di Saverio Spinelli – Quando ero ragazzo e l’inquinamento luminoso in città non era quello di oggi, passavo spesso le notti in terrazza, per effettuare le osservazioni che il mio piccolo telescopio da 3 pollici ottenuto in prestito “di lungo termine” da un mio compagno di scuola (che poi diventò, 15 anni dopo, mio cognato).
Oltre a cercare gli oggetti celesti che mi programmavo di osservare, di tanto in tanto, non mi vergogno di raccontare, scrutavo il cielo con la speranza di poter scoprire un UFO.
Una notte pensai di avercela fatta: la mappa stellare che consultavo alla fioca luce di una piccola lampadina da 1 W, alimentata da una batteria, si illuminò come se si trovasse nel cono di luce di un faro.
Guardai in alto e vidi una piccola luna piena che si avvicinava proprio sopra di me; ma realizzai subito che si trattava solo di una “stella cadente” di grandezza fuori dal comune che, nel giro di pochi secondi, si spense poi scendendo quasi perpendicolarmente.
Per trent’anni quello rimase l’oggetto celeste più spettacolare che avevo avuto modo di vedere, fin quando, qualche anno fa non mi capitò di “incontrare” sulla mia strada un meteorite.
Ero in auto, sulla superstrada dei due mari, quella che congiunge la costa ionica con quella tirrenica passando sul versante nord del massiccio dell’Aspromonte.
Era qualche ora dopo il tramonto e pioveva moderatamente.
All’uscita di una galleria, tra pendii alberati a destra e sinistra, ad un centinaio di metri davanti a me, una palla fuoco, dalle dimensioni apparente di una mezza luna piena, scendendo in direzione Est – Ovest con una inclinazione tra 10 e 20 gradi, mi passò proprio davanti.
La potei ammirare per qualche secondo, prima che si schiantasse dietro una collinetta boscosa, producendo una fiammata che potei vedere pur trovandomi sul lato opposto a quello dell’impatto.
Il bolide aveva un nucleo di colore bianco blu, una chioma allungata sul giallo ed una scia sul rossastro.
Ciò che mi colpì fu il rumore che, nonostante i finestrini chiusi, potei udire distintamente: un forte fruscio che ritengo sia stato generato dalla rapida evaporazione dell’umidità atmosferica, oltre al tonfo prodotto dall’impatto.
Cercai di fermarmi, ma mi fu impossibile, in quanto altre auto intanto sopraggiungevano dietro di me, ero in prossimità di una curva e la strada, a carreggiata unica, non ha peraltro corsia di emergenza.
Pensai: se fossi transitato con 5 o 6 secondi di anticipo o di ritardo , probabilmente non mi sarei accorto di nulla. Se fossi stato in ritardo di soli 3 secondi, il meteorite sarebbe passato ad una decina di metri dalla mia testa; pensai infine: e se, in quest’ultimo caso, il bolide fosse transitato solo leggermente più basso, probabilmente non lo avrei potuto raccontare.
Mi trovo a passare ogni tanto da qual luogo: è una collinetta totalmente coperta da alberi e senza punti di accesso. Ed ogni volta mi ricordo di quell’incontro ravvicinato.
Incontro ravvicinato con un meteorite


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