Admàn. Rimini come non l’avevo (ancora) vista

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Faceva caldo, quella notte a Rimini.
L’aria rovente saliva dal terreno dell’aeroporto, dall’asfalto delle strade appena vicine, dalle case circostanti.
Salito sul taxi che mi avrebbe portato in albergo, respiravo a pieni polmoni dal finestrino opportunamente abbassato l’odore degli alberi dei viali di Rimini, mentre i lampioni illuminavano il buio di una notte qualunque. Poche le auto a fendere il silenzio: eravamo secondi all’Europeo di calcio, battuti qualche ora prima dalla Spagna in finale, e non c’era nessuno che avesse voglia di festeggiare, proprio nessuno.
Neanche il tassista, che contrariato mi spiegava perchè avessimo perso.
Io, stremato da ore di attesa del volo in ritardo spaventoso, e assonnato-erano le tre di notte-annuivo.
Ero arrivato in albergo indenne, pronto a diversi giorni di studio-ero qui per un corso-e a qualche immancabile giro sul lungomare, ma soprattutto in centro.
Non amando il mare-sono un siciliano anomalo-preferivo di gran lunga respirare la storia della città, che già conoscevo, tra le sue vie più antiche.
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Non ho mai capito se Rimini ci sia o ci faccia.
Se cioè i personaggi che incontro nei bar, nei negozi e per le strade siano davvero quelli o se siano comparse fuori tempo di un eterno film di Fellini, non a caso il concittadino più celebrato, a cui è intitolato l’Aeroporto, un parco e anche negozi (Amarcòrd è un’insegna frequente qui, da piccolo tra l’altro era questo il mio film preferito).
Wanda, il sciòlito cafè machiàtto?“, urla il barista alla trentenne procace che entra, aggraziata ma giunonica.
Nessuno, neanche in tempi di crisi, qui fa il serioso, come accadrebbe in altre regioni d’Italia; qui si sorride, se lo si faccia per contratto o meno. Poco importa: a me piace pensare di no.
Sorridono coloro che fanno i biglietti ai bimbi nel famoso “Delfinario”(e immancabilmente chiedono loro: “Come state?“), sorridono gli albergatori, sorridono i baristi, sorridono-e sproloquiano piacevolmente-i tassisti. Si lavora tanto per tenere tenuta bene la città, che ha la connessione Wi-fi e tanti altri servizi d’avanguardia, e si sorride tanto, e si ride di gusto la sera, in riviera o nei pub del centro, a testimonianza che le due cose si possano fare in concomitanza.
Fa caldo, specialmente l’ultimo giorno, quando l’umidità schizza in alto prima che piova: un caldo che pare irreale, che sfianca i pensieri e lo sguardo.
A me rimangono in testa-e nel cuore-tanti scorci. I palazzi di Piazza Cavour e piazza Tre Martiri, lo “struscio” di Corso Augusto, il lungomare in cui la sera si fa baldoria, i cieli azzurri dei primi giorni e il cielo minaccioso dell’ultima giornata.
Rimini ti sa sorprendere sempre, e tra una pausa e l’altra dal corso era istintivo per me andare a piedi tra le sue vie e perdermi in questa città celebrata da cantautori e registi.
La Rimini che piace a me-me ne accorgo sempre più ogni volta che vengo-non è quella dei moli, dell’odore del mare e del pesce, delle spiagge infinite, è quella più nascosta, profonda, autentica.
Quella che non si (s)vende al turista, fatta di discrezione, riserbo, ma anche tanto amore per la vita. Ecco, forse Rimini ti insegna anche questo.
Ci vediamo domani, ho detto a me stesso prima di partire, dove per domani si intende un futuro prossimo.
Anzi, admàn.

Nino Gatto