Le mareggiate, un fenomeno killer per le spiagge che per i cambiamenti climatici si sta sempre più intensificando

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Al problema delle dighe e degli sbarramenti, costruiti senza tener conto delle conseguenze per le spiagge, oggi si aggiungono le mareggiate, fenomeno naturale si’, ma che con i cambiamenti climatici si sta intensificando se non dal punto di vista dell’intensita’, sicuramente da quello della durata. Sono loro, oggi, i piu’ temuti nemici delle spiagge, sempre piu’ erose e sottoposte, soprattutto in vista della bella stagione, a trattamenti costosi e poco efficaci, come il ripascimento. L’erosione delle spiagge e’ un fenomeno naturale: l’azione del mare ‘mangia’ i tratti sabbiosi durante i mesi autunnali e invernali per riscostruirli in primavera ed estate, riportando a riva i sedimenti. Il primo problema e’ quindi rappresentato dagli interventi artificiali che bloccano il deflusso di questi sedimenti interferendo sul trasporto del corso d’acqua che porta con se’ anche i materiali indispenabili per ricostruire le coste. “La 183 ha legittimato una serie di interventi diffusi per mitigare il rischio idrogeologico. A fronte del problema delle spiagge, ora c’e’ chi avanza la possibilita’ di smantellare le dighe o le briglie che sono state costruite per risolvere il problema, ma rimettere in circolo tutto insieme il materiale che si e’ accumulato in 20-40 anni significa mettere a rischio il territorio”, spiega Michele Greco, docente di Fisica dell’Ambiente presso l’Universita’ della Basilicata. Un esempio arriva proprio dalla Basilicata, con il Porto degli Argonauti “che e’ stato una delle cause di questa riduzione dei sedimenti, rimasti ‘intrappolati’ nella struttura, causando la completa erosione della spiaggia dal 2008 al 2011 – aggiunge l’esperto – Ai 10.000 metri cubi l’anno di sedimenti bloccati, si aggiungono gli effetti dei cambiamenti nel clima marittimo con mareggiate non piu’ violente di 40 anni fa, ma piu’ lunghe e con un’azione di smantellamento sempre piu’ forte che causa un allontanamento irreversibile del sedimento, come confermano i dat del Sistema Mareografico Nazionale”. Ora, quindi, “piu’ che di ripascimento, ci si preoccupa di proteggersi dall’energia del mare”, spiega Greco. Tra l’altro, il ripascimento porta con se’ un problema di tipo culturale, soprattutto se per l’operazione si utilizzano sabbie diverse da quelle naturali, scatenando cosi’ le critiche della popolazione e degli ambientalisti. Un esempio? “Basta pensare alla Spiaggia degli De’i, dalla sabbia finissima. Per il ripascimento, si propose di utilizzare la sabbia di Sibari, piu’ grossa e quindi piu’ resistente all’erosione, ma la popolazione si e’ sollevata”. Una soluzione migliore del ripascimento potrebbe essere “quella della ‘scogliera nell’acqua’, di sassi o sabbia, piu’ economica del ripascimento e’ piu’ duratura”. Si tratta, spiega Greco, di realizzare delle barriere immerse nell’acqua a una certa distanza dalla costa, per arginare durata e violenza delle mareggiate.