
Continua il lungo periodo di quiete sull’Atlantico tropicale. In questi giorni nessuna “tropical wave” proveniente dalle coste dell’Africa occidentale è riuscita ad organizzarsi in un sistema tropicale ben organizzato. Solo in queste ore una nuova “tropical wave”, proveniente dalle coste della Guinea, sta per transitare poco a sud delle isole di Capo Verde. Questa perturbazione ha cominciato a svilupparsi ulteriormente lungo la linea di confluenza fra l’umido Monsone di Guinea (Monsone africano) e le più secche e sostenute correnti da E-NE, corrispondenti al flusso dell’Aliseo di NE che esce dalla fascia desertica del Sahara occidentale verso Capo Verde. Tale fattore ha contribuito a far impennare la convenzione che comunque non è particolarmente profonda per strutturare un sistema perturbato organizzato. Agganciata in quota dal cosiddetto “African easterly jet”, la famosa “corrente a getto tropicale” (meno intensa della “Jet Stream” che scorre alle medio-alte latitudini) che spira da est ad ovest nell’alta troposfera, questa “tropical wave” andrà a finire in pieno Atlantico tropicale, su acque superficiali che si faranno sempre più calde.

La maggior quantità di calore latente sprigionata dalla superficie oceanica potrà alimentare ulteriormente l’attività convettiva all’interno del sistema, agevolando un suo potenziamento durante la marcia da est ad ovest. Ma il rafforzamento della convenzione non sarà sufficiente per far esplodere la “tropical wave”. Finora le probabilità di una futura evoluzione a depressione tropicale del sistema rimangono alquanto basse, ma non improbabili, anche se con molta probabilità il fronte perturbato non sarà in grado nemmeno di attraversare l‘Atlantico. Ma nei prossimi giorni lungo l’Atlantico tropicale si dovrebbero presentare le condizioni adatte per il potenziamento delle “tropical wave” che escono dall’Africa occidentale sotto la spinta dell”“African easterly jet”. L’andamento della circolazione atmosferica facente capo al Monsone di Guinea e il particolare posizionamento del “fronte di convergenza intertropicale”, che si dovrebbe attestare attorno gli 8’ – 10’ di latitudine nord sull’Atlantico sub-equatoriale, rappresenteranno un buon potenziale per il successivo sviluppo di sistemi tropicali organizzati in area atlantica.

Difatti, grazie al particolare collocamento dell’ITCZ, una estesa fascia di “Calme equatoriali” (molto temute da chi effettua le traversate oceaniche in barca a vela) si verrà a creare nel tratto di oceano Atlantico antistante le coste della Guyana e il Suriname, attorno gli 8’ – 10‘ di latitudine nord. Tale fascia di “Calme equatoriali” riuscirà ad estendersi fino all’Atlantico orientale, lungo il limite più occidentale della circolazione monsonica (da S-SO) dell’Africa occidentale. Le “Calme equatoriali” di solito si vanno a localizzare nell’area dove prevalgono le basse pressioni legate all’ITCZ. In questa zona, a causa del forte livellamento della pressione atmosferica nei bassi strati e delle forti correnti ascensionali che generano i violenti “Cluster temporaleschi” tipici delle latitudini equatoriali, lungo la linea di convergenza degli Alisei, si verificano spesso estese calme di vento orizzontali (bonacce) che non fanno altro che agevolare la convenzione e la formazioni di imponenti annuvolamenti cumuliformi che danno la stura a forti acquazzoni e temporali, anche violenti, accompagnati da fenomeni precipitativi molto intensi, con furiosi colpi di vento (Downburst) e fulminazioni a fondoscala.

Per questo nei prossimi giorni intensi “Cluster temporaleschi” dovrebbero svilupparsi sull’Atlantico tropicale, lungo la linea di convergenza fra l’umido flusso dell’Aliseo di SE, proveniente dall’Atlantico meridionale e spinto verso l’area equatoriale dal margine nord dell’anticiclone dell’isola di Sant’Elena (anticiclone sub-tropicale permanente dell‘Atlantico meridionale), e l’Aliseo di NE, che uscendo dal Sahara occidentale si propaga verso le isole di Capo Verde finendo in pieno Atlantico dopo aver percorso il bordo più meridionale dell’anticiclone delle Azzorre. Per questo la situazione potrebbe divenire molto esplosiva per il futuro sviluppo di depressioni o tempeste tropicali che potrebbero evolvere, “Wind Shear” permettendo, allo stadio di uragani. Temporali intensi dovrebbero colpire anche paesi come il Suriname, la Guyana, la Guyana francese, il Venezuela meridionale e l’estremo nord del Brasile, sul settore più settentrionale dell’umido bacino amazzonico che proprio in questo periodo può godere di un effimera stagione secca, con una inibizione, anche sensibile dei moti convettivi, dovuta al massimo innalzamento di latitudine dell’ITCZ, verso la Guyana e il Venezuela meridionale.


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