
Il Sole è una fornace nucleare che consente alla vita sul nostro pianeta di esistere; è caratterizzato da un ciclo undecennale durante il quale la sua attività varia notevolmente, passando da periodi dove ne è praticamente privo, a periodi di altissima attività. Il picco massimo di questo ciclo undecennale è previsto dagli scienziati per la primavera del 2013: questo produrrà intensi brillamenti solari, conseguenti espulsioni di massa coronale, tempeste geomagnetiche e aurore boreali. Lo scorso 14 Luglio abbiamo avuto un assaggio di ciò che potrebbe avvenire nei mesi futuri: un’espulsione di massa coronale si è schiantata contro il nostro campo magnetico, attivando le aurore boreali più intense degli ultimi anni. Per oltre 36 ore le tempeste magnetiche si sono verificate intorno ai poli della Terra, determinando luci nel cielo visibili sino al Sud della California, del Colorado, del Kansas e dell’Arkansas. Nell’emisfero australe, il cielo si è tinto di rosso tra la Tasmania, la Nuova Zelanda e l’Antartide. L’origine della CME è stata la regione solare attiva “AR1520”, un nido ribollente di plasma solare vasto oltre 15 volte la Terra. Il 12 Luglio un brillamento di classe X è stato scatenato da questa regione, lanciando un miliardo di tonnellate di plasma elettrificato verso il nostro pianeta. A monitorare l’evento c’erano le solite sonde STEREO della NASA e il Solar Heliospheric Observatory dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA). Utilizzando questi dati, gli analisti della NOAA hanno previsto con successo l’arrivo della nube di plasma e di particelle cariche, la quale ha impiegato due giorni per percorrere i 150 milioni di chilometri che separano la Terra dalla nostra stella. L’impatto ha fortemente compresso la magnetosfera terrestre, esponendo i satelliti geostazionari al plasma del vento solare. L’agitazione del campo magnetico terrestre ha causato la diffusione di correnti elettriche al suolo delle alte latitudini, anche se fortunatamente non si sono verificati inconvenienti. I satelliti e le reti elettriche infatti, hanno ben sopportato la tempesta. Come detto in precedenza, le aurore si sono spinte sino a latitudini meridionali, anche in luoghi dove generalmente è difficilissimo osservarle. In arkansas, per esempio, si è verificato un debole bagliore per la maggior parte della notte e intorno alle 3:00 si è verificata un’esplosione di luci di colore rosso e viola chiaramente visibili ad occhio nudo. Nello stesso istante gli osservatori dell’emisfero meridionale, soprattutto nei pressi delle stazioni di ricerca del Polo Sud, hanno potuto osservare una danza di colori nel cielo. Da un capo all’altro della Terra, con temperature ben differenti, il pianeta si è acceso come un albero di Natale, registrando un vero e proprio evento globale di meteorologia spaziale. Potrebbe essere solo un assaggio di ciò che accadrà dai prossimi mesi.


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