I “rumori” artificiali negli oceani stanno uccidendo le balene!

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Sono passati dieci anni, dal quel settembre del 2002, quando su una spiaggia delle isole Canarie vennero trovate 14 balene che presentavano un’emorragia alle orecchie. Secondo gli esperti chiamati ad esprimere un parere sulle cause della morte dei cetacei, questa poteva essere stata provocata da una brusca risalita in superficie, un’ipotesi che lasciava perplessi perche’ sembrava strano che delle balene potessero esporsi agli stessi danni cui si espone un subacqueo che torna alla superficie senza rispettare le fasi di decompressione. Quindi se le balene erano emerse ad una velocita’ tale da provocare una rottura dei timpani, la causa doveva essere ricercata in qualcosa che le aveva terrorizzate cosi’ tanto da spingerle a fuggire precipitosamente verso la superficie. Studi successivi dimostrarono che fenomeni analoghi si sono verificati in diverse parti del mondo in occasione di esercitazioni navali durante le quali sono stati testati sonar di particolare potenza. La conclusione cui sono giunti gli scienziati marini e’ che le onde sonore emesse dai sonar sono talmente potenti da spaventare quegli animali dotati di un udito particolarmente sensibile. L’inquinamento acustico marino e’ un fenomeno che in questi ultimi anni ha avuto un grande incremento, secondo la NOAA, l’Agenzia federale degli Stati Uniti che si occupa dello stato di salute degli oceani e dell’aria, la nuova tecnologia Sonar utilizzata sia per la mappatura del fondo dell’oceano che per l’individuazione di bersagli sottomarini, emette vibrazioni sonore percettibili fino a centinaia di chilometri di distanza. Quando una specie piu’ ‘sensibile’ come le balene o i delfini, si trovi in prossimita’ dell’emissione del rumore subisce un vero e proprio trauma che la spinge ad una fuga precipitosa, fatale quando e’ diretta verso la superficie del mare.

Secondo uno studio l’impatto di media frequenza di un sonar militare sull’udito di una balena e’ equivalente a quello di un motore di jet al decollo sull’udito di un essere umano che si trovi a tre metri di distanza. Ma non sono solo i sonar militari i responsabili dell’inquinamento acustico marino. Una fetta di responsabilita’ l’hanno anche le attrezzature utilizzate per la ricerca diei giacimenti petroferi che usano onde sonore fortissime per valutare la presenza di ‘sacche’ sottomarine entro le quali possa trovarsi un giacimento petrolifero. Ma non e’ solo il rumore provocato dal sonar a far danni, anche il rumore provocato dagli enormi motori diesel delle navi e’ dannoso per l’ambiente marino: dal 1960 il traffico marino commerciale e’ raddoppiato, con un incremento dell’intensita’ del rumore fondo di quasi 16 volte. Un inquinamento acustico subacqueo che sembra stia influendo sulle grandi balene che hanno la loro zona di accoppiamento al largo della costa della California e che basano la loro ricerca dell”anima gemella’ proprio attraverso l’emissione di suoni, il cosi’ detto ‘canto della balena’, ora fortemente disturbati dalle interferenze sonore provocate dall’uomo.