Terremoto: l’Emilia Romagna stringe i denti, il punto della situazione

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“Il presidente vuole avere un contatto diretto e questa e’ una cosa importante e apprezzabile”. Queste le parole del presidente della Regione Emilia Romagna, Vasco Errani, alla vigilia della visita di domani nelle zone colpite dal sisma da parte del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Il Capo dello Stato e’ atteso alle 12 in Regione a Bologna dove incontrera’ le istituzioni locali e la Protezione civile, a seguire si spostera’ nelle province di Modena, Ferrara e Bologna per portare la sua vicinanza alla gente delle tendopoli. L’Emilia Romagna intanto piange 26 morti, cura circa 350 feriti e assiste 12.180 persone che hanno trovato riparo nei 32 campi della Protezione civile, allestiti in 17 Comuni delle 3 province piu’ colpite e nel reggiano. In realta’ secondo i dati della Regione, sono quasi un milione gli abitanti coinvolti nei comuni prossimi all’epicentro. “Psicologicamente abbiamo avuto 3 terremoti, ma non ci piegheremo” ha ribadito oggi Errani. La popolazione, tra cui cresce la stanchezza e il nervosismo, che si era subito rialzata dopo la scossa di 5.9 del 20 maggio, ha accusato il colpo delle successive repliche da 5.8 e 5.1 di magnitudo del 29 maggio e del 3 giugno. Ai 7 morti del primo sisma si sono aggiunti cosi’ i 17 del morti del 29 maggio, piu’ i due decessi di ieri: due donne che erano sopravvissute ai crolli ma non ce l’hanno fatto e sono spirate in ospedale. Oltre 650 le scosse che finora hanno accompagnato il lavoro delle 4.500 persone impegnate nel soccorso e nell’assistenza, un terzo dei quali volontari, accanto 1.150 Vigili del Fuoco e ai carabinieri che hanno allestito posti mobili avanzati perche’ sono inagibili anche le caserme.
Ad oggi sono 15.574 i posti letto disponibili, di cui 12.180 occupati (9.265 nei campi di accoglienza, poco piu’ di 2 mila in strutture coperte, altri negli alberghi). Tra loro tantissimi gli stranieri per cui le associazioni chiedono una moratoria di 2 anni sul permesso di soggiorno. Gli emiliano-romagnoli pero’ si dimostrano piu’ uniti che mai nel fare fronte alla natura che si ribella. La mobilitazione di solidarieta’ e’ imponente e riguarda davvero tutti: dalle associazioni che portano i clown nelle tendopoli per far sorridere i bambini (e non solo), al Gay Pride nazionale di Bologna che sabato raccogliera’ fondi anche con la vendita di 600 chili di Parmigiano- Reggiano caduto dagli scaffali dei magazzini colpiti, fino ai singoli cittadini e alle associazioni di categoria e ai partiti. Tra i volontari ci sono architetti, ingegneri, educatori, assistenti sociali, psicologi, ma anche parrucchieri, fornai, commercianti, restauratori e farmacisti. Ognuno da’ il suo contributo, anche solo offrendo le proprie competenze, il proprio lavoro.
Ma i danni del sisma sono enormi. Oltre all’emergenza umanitaria di interi paesi chiusi in una ‘zona rossa’ inaccessibile, le ripercussioni sono ingentissime soprattutto per quello che riguarda un tesssuto industriale e produttivo che ha eccellenze nazionali e internazionali come il biomedicale, la meccanica, la ceramica e l’agroalimentare. Sono oltre 77mila le imprese industriali e artigianali colpite, a cui si aggiungono 14 mila imprese agricole. Il conto dei danni e’ nell’ordine di miliardi di euro. Non e’ mancata pero’ un’accesa polemica sollevata dalla Cgil regionale nel denunciare i casi di alcune aziende che hanno chiesto ai lavoratori di firmare delle liberatorie sulla sicurezza prima di entrare nelle fabbriche. Episodi che il sindacato intende portare sui tavoli della magistratura e che lo stesso capo della Protezione civile Franco Gabrielli ha bollato come “comportamenti immorali e improduttivi”. Il tutto alla luce dei 15 morti rimasti uccisi proprio sotto le macerie di capannoni collassati come castelli di carta e delle inchieste per omicidio colposo aperte dalla Procura di Ferrara e di Modena.
