude il sub-biologo, il consiglio fondamentale e’ ”mai avventurarsi o improvvisarsi professionisti: per non mettere a rischio la vita, le immersioni in grotta richiedono una preparazione accurata e specifica”.