La “Death Valley” sfonda il muro dei +53°C, nuovo record di massima del 2012; che collegamenti esistono tra l’intensa ondata di caldo negli USA e quella in atto sul Mediterraneo ?

La “Death Valley”, uno dei punti più caldi e “bollenti” del pianeta, ormai si è definitivamente “infuocata”, tanto da stabilire l’attuale temperatura massima più alta registrata sul pianeta dall’inizio del 2012. Dopo i +52.2° di inizio settimana la “Death Valley” l’altro ieri è riuscita a superare se stessa, migliorando ulteriormente l’attuale record mondiale di caldo per il 2012 con un notevolissimo picco di +53.3°, un valore a dir poco estremo, ma non record per la località che detiene tuttora il primato di caldo mondiale di ben +53.9° (quasi +54°) registrato in varie occasioni, fra il Luglio del 1960 e il Luglio del 2005. Sulla Terra finora non si è mai registrato un simile valore con una strumentazione che si possa ritenere adeguata, rispettando tutte quelle che sono le norme WMO. Registrando una temperatura massima di ben +53.3°, lo scorso mercoledì 11 Luglio, è stata in grado di bruciare il primato della temperatura più alta registrata sulla Terra dall’inizio dell’anno, mantenuto fin dalla scorsa settimana dalla città di La Mecca, che a Giugno aveva archiviato una max di ben +51.4°. Uno dei valori più alti di sempre per la città Santa dell’Islam. I picchi di caldo del Medio Oriente e del Pakistan sono stati largamente stracciati.

Ricordiamo che la “Death Valley” è una estesa depressione, lunga più 225 chilometri e larga in media 40 chilometri, che si estende fra il deserto interno della California e in piccola parte sul confinante stato del Nevada. Data la particolare orografia chiusa questa depressione è il punto più “rovente” del nostro pianeta, dove per varie volte è possibile sfondare il muro dei +50° all’ombra durante il periodo estivo, quando l‘intensa e prolungata insolazione diurna (cieli costantemente sereni o poco nuvolosi) unita ai bassissimi tassi di umidità relativa riscaldano sensibilmente il terreno desertico, completamente spoglio di vegetazione arborea in vasti tratti (solo in inverno e primavera, quando si verificano brevi rovesci di pioggia, la superficie desertica rifiorisce per pochi giorni), trasformando l‘area in una sorta di grande “forno“ naturale che irradia un calore veramente infernale e insopportabile. Proprio per questo motivo durante l’estate, a causa delle elevatissime temperature diurne, non si può circolare di giorno all‘interno della “Death Valley“, anche perché con quei valori il colpo di calore è assicurato.

Le ore consigliate per arrivarci sono nel tardo pomeriggio, dalle 17:00 – 18:00 PM in poi e nella prime ore del mattino dalle 04:00 alle 10:00 AM. Ma oltre al nuovo primato di caldo mondiale del 2012 strappato dalla “Death Valley”, rimanendo negli USA, dobbiamo citare la gran lunga sfilza di record assoluti stabiliti nei giorni scorsi fra gli stati del Michigan, Colorado, Kentucky e Illinois. In molti di questi stati, anche durante lo scorso fine settimana, la colonnina di mercurio è riuscita a varcare il muro dei +40° per l’ennesima volta in pochi giorni, con picchi di oltre i +43° +44°. Il prepotente anticiclone sub-tropicale di blocco, che da più di due settimane sta tenendo sotto scacco il sud degli Stati Uniti si è esteso, con la propria cupola, fino agli stati più settentrionale e alla regione dei Grandi Laghi, approfittando del notevole indebolimento e dell’ondulazione della “Jet Stream” che passa tra il nord degli USA e il Canada meridionale. La “Jet Stream” che proviene dal Pacifico settentrionale, già fortemente indebolita dal rapido arretramento della banchisa Artica, assumendo un andamento abbastanza ondulato, è costretta ad oltrepassate le Montagne Rocciose. Una volta transitata sopra le grandi pianure centrali degli USA e sul Canada meridionale la “Jet Stream”, passando al di sopra del denso strato di masse d’aria molto calde e secche presenti in quota sopra gli States, tende ad ondularsi in senso antiorario, favorendo l’insorgenza di robusti promontori anticiclonici dinamici di blocco, con la classica forma a “cupola”, che spingono l’aria piuttosto calda, prodotta alle latitudini sub-tropicali, fino alla fascia temperata e sub-polare, generando le forti “heat waves” che da settimane attanagliano gli stati contigui degli USA.

Ma la forte ondata di calore sugli USA si può collegare con l’intensa ondata di calore in atto sul Mediterraneo centrale?

