Caccia alle Balene, ecco chi la pratica e perchè

Niente quote di sussistenza per gli Inuit, nessuna richiesta di discussione sulla caccia alle baleneall’Assemblea generale dell’Onu e annuncio shock della Corea del Sud che permettera’ di nuovo la ‘caccia scientifica’ ai cetacei. Sono questi i punti salienti dei lavori della International Whaling Commission, la Commissione baleniera internazionale che ha concluso ieri la sua sessione di lavori annuali a Citta’ di Panama. L’ultima annuale, dato che tra le decisioni approvate ieri c’e’ anche quella di rendere biennali i lavori dell’IWC. ”La conservazione delle balene ha perso ancora una volta all’IWC – ha commentato a Panama City John Frizell, coordinatore della campagna internazionale di Greenpeace per la difesa delle balene -. Nonostante una forte maggioranza e uno schiacciante supporto regionale per il tanto richiesto santuario delle balene nel Sud Atlantico, una minoranza di Paesi geograficamente lontani e’ riuscita a non farlo approvare. E la Corea del Sud ha scioccato il mondo utilizzando la Commissione per annunciare l’intenzione di massacrare le balene in nome della scienza. Il fatto e’ che l’IWC e’ diventato il megafono per le baleniere piuttosto che un organismo focalizzato alla conservazione”. Le maggiori controversie, pero’, a Panama le ha provocate l’annuncio sudcoreano di riprendere la caccia alle balene per motivi scientifici, dopo la moratoria degli anni ’80, che ha suscitato forti reazioni negative negli altri Paesi asiatici. Secondo i conservazionisti, la ripresa sudcoreana potrebbe portare ad un aggiramento del bando globale contro la caccia. Il primo ministro australiano Julia Gillard ha detto che l’Australia si opporra’ alla proposta e gli Stati Uniti hanno fatto sapere che la questione verra’ affrontata con il governo di Seoul. Un altro motivo di preoccupazione emerso dai lavori della commissione a Panama City e’ stato il no all’aumento delle quote di caccia alle balene nelle acque della Groenlandia per il sostentamento delle popolazioni locali, circa 50 mila Inuit. Secondo alcuni osservatori, la Danimarca avrebbe potuto ottenere il rinnovo delle quote attuali, anche grazie all’appoggio dell’Ue, ma e’ tornata a casa a mani vuote. Naturalmente sembra molto difficile che gli Inuit cessino la caccia alle balene e quindi questo potrebbe portare a nuovi motivi di tensione o a decisioni unilaterali. Svanita, infine, la possibilita’ di portare la discussione davanti all’Assemblea generale delle Nazioni Unite. L’ultimo atto della Commissione e’ stato infatti quello di respingere la proposta, dopo le critiche espresse dai Paesi cacciatori. ”Il futuro dell’IWC – sostiene il coordinatore di Greenpeace – e’ nelle misure di conservazione non nella caccia. La maggioranza dei membri dell’IWC si oppone alle baleniere, ma i loro sforzi di trasformare questa organizzazione sono stati bloccati dal Giappone e dai suoi alleati. Il XX secolo ha visto la piu’ grande distruzione della storia della popolazione delle balene. Il XXI – conclude Frizell – dovrebbe essere il secolo del ripopolamento”.

Ufficialmente la caccia alle balene e’ vietata, ma il Giappone e’ il piu’ grande cacciatore del mondo di balene, e di cetacei in generale, una mattanza che giustifica con sedicenti ”scopi scientifici”, ma che in realta’ alimenta un commercio che secondo alcune stimr puo’ arrivare a valere fino a 4 miliardi di yen all’anno. Le baleniere giapponese non sono pero’ le uniche a solcare i mari, perche’ anche in altri paesi le balene sono ricercate come fonte alimentare pregiata, per l’olio o per la carne da usare come esca e quindi ad arpionare ci sono anche le navi di Norvegia e Islanda. Praticano la caccia alle balene, principalmente come mezzo di sostentamento, anche le le comunita’ aborigene della Siberia, dell’Alaska, del Canada del Nord e della Groenlandia. La Corea del sud, inoltre, alla riunione che si e’ appena conclusa a Citta’ di Panama della Commissione internazionale baleniera (IWC) ha annunciato che riprendera’ la caccia per motivi scientifici. I motivi scientifici non sono pero’ condivisi da buona parte dei ricercatori internazionali – e tra questi in prima fila sono gli australiani, i neozelandesi, gli inglesi e gli italiani aderenti al Comitato Scientifico della Commissione Internazionale Baleniera – che hanno assunto una dura posizione contro questa pratica, presentando due risoluzioni (prima nel 2005 durante l’IWC ad Ulsan in Corea, successivamente nel 2007 ad Anchorage in Alaska) nelle quali e’ chiaramente evidenziato che per studiare le balene non e’ necessario ucciderle e che l’impatto delle ”attivita’ di ricerca” del Giappone, non e’ sostenibile per le popolazioni di questi cetacei, gia’ gravemente depauperate da secoli e secoli di caccia.