Sciame sismico nella Sicilia sud/orientale, Valensise (Ingv): “nessun collegamento con le scosse in pianura Padana”

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Sono 11 le scosse sismiche di magnitudo superiore a 2.0 che oggi, tra la notte e la mattinata, hanno interessato la Sicilia sud/orientale, tra ragusano e siracusano. Tre, nella notte, hanno superato la magnitudo 3 (la più forte è stata di magnitudo 3,7): ne abbiamo già parlato nelle scorse ore. Per approfondire ulteriori dettagli sull’evento, abbiamo contattato Gianluca Valensise, sismologo e dirigente di ricerca dell’Ingv. L’esperto ci ha spiegato che “nella zona è in atto un piccolo sciame sismico, in un’area in cui ci sono strutture tettoniche attive note. L’area Iblea è famosa per tanti forti terremoti nella storia, su tutti quello del barocco Siciliano, quello della Val di Noto del 1693 (magnitudo 7.4, il più forte della storia d’Italia, n.d.r.). Questa cosa, però, non deve terrorizzare la popolazione: è una zona sismica, ma non significa che ogni volta ci dev’essere un terremoto così devastante. Al momento noi stiamo monitorando la situazione e seguiamo il fenomeno, ma non c’è nessuna particolare preoccupazione. In pochi hanno sentito il terremoto, sul nostro sito haisentitoilterremoto? abbiamo ricevuto pochi questionari, non so perchè, se l’hanno sentito in pochi o se la magnitudo è stata un pò sovrastimata; in altri casi, dal nord, riceviamo molti più questionari“.

Per quanto riguarda gli eventuali collegamenti con le scosse delle ultime settimane in pianura Padana, Valensise smentisce categoricamente: “quella di queste ore sugli Iblei è solo una delle tante sequenze in atto in Italia, dall’Emilia Romagna alla Toscana e anche in altre zone. Ogni scossa non è collegata con l’altra, soprattutto a così grandi distanze. Le strutture tettoniche esistono e sono differenti, non c’è niente di anomalo, tutt’Italia scricchiola per natura nè tantomeno le scosse delle scorse ore sono collegate a quanto accaduto in pianura Padana“.

Infine sulla possibilità di un forte terremoto all’estremo sud, Valensise spiega che “non è nulla di concreto; è chiaro che prima o poi ci saranno forti terremoti in Calabria e Sicilia, ma oggi non è possibile fare previsioni precise ed è meglio concentrarci sulla prevenzione. Ci preoccupano molto di più le scosse di media entità, ma molto più frequenti, quelle di magnitudo 5-6 che si verificano in Italia una volta ogni 10 anni circa e che provocano comunque morte e distruzione, come in Emilia Romagna, come a L’Aquila, come in Umbria e nelle Marche nel 1996, rispetto alle grandi catastrofi che succedono ogni 10.000 anni. Se ancora si muore per scosse di più debole entità, figuriamoci con quelle catastrofiche, è anche neanche parlarne…“. Come al solito, l’unica soluzione è la prevenzione: lo ribadisce ogni studioso e ogni esperto chiamato in causa, ma quanto ci vorrà affinchè classe dirigente e anche la cittadinanza riescano a capirlo una volta per tutte?