Terremoto Emilia, anche l’Anbi ribadisce l’allarme alluvione: “se piove 7 giorni, la Regione si allaga”

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Inondazioni - foto d'archivio

Ieri l’allarme alluvione in Emilia Romagna l’aveva lanciato la Coldiretti. Oggi sono i tecnici dell’Associazione nazionale bonifiche e irrigazioni a ribadire che “se dovesse piovere una settimana, le zone terremotate dell’Emilia Romagna sarebbero allagate a fronte dei gravi danni causati dal sisma alla rete idraulica del territorio“. Sono infatti “inagibili le grandi centrali idrovore di Pilastresi e Ca’ Bianca (capaci di “sollevare” 70mila metri cubi d’acqua al secondo) nel comune di Bondeno, dove e’ critica anche la situazione dell’impianto idrovoro Acque Basse; dalla loro azione dipende la sicurezza idraulica di comuni, oggi purtroppo agli onori delle cronache, quali Mirandola, Finale Emilia, San Felice sul Panaro, Fellonica, Poggio Rusco, Sermide oltre naturalmente a Bondeno“.

Pericolante” e’ anche la centrale idrovora di Mondine, nel comune mantovano di Moglia, uno degli impianti idrovori piu’ importanti d’Italia, dove “confluiscono le acque di scolo di una superficie di 42mila ettari, che da Reggio Emilia si estende fino a Correggio e Carpi, lambendo l’abitato di Modena. Fermi sono anche altri impianti idrovori minori“. A cio’ vanno aggiunte “le gravissime lesioni, che si registrano lungo centinaia di metri di argini, che contengono le acque di canali ‘pensili’, che scorrono anche 7 metri sopra il piano campagna; a rischio di allagamento sono comunita’ gia’ provate dal fenomeno tellurico quali quelle di Cavezzo, Medolla, Concordia” e altre. E’ una “corsa contro il tempo” anche per cercare di riattivare quanto resta della rete d’irrigazione, evitando di pregiudicare i raccolti: sono inagibili l’impianto irriguo modenese di Concordia (a servizio di 2.500 ettari a frutteto) e quello di Sabbioncello nel comune mantovano di Quingentole (a servizio di 18mila ettari vocati all’ortofrutta).
A forte rischio di chiusura, per inagibilita’, anche l’impianto Ubertosa, nel comune di Poggio Rusco (irriga 10mila ettari tra seminativi, frutteti e coltivazioni ortofrutticole) mentre e’ gia’ sospesa l’irrigazione su un’area di 26mila ettari nel modenese (da Novi di Modena a Carpi e Campogalliano) dove, oltre alla frutticoltura ed alla produzione di Parmigiano Reggiano, sono presenti alcune risaie. “E‘ indispensabile che il governo assuma concreta consapevolezza del grande rischio idraulico che grava sulla zona – afferma Massimo Gargano, presidente dell’Anbi – Per questo, martedi’ prossimo, effettueremo, assieme al sottosegretario all’Agricoltura, Franco Braga, un sopralluogo agli impianti idraulici dell’area. Sono necessari interventi urgenti, affinche’ ad una tragedia non ne seguano altre di diversa natura“.