Incendio Brindisi, esposto di Legambiente in procura

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Il presidente di Legambiente Puglia Francesco Tarantini e quello del circolo di Brindisi dell’associazione Fabio Mitrotti hanno presentato questa mattina un esposto alla Procura relativo all’incendio dell’ex deposito di materie plastiche della Alfa Edile, preso in fitto. Il rogo di dimensioni ingenti, e tutt’ora in corso, si e’ sviluppato ieri in contrada ‘Piccoli’, nella zona industriale di Brindisi, all’interno di un deposito dove sono stoccate numerose ecoballe di materiale plastico. Il luogo e’ da tempo sotto sequestro proprio a causa di episodi analoghi, tutti di matrice dolosa, avvenuti negli scorsi anni (in particolare quello del 9 luglio 2009) e per i quali la Procura di Brindisi ha gia’ aperto diversi fascicoli di inchiesta ”Un incendio, probabilmente di natura dolosa – si legge nel documento di Legambiente – ha, ancora una volta, interessato l’area nella quale la societa’ Alfa Edile ha smaltito rifiuti speciali. L’estrema infiammabilita’ dei materiali smaltiti ha provocato una difficile opera di spegnimento da parte dei Vigili del Fuoco e gravi rischi di inquinamento ambientale dovuti all’immissione in atmosfera e successiva ricaduta al suolo di Idrocarburi Policiclici Aromatici, Furani, Pm10 ed anche, presumibilmente, diossina”. ”Tutto cio’ – continua Legambiente – richiama i compiti di verifica dell’integrita’ della recinzione nell’area ove i rifiuti sono stati smaltiti, di chiusura del cancello d’ingresso, di vigilanza, di messa in sicurezza conferiti, per l’area sottoposta a sequestro giudiziario, all’amministratore dell’Alfa Edile prima e, successivamente, all’Amministrazione comunale di Brindisi; Amministrazione che, fra l’altro ed incomprensibilmente, non si costitui’ parte civile nell’ambito del procedimento penale in cui, al contrario, Legambiente ed i proprietari dei terreni confinanti erano costituiti”. Legambiente ha sempre denunciato, anche in reports nazionali (Ecomafia e Ciclo dei Rifiuti) ”l’assurda e priva di ogni valenza giuridica, sia in merito alla normativa vigente sui rifiuti che in merito allo stesso regolamento dell’area industriale, autorizzazione rilasciata dal Consorzio Asi e dalla stessa Provincia, allo smaltimento, in un’area destinata ad attivita’ commerciale-servizi (C1), di rifiuti speciali, per buona parte costituiti da plastiche e materiale cellulosico: carte, cartoni, tessili, ecc. La piu’ volte documentata commistione, con rifiuti anche di diversa natura, accanto all’assenza di sorveglianza e messa in sicurezza – prosegue – rendono piu’ che prevedibile quanto accaduto”. Tarantini e Mitrotti chiedeono in definitiva ”che siano resi pubblici, quanto prima, i dati dei rilevamenti sull’inquinamento ambientale, atmosferico, si spera, nei corpi idrici e nel suolo, in particolare in quelli limitrofi allo smaltimento dei rifiuti affidato all’Arpa; di individuare responsabilita’ dirette ed indirette, relativamente alle autorizzazioni rilasciate dal Consorzio Asi e Provincia ed alle custodie giudiziali, in merito alla ciclicita’ degli incendi che si sviluppano e dei suoi effetti ambientali e sanitari; che si dispongano, nei confronti dei privati e/o dei responsabili, senza alcun carico sulle finanze pubbliche, gli interventi di bonifica non piu’ rinviabili”.