Alla terra che trema non ha retto neanche il sistema scolastico. Quasi 270 istituti di ogni ordine e grado sono totalmente o parzialmente inagibili. Un dato che si traduce in un esercito di 71.412 studenti senza scuola. Per molti di loro le lezioni sono finite in anticipo rispetto alla scadenza dell’anno scolastico, ma ce ne sono ben 12.621 che devono sostenere gli esami e ancora non sanno dove potranno svolgere le prove scritte e orali. Problemi, seppur circoscritti, anche per il sistema sanitario: sono stati evacuati gli ospedali di Mirandola, Carpi, Finale Emilia, Bondeno e numerose residenze per anziani. Ma nell’emergenza non si e’ lasciato indietro nessuno, neanche i detenuti. Per loro dal 20 maggio le celle sono state aperte giorno e notte. Un accorgimento che toglie forse qualcosa alla sicurezza interna, ma che crea loro almeno la sensazione di avere una via di fuga. “Non si puo’ aggiungere all’angoscia delle scosse l’angoscia della claustrofobia di chi sa di non poter andare da nessuna parte” ha rimarcato lo stesso ministro della Giustizia Paola Severino che ha anche deciso il trasferimento fuori regione di 350 carcerati, contestualmente all’arrivo di rinforzi per la polizia penitenziaria. Alla ricostruzione che, ha promesso Errani, “sara’ fatta presto e bene, in modo trasparente e con la massima attenzione alla legalita'” potrebbero partecipare anche loro, i detenuti non pericolosi, come proposto dalla stessa Severino.
Come se non bastasse e’ in ansia anche il comparto turistico della Romagna che se da un lato ha offerto subito ospitalita’ negli alberghi agli sfollati, cerca di rassicurare i clienti preoccupati, tra cui alcuni che sarebbero in procinto di disdire le vacanze sulla costa. Le disdette gia’ avvenute sono state un 10%, provenienti pero’ dagli stessi emiliani alle prese con l’emergenza. Gli stranieri che hanno chiamato per avere informazioni e rassicurazioni per il momento sembrano convinti a fare comunque le valige per la spiaggia. Il timore di un crollo degli arrivi si e’ fatto pero’ concreto oggi all’alba, quando al largo delle coste di Ravenna si e’ registrata una scossa di magnitudo 4.5, nettamante avvertita in tutta la Romagna, fino a Bologna. Lo sforzo delle istituzioni per il comparto passa dalle parole di Errani e del sindaco di Ravenna Fabrizio Matteucci “il sistema turistico e’ pienamente operativo, andiamo avanti”. Parole d’ordine da Viale Aldo Moro sono “non creare allarmismo”, anche perche’ in Riviera non c’e’ stato alcun danno.
La ferita aperta dal sisma in Emilia Romagna e’, infine, quella sul patrimonio artistico e architettonico, devastato dai crolli e dai cedimenti. Si sono sbriciolati campanili, chiese, torri e castelli. Tantissimi i luoghi storici compromessi che andranno ricostruiti. Alcuni sono stati demoliti con la dinamite perche’ instabili e in posizione pericolante che minacciava le case vicine. Salvare il salvabile tra le opere e le statue impolverate dai calcinacci staccati dalla scossa del 20 maggio era l’obiettivo di don Ivan Martini, il parroco di Rovereto sul Secchia che, proprio mentre faceva l’inventario in chiesa, insieme ai vigili del fuoco, e’ stato colpito, il 29 maggio dai detriti ed e’ morto. I pompieri che erano con lui sono riusciti a scappare, il religioso e’ rimasto indietro. La sua opera di salvataggio pero’ la stanno continuando i suoi parrocchiani. L’arte storica emiliana e’ sfregiata ma proprio dagli artisti, quelli contemporanei, si alzera’ il 25 giugno un canto di solidarieta’, per raccogliere fondi, ma forse e soprattutto per infondere fiducia a tutta una regione. Allo stadio Dall’Ara di Bologna tutti i big della canzone emiliana saliranno sul palco per lanciare, attraverso la musica, un messaggio di speranza. Oltre 26 mila biglietti in vendita a 30 euro per una grande raccolta fondi e per aiutare l’Emilia Romagna, che ora stringe i denti, a recuperare le forze e ricostruire.