“Sto lottando con tutte le mie forze per non delocalizzare: dopo la scossa di ieri sera ha telefonato il presidente dicendo: cosa facciamo? Ho risposto: e’ una scossa di assestamento, andiamo avanti“. E’ il racconto di Giuliana Gavioli, direttore generale della B Braun di Mirandola, che lancia un appello per salvare il settore del biomedicale, gravemente danneggiato dal sisma. In Italia sono 45.000 i pazienti in dialisi cronica, 20.000 sono seguiti dalla ditta di Mirandola. “Siamo gia’ in emergenza sanitaria – spiega Gavioli – ci vuole un segnale velocissimo alle multinazionali perche’ per noi perdere 15 giorni significa perdere la possibilita’ di restare a Mirandola“. Serve un segnale forte: i 500 mln di crediti che il settore vanta verso la P.A. “sarebbe un segnale fondamentale“. Dalle multinazionali alle piccole imprese come la Cima, che ha 85 dipendenti. “Anche per noi il fattore tempo e’ fondamentale“, spiega Nicoletta Razzoboni, titolare della Cima. “Sospendere le tasse fino a settembre non ci e’ sembrata una banalita‘ – conclude l’imprenditrice, una delle partecipanti alla tavola rotonda promossa da Confindustria – ma una presa in giro. Le nostre sono aziende che non lavorano“.
Terremoto, parlano gli imprenditori modenesi: “lottiamo per non delocalizzare”


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