Le impressionanti anomalie termiche positive hanno cominciato a far fondere oltre il 97 % della Calotta groenlandese, si moltiplicano gli iceberg e i crolli di grandi pareti di ghiaccio

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Sono davvero impressionanti le anomalie termiche positive che in questi ultimi due mesi si stanno riscontrando su gran parte del Plateau groenlandese, dove per svariati giorni la colonnina di mercurio si è portata al di sopra della soglia dei +0°. Temperature massime di ben +12° +15°, con picchi fino a +17° +18°, si sono invece misurate sulle coste della grande isola di ghiaccio, dove sono caduti parecchi record assoluti di caldo. Basti pensare che la stazione più settentrionale della Terra, quella di Capo Morris Jeep (83° 37′ 39? N 32°39′ 52? O), è stata in grado di far registrare una temperatura massima di ben +12.4° all’ombra. Un dato veramente troppo elevato che sfonda di oltre i +10° quella che dovrebbe essere la tradizionale media delle massime per il mese di Luglio. Ma ancora più folli sono i +3.6° di temperatura massima raggiunti dalla celebre stazione di Summit, localizzata ad oltre i 3000 metri di altezza, sopra il Plateau ghiacciato della Groenlandia, in quello che dovrebbe essere uno dei punti più freddi dell’intero emisfero boreale.

La mappa elaborata dalla NASA mostra in modo eloquente quanto sta accadendo ai ghiacciai della Groenlandia (credit NASA)

Tale valore rappresenta, difatti, il record di temperatura massima più attendibile per la stazione di Summit, un valore veramente incredibile che può essere raggiunto solo in presenza di intense avvezioni calde sub-tropicali in quota, in risalita dall’Atlantico occidentale, capaci di distruggere completamente lo strato di inversione termica presente al di sopra del Plateau. Purtroppo, a seguito di questa persistenza di tali anomalie positive, i ghiacciai groenlandesi stanno pagando pesanti conseguenze. Recenti osservazioni satellitari hanno messo in evidenza come il caldo anomalo di queste settimane abbia sciolto una vasta superficie di ghiaccio come mai visto in oltre 30 anni di osservazioni. Quasi l’intera copertura di ghiaccio della Groenlandia, che borda i settori costieri, si è fusa completamente per oltre 2-3 miglia dalla linea di costa. In media in estate, circa la metà della superficie della calotta glaciale della Groenlandia si scioglie naturalmente. Buona parte di questo ghiaccio, una volta spaccato, a seguito del processo di fusione, tende a spingersi verso la costa, creando i grandi fiumi di ghiaccio della Groenlandia che vanno poi ad originare i grandi iceberg che vanno alla deriva sui mari groenlandesi. Un esempio su tutti è quello del ghiacciaio Petermann, uno dei più grandi fiumi di ghiaccio che dalla Groenlandia centrale scorre verso il Mare Glaciale Artico. Alcuni di questi ghiacciai si allungano nel mare con una specie di “lingua galleggiante“.

Con una lunghezza di circa 70 km, la lingua del ghiacciaio Petermann è la più estesa della Groenlandia. Le immagini satellitari di queste ultime settimane hanno rivelato la presenza di numerose crepe sulla superficie del ghiacciaio, lasciando pensare che una separazione potesse essere imminente. Secondo i dati satellitari, si stima che il 97 % della superficie della calotta di ghiaccio groenlandese si è sciolta verso la metà Luglio. Alcuni studiosi della NASA hanno notato un evento alquanto inusuale e ancora in fase di studio e ulteriori approfondimenti, in attesa di nuove immagini satellitari. Difatti, le mappe elaborate da ben tre differenti satelliti, hanno mostrato come l’8 Luglio del 2012 circa il 40 % della superficie della calotta di ghiaccio groenlandese ha cominciato a fondersi.

Il 12 Luglio 2012, invece, il 97 % ha iniziato il processo di fusione. Questi dati, davvero straordinari, sarebbero stati confermati da successive comparazioni di nuove immagini satellitari fornite dai satelliti. In pratica, quello che a prima vista sembrava un errore di valutazione, è stato ulteriormente confermato da nuove preziose informazioni. Il ghiaccio della Calotta della Groenlandia ha cominciato a fondersi in maniera cosi rapida e anomala da sorprendere gli stessi ricercatori della NASA che non si sarebbero mai aspettati nulla di simile. Questo evento ha coinciso con una intensa ondata di calore che proprio in quei giorni aveva avvolto gran parte del territorio groenlandese, per una robusta avvezione calda, coadiuvata da sostenuti venti dai quadranti meridionali (sud-occidentali in quota), che è stata in grado di disintegrare lo strato di inversione termica che permane sopra il Plateau ghiacciato, provocando un conseguente forte rialzo termico.

