Terremoto Emilia Romagna, il videomessaggio di Napolitano per il 2 giugno: “uniti ce la faremo”

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Sentiamo il profondo dolore delle vittime del terremoto dell’Emilia, ed uniti riusciremo ad affrontare questa ed altre sfide: Giorgio Napolitano elogia la tempra degli uomini e delle donne che nella tragedia hanno “perso i cari e la casa” ed assicura la piena solidarieta’ ed efficienza dello Stato. Videomessaggio in occasione della Festa del 2 Giugno, l’ultima del suo settennato: il Presidente della Repubblica sembra quasi usare il terremoto come immagine di una comunita’ nazionale scossa e confusa, che dovra’ impegnarsi fino in fondo, nel prossimo futuro, in un impegno ricostruttivo che coinvolga la casa comune degli Italiani, la Repubblica. “Il piu’ cordiale augurio a tutti gli italiani in questo giorno anniversario della nascita della Repubblica, che e’ la nostra casa comune“, esordisce, “Celebriamo oggi il 2 giugno per esprimere lo spirito di solidarieta’ e unita’ nazionale che ci guida e che costituisce la miglior garanzia in tempi cosi’ difficili e anche dolorosi“. Tempi duri, in cui il primo pensiero va, logicamente, a quanti sono stati colpiti cosi’ recentemente dal sisma. “Si’, sentiamo profondamente il dolore di chi nel terremoto dei giorni scorsi, in Emilia e altrove, ha perduto i propri cari, di chi ha perduto la propria casa“, vuole sottolineare il Capo dello Stato, che nei giorni scorsi ha dovito scegliere se cancellare o meno i festeggiamenti proprio a causa della tragedia. “Sentiamo l’angoscia di chi ha visto travolte vite operaie e certezze di lavoro nel crollo dei capannoni“, aggiunge e specifica, per poi rassicurare: “L’impegno dello Stato e la solidarieta’ nazionale non mancheranno per assistere le popolazioni che soffrono e per far partire la ricostruzione“. E ancora: “Ce la faremo, e lo dico con fiducia innanzitutto a voi – gente emiliana – conoscendo la vostra tempra“.  Uno sforzo in cui tutti i settori della societa’ civile saranno impegnati. Si deve avere “fiducia anche guardando alle Forze Armate, ai Corpi di Polizia, alle rappresentanze della Protezione Civile e del volontariato, che domani passeremo in rassegna con rispetto per quello che hanno fatto e fanno nel nostro comune interesse: penso a quel che fecero i militari da protagonisti del movimento di liberazione da cui 66 anni fa nacque la Repubblica, penso ai nostri contingenti impegnati in missioni internazionali di pace“. Oggi “E’ giusto onorare gli italiani che in quelle missioni hanno sacrificato la vita o riportato gravi ferite ; e’ giusto onorare il contributo che anche dai militari viene dato alla nostra sicurezza e, in ogni emergenza, al soccorso civile“. Ma il suo richiamo alla “Unita’ e solidarieta‘” si fa piu’ chiaro quando passa a spiegare come questi due elementi siano essenziali “per superare tutte le emergenze e le prove, come ci dicono i nostri 150 anni di storia“. Un concetto sviluppato piu’ volte quest’anno, ed oggi ribadito nell’auspicio di un “libero confronto tra diverse opinioni e proposte, non vecchie contrapposizioni ideologiche” che nasca dal “senso dell’interesse generale, dal senso dello Stato, dalla volonta’ di cambiamento – nel grande scenario dell’Europa unita – per far crescere l’economia, dare futuro ai giovani e rendere piu’ giusta una societa’ troppo squilibrata e iniqua“. Ecco allora che i due temi si saldano, che l’emergenza dell’oggi e’ metafora della necessaria ricostruzione, non sono materiale, del domani. “Volonta’ di riforme e di partecipazione per rinnovare la politica e rafforzare la democrazia“, chiede Napolitano. Che ammette di avere “l’animo turbato“, ma chiede di celebrare “concordemente in questi giorni la Repubblica e la Costituzione, per trarne forza, per costruire un’Italia migliore“. E’ l’ultimo messaggio del genere del suo mandato, inizia a sembrare un testamento politico.