Negoziati sul clima: a Bonn pochi passi avanti, grandi aspettative a Rio+20

MeteoWeb

Le aspettative erano altre. E infatti i numeri della riunione ufficiale della Convenzione quadro sui cambiamenti climatici dell’Onu (Unfccc) facevano ben sperare (oltre 1.500 delegati, in rappresentanza di 183 Paesi, oltre 260 organizzazioni non governative e intergovernative) ma il risultato degli incontri della settimana scorsa a Bonn non e’ stato all’altezza. Il risultato e’ che i negoziati sul clima sono ancora in una fase di stallo. Nonostante l’andamento crescente delle emissioni di gas serra imporrebbero un’accelerazione, le trattative sugli impegni internazionali, per contenere il surriscaldamento globale entro i 2 gradi (rispetto all’epoca preindustriale), rimangono al palo. Secondo alcuni ossevatori e’ necessario invertire subito la tendenza (al massimo entro il 2017): serve che le emissioni globali scendano al livello di circa 12 miliardi di tonnellate per anno, pari ad almeno un taglio del 60% delle emissioni attuali. A Bonn, la sessione negoziale ha dedicato una grande parte delle sue attenzioni a come impostare la bozza del nuovo trattato internazionale sul clima, che dovra’ essere pronta entro il 2015. I temi sono stati: la struttura, l’agenda dei lavori, il presidente, il vicepresidente, lo staff del gruppo di lavoro di redazione. I punti di maggior controversia hanno riguardato come raccordare gli impegni di riduzione delle emissioni negli otto anni che intercorrono dalla fine del protocollo di Kyoto (31 dicembre 2012) all’entrata in vigore del nuovo trattato (1 gennaio 2020). Il tutto affinche’ si possa rispettare l’obiettivo di mantenere l’aumento della temperatura media globale entro i 2 gradi. Le polemiche principali hanno riguardato la definizione di Paesi in Via di sviluppo, chiedendosi se, per esempio, Cina, Qatar o Singapore possano essere definiti tali. Il risultato finale dei lavori a Bonn e’ stato un accordo sull’agenda dei prossimi appuntamenti e sui criteri di individuazione delle caratteristiche di chi potra’ ricoprire la carica di presidente e la carica di vicepresidente del gruppo di lavoro per l’elaborazione della bozza del trattato. Si e’ riuscito anche a fare qualche passo in avanti nella lotta alla deforestazione e sul trasferimento tecnologico per i Paesi in Via di sviluppo.

Dopo i negoziati di Bonn, in Germania, poco promettenti per riuscire a centrare l’obiettivo di un accordo salva-clima per il 2015 (in due settimane di tempo i delegati di oltre 180 paesi si sono occupati solo di questioni procedurali) ora tocca a Rio+20 cercare di portare a casa qualche progresso in piu’. ”E’ molto preoccupante – ha detto Connie Hedegaard, commissario Ue per il clima – che ai negoziati di Bonn ci siano stati tentativi cosi’ ovvi di fare marcia indietro”, rivolgendosi chiaramente alla Cina, accusata da piu’ parti di frenare ogni passo in avanti nel processo. Hedegaard ha ricordato come secondo l’agenzia internazionale dell’energia le emissioni globali abbiano ormai raggiunto un nuovo record e ”allo stesso tempo alcuni dei maggiori emettitori del mondo hanno speso troppa energia nel cercare di andare indietro piuttosto che nel fare progressi”. ”Questo non e’ – ha detto Hedegaardsolo irresponsabile, ma insostenibile per il processo Onu che vuole rimanere importante, l’unico che il mondo ha a disposizione e che tutti affermano di supportare. E’ inquietante vedere che i negoziati sul clima si muovono ad un ritmo che chiaramente non dara’ i risultati necessari a Doha. Non e’ nell’interesse di nessuno”. A Doha infatti a fine anno e’ previsto il round dei negoziati piu’ importanti, a livello ministeriale. Intanto la scienza continua a lanciare allarmi: secondo uno studio presentato a Bonn, le azioni in campo attualmente per tagliare le emissioni di CO2 non sono in grado di contrastare a sufficienza il riscaldamento del Pianeta, che si dirige verso un aumento di almeno 3,5 gradi centigradi. Mentre gli sforzi sul fronte clima arrancano, il mondo si prepara al summit Onu sullo sviluppo sostenibile di Rio+20, dal 20 al 22 giugno, che riunira’ in Brasile oltre 130 leader mondiali e che vedra’ come filo rosso il tema dell’economia verde. L’obiettivo per i diplomatici e’ arrivare all’evento con un documento finale che metta d’accordo tutti e una questione chiave da definire e’ quella degli ”obiettivi di sviluppo sostenibili”. Una serie di parametri che possano guidare i paesi in un arco di tempo specifico, come l’accesso universale all’energia o all’acqua. Questi target secondo il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moonpossono fornire pietre miliari concrete”. L’ultimo round di negoziati preparatori di Rio+20 e’ previsto dal 13 al 15 giugno prossimo.