Giappone, il disastro nella centrale nucleare di Fukushima fu provocato da errori umani: tutti i dettagli

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Il disastro nella centrale nucleare di Fukushima e’ da attribuire a errori umani nella prevenzione e non fu solo la tragica conseguenza del terremoto e dello tsunami che colpirono il Giappone l’11 marzo del 2011. Lo ha stabilito un’inchiesta parlamentare su quello che e’ considerato il piu’ grave incidente nella storia del nucleare per scopi civili dopo quello di Chernobyl. “E’ chiaro che questo incidente e’ stato causato dall’uomo. I governi, le autorita’ di controllo e la Tepco hanno mancato di senso di responsabilita’ nel prevenire” quello che e’ successo e quindi nel “proteggere le vite delle persone e della societa'”, si legge nelle conclusioni dell’inchiesta. Secondo quanto stabilito dai parlamentari della commissione, l’11 marzo “la centrale nucleare di Fukushima era in condizioni vulnerabili che non garantivano di far fronte al terremoto e allo tsunami. Pur avendo una serie di opportunita’ di adottare misure, le autorita’ di regolamentazione e la Tepco hanno deliberatamente rinviato le decisioni, non hanno intrapreso azioni di tutela”. Quanto accaduto “non puo’ essere definito un disastro naturale”, si legge nel rapporto redatto dopo sei mesi di indagini affidate ad una commissione di esperti indipendenti istituita dal Parlamento nipponico, che ha intervistato 1.167 in qualche modo collegate ai fatti, tra cui l’allora primo ministro Naoto Kan. L’Authority pubblica di controllo e la Tepco, la societa’ proprietaria della centrale, “erano consapevoli dal 2006 del rischio di un black out completo di Kukushima in caso di tsunami e della possibilita’ di danneggiamento dei reattori”, affermano gli esperti. La Tepco “non ha preso le misure necessarie prima dell’11 marzo e l’Authority “ha lasciato passare”, dice la Commissione, accusando la societa’ di “fare i propri interessi senza tenere conto della sicurezza pubblica”. La Tepco inoltre ha “escluso rapidamente” la possibilita’ che un eventuale terremoto danneggiasse i reattori. Gli esperti, tra cui c’era il premio nobel per la chimica nel 2002, Koichi Tanaka, fanno inoltre riferimento a problemi di organizzazione e formazione all’interno della Tepco, operai obbligati a “lavorare al buio, alla sola luce di lanterne”, “sfiducia del governo nei confronti della Tepco” e “risposta lenta”, pur riconoscendo fattori che hanno impedito che le conseguenze fossero piu’ gravi, tra cui rapidita’ delle ditte subappaltanti che ripulirono i detriti nei reattori 2 e 3. Ma, una volta avvenuto il black out totale, fu “impossibile cambiare il corso degli eventi”, rivela il rapporto. La Commissione ha definito l’intervento del governo per gestire la crisi “lento” e poco chiaro nelle comunicazioni alle autorita’ locali, il che ha generato “confusione” in merito agli ordini di evacuazione delle 80mila persone. Sotto accusa anche la “carenza di informazioni sul controllo dei livelli di radioattivita’. Ci sono residenti evacuati che “combattono ancora” contro gli effetti dell’incidente: contaminazione, separazione dalle famiglie, carenza di mezzi di sostentamento”. In questo panorama, il governo “non si e’ impegnato totalmente” per la protezione della salute pubblica. La Commissione chiede quindi “profonde riforme delle agenzia nucleari, delle leggi sull’energia nucleare”. La diffusione del rapporto arriva nel momento in cui il Giappone ha rimesso in funzione la meta’ dei suoi reattori nucleari. Gli ultimi due sono stati riattivati nella centrale di Oi (nell’ovest) e proprio oggi e’ stata ristabilita la connessione alla turbina di uno dei due per riprendere la produzione di elettricita’. Piu’ della meta’ dei giapponesi si e’ pronunciata contro la riapertura delle centrali nucleari.