“Westerlies” australi sempre più scatenate; forti venti occidentali spazzano le coste meridionali australiane con venti fino a 100 km/h e onde alte più di 6 metri

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I forti venti occidentali nel sud Australia

Le “Westerlies”, i potenti venti occidentali che spirano senza sosta attorno i mari sub-antartici, ormai sono sempre più scatenate e continuano ad originare nuove tempeste di vento tra l’oceano Atlantico meridionale e l’Indiano meridionale. Complice il notevole raffreddamento del Plateau antartico, dove nel settore orientale si è sfondata per la prima volta la soglia dei -81° nella mitica base russa di Vostok, e il calo dell’indice SAM (Southern Annular Mode-Antartic Oscillation), il flusso perturbato occidentale legato alle “Westerlies” ha raggiunto una notevole intensità. Inoltre anche l’importante rafforzamento della “Jet Stream”, che scorre alle medio-basse latitudini, sta rinvigorendo il flusso delle “Westerlies” australi, assottigliando lungo i paralleli i robusti promontori anticiclonici sub-tropicali che sono costretti a muoversi in senso zonale, inibendo movimenti meridiani. Quando all’umido e temperato flusso delle impetuose “Westerlies” si sovrappongono gli impulsi di aria molto fredda di origine polare che dall’entroterra ghiacciato del Polo Sud si muovono, attraverso gli intensi venti dai quadranti sud-occidentali, verso i mari sub-antartici, si vengono ad originare le grandi ondulazioni che danno vita ai profondi cicloni extratropicali australi, che si muovono molto velocemente da ovest ad est a largo delle coste antartiche, sotto la spinta del furioso “getto polare”.

Depressione australe molto profonda

In questi giorni una serie, quasi infinita, di profondi sistemi depressionari si sta formando lungo i settori più meridionali del Pacifico, dell’Atlantico e dell’oceano Indiano con una certa continuità visto la forza delle “Westerlies” e la mancanza di promontori anticiclonici di blocco che possono determinare un rallentamento e una variazione del flusso occidentale, entro il quale si inseriscono le grandi perturbazioni sub-polari. Alcuni di questi cicloni extratropicali australi, venendo alimentati alle basse latitudini da grandi blocchi di aria fredda, o gelida, d’estrazione antartica, sono divenuti particolarmente profondi, con minimi barici scesi sotto i 950-945 hpa, da generare possenti “grandienti barici orizzontali” ed estese tempeste di vento che si sono rapidamente propagate per centinaia di miglia marine, con venti ad oltre i 120-130 km/h e onde alte più di 8 metri che hanno rappresentato una seria minaccia per la navigazione marittima. Nel corso della settimana almeno due profonde circolazioni cicloniche extratropicali, nate e approfondite sul settore orientale dell’Atlantico meridionale, si sono poi prontamente spostate sull’oceano Indiano meridionale, interessando marginalmente le coste più meridionali del continente australiano che sono state investite da forti venti dai quadranti occidentali, che in alcune località hanno toccato gli 80-90 km/h con picchi prossimi ai 100 km/h, e intense mareggiate che hanno flagellato le coste sud-occidentali australiane e tutta l’area della Gran Baia Australiana.

La zona più colpita dalle burrasche e dai forti venti occidentali è senza dubbio quella di Cape Leeuwin, nell’estrema punta sud-occidentale del continente australe, dove martedì 12 Giugno il vento medio sostenuto ha raggiunto un picco di ben 72.2 km/h da O-NO. Raffiche molto forti, con un picco di 107 km/h, hanno interessato Swanbourne. Il maltempo martedì 12 Giugno ha colpito anche l’area della città di Perth dove per tutto il giorno si sono scatenati piogge, forti rovesci e temporali che hanno accompagnato una decisa rotazione del vento che in mattinata si era disposto da Nord e N-NO a NO, per poi girare da O-NO e Ovest dal pomeriggio, con un sensibile rinforzo fino a burrasca di forte intensità dalla serata successiva. Una raffica di ben 80 km/h, da O-SO, è stata registrata in tarda serata, attorno le 10:36 PM, quando i forti venti da Ovest e da O-SO hanno spazzato con forza l’intera costa sud-occidentale australiana, dalle coste poco a nord di Perth fino a Cape Leeuwin, che fino a mercoledì e alla giornata di ieri sono state investite da rovesci di pioggia intermittenti e forti venti occidentali. Il maltempo e i forti venti dai quadranti occidentali hanno colpito anche le coste meridionali affacciate sulla Gran Baia Australiana, dove si sono verificate pure delle intense mareggiate con l’arrivo di onde molto ben formate, alte più di 5-6 metri, che si sono infrante con grande impeto lungo le alte scogliere che caratterizzano i litorali dell’Australia meridionale. La tempesta, con gli annessi venti occidentali, nella giornata di ieri si è spostata verso est, proseguendo verso l’oceano Pacifico meridionale e i mari antistanti la costa antartica dove le furibonde “Westerlies” continueranno a spirare con una notevole intensità, sollevando anche grosse ondate, alte anche fino a 8-9 metri, che si propagheranno al settore più meridionale dell’oceano Pacifico meridionale visto l’assenza di terre emerse.