Alluvione in Russia, polemiche tra maggioranza e opposizione. Il riepilogo del disastro e il punto della situazione

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Il partito d’opposizione Russia Giusta ha chiesto l’apertura di un’indagine parlamentare sulle responsabilita’ delle autorita’ nel disastro che ha colpito la regione meridionale di Krasnodar, dove inondazioni nel fine settimane hanno ucciso oltre 170 persone. La formazione politica – come ha dichiarato il suo leader, Serghei Mironov – ha anche chiesto al presidente Vladimir Putin di licenziare il governatore regionale, fin dall’inizio al centro di vaste polemiche per non essere riuscito a evitare il peggio. Secondo Russia Giusta, il governatore Alexander Tkachov e’ il principale colpevole della tragedia sul Mar Nero, duro colpo all’immagine del Paese a soli due mesi dal nuovo insediamento di Putin al Cremlino. Krymsk, la citta’ con piu’ vittime (circa 160 solo qui) era gia’ stata colpita da pesanti inondazioni nel 2002 e, a detta del partito, le autorita’ locali avrebbero dovuto introdurre misure per proteggere la popolazione gia’ diversi anni fa. L’opposizione ha puntato poi il dito contro l’inadeguata e poco trasparente gestione dell’emergenza. Serghei Udaltsov, tra gli esponenti di spicco del movimento anti-Putin, ha definito la tragedia una “conseguenza diretta della politica del partito dei ladri e dei truffatori”, come ormai viene chiamato il partito governativo, Russia Unita, di cui e’ membro lo stesso governatore di Krasnodar, il quale da giorni continua a minimizzare sull’accaduto. Secondo le ultime cifre, sono state 48.000 le persone colpite dal disastro sul Mar Nero. Un bilancio che in molti temono sia ancora solo provvisorio, parla di 171 morti, di cui molti disabili o anziani. Le autorita’ centrali russe hanno riconosciuto la responsabilita’ dell’amministrazione locale, che non ha avvertito in tempo la popolazione dell’imminente pericolo previsto dai servizi meteo. Circa 17.600 persone – stando al ministero delle Emergenze – sono ancora senza elettricita’, 28.000 senza forniture di gas e 2.000 senza acqua potabile. Oltre 9.000 persone sono al momento impegnate nelle operazioni del post-disastro. Giornali e siti internet continuano a discutere sulle cause di un numero di vittime cosi’ elevato. Secondo alcune ipotesi, smentite dalle autorita’, si sarebbe deciso di aprire un bacino di riserve d’acqua vicino a Krymsk per contenere i danni alla vicina Novorossiysk, sede del piu’ importante porto petrolifero della zona. L’acqua liberata avrebbe travolto l’area, in quantita’ cosi’ elevata e con una tale forza che testimoni oculari hanno parlato di un vero e proprio “tsunami”.