Un plauso ai ricercatori dell’INGV

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Le teorie complottiste piacciono, lamentarsi piace, trovare un capro espiatorio anche.
Ma non è giusto prendersela con l’INGV, come a volte sembra che si voglia fare, uno dei servizi più avanzati al mondo, fatto di persone che danno anima e corpo al loro lavoro e sono disponibilissime a ogni domanda, pronti nel fare il loro lavoro e metterlo a disposizione su internet. In quanti settori della vostra esperienza potete dire la stessa cosa nel pubblico impiego?
Facciamo conoscere i ricercatori, soprattutto i precari, parliamo con loro, ascoltiamoli, c’è un blog all’indirizzo http://precariatingv.wordpress.com/.
Perché accanto a chi guadagna tanti soldi costruendo fabbricati che si sgretolano, o a chi scarica le colpe sugli altri, ci sono questi professionisti che fanno quello che possono, e di certo non è loro la colpa del disastro idrogeologico e costruttivo dell’Italia. Se la voce della ricerca fosse tenuta in considerazione avremmo professionisti in grado ancora meglio di darci una mano, perché sarebbero in condizioni psicologiche diverse. Avremmo compiuto un dovere nei loro confronti, come dovremmo nei confronti di tutta la ricerca seria in Italia. Siamo tutti dalla stessa parte: io precari, i cittadini che si vedono distrutte le case, magari per decenni di condoni o ritardi nell’ascoltare i ricercatori, e i precari stessi, che amano il loro lavoro e lo fanno nonostante tutto.
Oppure possiamo continuare a inseguire i Maya, Nostradamus, gli sciacalli, chi dice che tutto andrà bene o tutto andrà male, perché la gente ama le certezze e il sensazionalismo. Ma le risposte serie le ho sentite solo dall’INGV.
E, ripeto, la ricerca scientifica sulla previsione dei terremoti va fatta, ma va dato merito ai nostri professionisti, soprattutto a quelli che lavorano nelle retrovie, di darci le poche certezze che possiamo avere su quello che accade e può accadere alla nostra terra.

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