Un vertice caratterizzato ”da una mancanza assoluta di leadership politica, che ha prodotto un documento debolissimo, che non contiene nessun tipo d’impegno concreto, in particolare per quanto riguarda l’aiuto finanziario ai paesi poveri per sostenere la loro transizione verso un’economia verde equa e solidale”. E’ il bilancio di Legambiente su Rio+20, la Conferenza Onu sul clima organizzata a Rio de Janeiro, a vent’anni dal primo summit sulla sostenibilita’ ambientale. ”Il carattere bilaterale e volontario delle risposte giunte sul fronte degli aiuti finanziari ai paesi in via di sviluppo per supportarli nella transizione verso una green economy equa e solidale rischia di compromettere l’approccio multilaterale e di penalizzare ulteriormente quelli piu’ poveri – dice il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza -. L’unica nota positiva e’ la forte vitalita’ della societa’ civile e la dinamicita’ di un pezzo non trascurabile delle imprese, che creano le condizioni per l’avvio di una forte mobilitazione verso un’economia verde equa e solidale, con cui combattere anche la poverta’. Per il resto, il fallimento e’ triste anche se era prevedibile. Una partita giocata da un’Europa incapace di esercitare un potere reale, Usa distratti, economie emergenti dall’atteggiamento altalenante e il forte peso delle lobby del petrolio affinche’ nulla cambi.
“A Rio+20 e’ stato fatto un drammatico passo indietro”. E’ drastica la bocciatura dei Verdi italiani delvertice Onu sullo sviluppo sostenibile di Rio de Janeiro. In una nota a firma del presidente, Angelo Bonelli, si osserva che “i processi legati ai cambiamenti climatici in atto metteranno a rischio la sovranita’ alimentare dei paesi piu’ opulenti e cosiddetti industrializzati, che oggi come ieri stanno bloccando ogni possibilita’ di salvezza del pianeta e dei suoi popoli”. “Il vertice e’ un fallimento per le responsabilita’ di chi pensa che le misure per la lotta ai cambiamenti climatici e per la conversione in senso ecologico della nostra economia, della societa’ e degli stili di vita, non siano prioritari rispetto alla grande crisi finanziaria globale -continua il leader ecologista -. In realta’ e’ vero il contrario perche’ dalla crisi economica che e’ strutturale si esce solo scegliendo la strada della conversione ecologica dell’economia, attraverso politiche di contrasto ed adattamento ai cambiamenti climatici che presto cambieranno i connotati del pianeta”. “L’aumento delle poverta’ sociali, la perdita di biodiversita’, lo scioglimento dei ghiacciai, i 150 milioni di profughi climatici, la desertificazione porteranno al collasso del nostro pianeta con conseguenze anche per quei paesi che oggi continuano ad avere un approcci miope rispetto alle priorita’ planetaria del clima che cambia – conclude Bonelli-. Nei prossimi decenni saremo chiamati ad affrontare una crisi alimentare perche’ non si riuscira’ a garantire il cibo nemmeno a quei paesi industrializzati che oggi, con una disarmante miopia, continuano ad opporsi a scelte vincolanti per abbassare la febbre del pianeta e per avviare interventi coordinati di adattamento”.


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