Seguendo l’andamento della “corrente a getto” possiamo dire che sicuramente vi è una influenza indiretta sul pattern climatico in azione sul continente europeo. Come abbiamo avuto modo di spiegare in un precedente articolo ormai è assodato come il notevole riscaldamento dell’Artico in genere ha come prima ripercussione un notevole rallentamento del flusso zonale che domina lungo le medie latitudini. L’indebolimento delle correnti occidentale si avverte soprattutto alle quote medio-alte della troposfera, con un forte rallentamento del ramo principale della “Jet Stream”, che sovente si presenta fra i 30° e i 60° di latitudine nord e sud, ai confini fra la Cella di Hadley e di Ferrel. Perdendo buona parte della sua forma la “Jet Stream”, per una nota legge fisica, comincia ad ondularsi su se stessa creando delle grandi onde su scala planetaria, meglio note come le “onde di Rossby”. Le “onde di Rossby”, lunghe da 1.000 a 10.000 km, si formano con una precisa successione di tempi e tendono a muoversi da ovest verso est, con una velocità di propagazione che è direttamente proporzionale alla loro lunghezza e alla velocità media di spostamento delle correnti nell’alta troposfera. Nel periodo primaverile ed estivo, quando inizia l’arretramento dei ghiacci marini della banchisa del Polo Nord e il vortice polare (caratterizzato da geopotenziali bassi alla quota di 500 hpa) comincia gradualmente ad indebolirsi e a restringersi su una determinata area del mar Glaciale Artico, le “onde di Rossby” tendono a rallentare la loro velocità di propagazione da ovest ad est, originando dei Pattern climatici abbastanza durevoli che potrebbero portare ad una maggiore probabilità di eventi meteorologici estremi che derivano da condizioni prolungate, come siccità, inondazioni, ondate di freddo o avvezioni d’aria calda con onde mobili di calore insistenti per intere settimane.

Tale pattern climatico, enfatizzato dal rapido scioglimento dei ghiacci artici e dalla riduzione delle aree interessate dall’Albedo, ha favorito l’avvento cosi frequente di queste continue ondate di calore lungo la fascia temperata dell’emisfero boreale, agevolando la costruzione di ampi e robusti promontori anticiclonici di blocco sub-tropicali, ben strutturati in quota dalle ampie ondulazioni orarie della “Jet Stream”. In questo ultimo mese il notevole riscaldamento delle pianure statunitensi, indotto molto probabilmente dalla totale mancanza di neve durante il periodo invernale che ha contribuito a surriscaldare notevolmente il suolo già nel periodo primaverile (in attesa dei massimi picchi di insolazione estiva), ha provocato un cambio di rotta della “Jet Stream” che incontrando una estesa area con forti anomalie termiche positive è stata costretta a virare verso nord, descrivendo un ampia ondulazione anticiclonica (senso orario) che ha alimentato i continui regimi anticiclonici sub-tropicali negli USA centrali. Tale ondulazione anticiclonica sugli USA, automaticamente, in presenza di un flusso principale molto rallentato, ha favorito l’innesco di ben più ampie ondulazione cicloniche (senso antiorario) in pieno Atlantico e nel tratto di oceano poco a largo delle Isole Britanniche, con l’affondo di saccature e l’isolamento di circolazioni depressionarie che si sono rese responsabili delle intense piogge che hanno colpito i territori d’oltremanica negli ultimi giorni.

Ciò è stato favorito anche dal fatto che la “corrente a getto”, uscendo dagli USA e finendo sull’Atlantico centro-orientale, sopra una estesa fascia di acque superficiali più fredde rispetto alle medie stagionali (SST-), nel tratto ad ovest del Regno Unito, ha costruito delle ampie ondulazioni in senso antiorario che hanno determinato varie saccature e aree depressionarie a ridosso delle Isole Britanniche. Sono proprio questi continui affondi ciclonici sull’Atlantico orientale, davanti il Portogallo, e le circolazioni depressionarie o le gocce fredde che stazionano per più giorni davanti il Regno Unito, con prevalenti correnti sud-occidentali nei bordi meridionali di queste aree cicloniche, ad attivare e aspirare le intense avvezioni calde, favorendo le frequenti erezioni verso nord-est dell’opprimente anticiclone libico-algerino sul bacino centro-occidentale del Mediterraneo. Se a questo aggiungiamo, sul fronte africano, un posizionamento più a nord del previsto, ben oltre la media climatica, dell’ITCZ che agevola un posizionamento ancora più avanzato del torrido anticiclone sahariano verso il “mare Nostrum“, il quadro che descrive il pattern climatico in corso si può dirsi completo.