Questa intensa avvezione calda è stata una delle più forti viste finora sul territorio groenlandese. Bisogna anche ricordare come da fine Maggio fino ad oggi la Groenlandia è stata interessata da una serie di avvezioni calde (di tipo pre-frontale), provenienti dalle latitudini sub-tropicali, che hanno reso il clima alquanto mite per la latitudine, agevolando cosi la rapida fusione dei ghiacci. Queste continue rimonte d’aria calda sub-tropicale verso il territorio groenlandese sarebbero state agevolate anche dalle anomalie termiche positive delle acque superficiali dell’oceano Atlantico occidentale, nel tratto antistante le coste canadesi orientali e degli States. Queste anomalie positive (SST+), insistenti per più settimane, hanno contribuito a “potenziare” le “heat waves” dirette verso la Groenlandia meridionale, spingendo masse d’aria molto più calde del normale verso le latitudini artiche, oltre il circolo polare artico (ciò può spiegare anche i record di caldo registrati sugli arcipelaghi dell’Artico canadese). Il notevole rallentamento della portata della “Jet Stream” ha poi dato a tale quadro configurativo una certa stazionarietà.

L’avvezione calda di metà Luglio ha dato poi il colpo di grazia, mettendo a rischio la tenuta di quasi tutti i ghiacciai della grande isola. Anche la zona attorno alla Stazione centrale di Summit, che ad oltre i 3000 metri di altezza si trova vicino al punto più alto della Calotta di ghiaccio, ha mostrato segni di fusione in questi ultimi giorni. Tale fusione non accadeva dal lontano 1889, secondo le carote di ghiaccio analizzati da Kaitlin Keegan al Dartmouth College di Hanover. La stessa stazione meteo per diverse ore, fra l’11 e il 12 Luglio, ha misurato temperature dell’aria leggermente positive, che si sono portate al di sopra della soglia degli zero gradi. Secondo le ultime analisi delle carote di ghiaccio eventi di fusione di questo tipo si verificano circa una volta ogni 150 anni in media. “Con l’ultimo evento nel 1889, questo evento è giusto in tempo”, spiega Lora Koenig, glaciologa e membro della ricerca team di analisi dei dati satellitari. “Ma se continuiamo ad osservare gli eventi di fusione di questo tipo nei prossimi anni, sarà preoccupante”.

Intanto lungo le coste groenlandesi si moltiplica la presenza di grossi iceberg e la caduta di gigantesche pareti di ghiaccio

Lungo le coste della Groenlandia si continuano ad osservare le conseguenze di queste enormi anomalie termiche positive che stanno accelerando il processo di fusione dei ghiacci. Solo la scorsa settimana, lungo le coste occidentali della Groenlandia, si è rischiata pure la tragedia. Un enorme parete di ghiaccio è crollata improvvisamente in mare, innescando un’onda anomala, alta diversi metri, che ha investito un piccolo motoscafo con a bordo un gruppo di turisti australiani intenti a fotografare la bellezza del paesaggio groenlandese. Fortunatamente il gruppo di turisti è uscito indenne dalla disavventura, grazie anche alla destrezza del capitano dell’imbarcazione che è stato in grado di cavalcare la cresta dell’onda, già smorzata dal basso fondale, evitando il rovesciamento del natante nelle gelide acque della Groenlandia. Oltre ai crolli di queste immense pareti di ghiaccio, messe a dura prova da mesi di anomalie termiche positive, sono i grandi iceberg che vanno alla deriva a rappresentare una vera minaccia. Nell’ultimo mese se ne sono contati diversi, anche di grosse dimensioni, che sono andati alla deriva davanti le coste della Groenlandia, venendo spinti dall’azione delle correnti oceaniche e dei venti. Ma nei prossimi giorni altri grossi iceberg si potrebbero staccare dalle coste groenlandesi, soprattutto quelle occidentali, muovendosi in direzione dei bacini che circondano le isole dell’Artico canadese.