Una maggiore mortalita’, sia per tumore sia in generale, era gia’ stata registrata nell’area di Taranto dallo studio Sentieri, coordinato dall’Istituto Superiore di Sanita’ e dall’Organizzazione mondiale della sanita’ e che si era concentrato sui 44 Sin (Siti di interesse nazionale per la bonifica) presenti in Italia. Dai dati, pubblicati nel 2011 dalla rivista Epidemiologia e Prevenzione, era emerso nella zona tra il 1995 e il 2002 “un eccesso di mortalita’ tra il 10 e il 15%“. La ricerca aveva trovato anche un “eccesso di circa il 30% nella mortalità per tumore del polmone, per entrambi i generi, un eccesso compreso tra il 50% (uomini) e il 40% (donne) di decessi per malattie respiratorie acute, associato a un aumento di circa il 10% nella mortalit… per tutte le malattie dell’ apparato respiratorio, un eccesso di circa il 15% tra gli uomini e 40% nelle donne della mortalità per malattie dell’apparato digerente e un incremento di circa il 5% dei decessi per malattie del sistema circolatorio soprattutto tra gli uomini”. Nelle conclusioni dello studio relative alla citta’ di Taranto emerge la responsabilita’ degli impianti presenti nella zona: “I risultati delle analisi di SENTIERI sul periodo 1995-2002 mostrano un quadro della mortalità per la popolazione residente nel sito di Taranto che testimonia la presenza di un ambiente di vita insalubre – scrivono gli autori – Gli incrementi di rischio osservati sono riferibili a esposizioni professionali a sostanze chimiche utilizzate e/o emesse nei processi produttivi presenti nell’area“.
Ilva Taranto, ha provocato “un eccesso di mortalita’ tra il 10 e il 15%”


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