Temperature veramente esagerate in Groenlandia: facciamo chiarezza sull’arretramento dei ghiacciai

Fantastico scenario offerto dai fiordi che bordano le coste della Groenlandia

Nell’estate groenlandese continuano a registrarsi temperature veramente esagerate per il periodo, con massime sui +17° +18° sulle coste centro-meridionali, mentre termiche di appena +0° interessano le aree del vasto Plateau ghiacciato interno, ad oltre i 3000 metri di altezza. Solo ieri a Tasiilaq la max è schizzata sopra i +17.5°, ben +17.4° a Kulusuk Lufthavn, mentre Danmarkshavn non ha oltrepassato i +17.1°, dopo che sabato 28 gli estremi termici giornalieri erano di +5.8°/+1.7°. Le possiamo definire temperature esagerate visto che tali anomalie termiche positive vanno avanti da mesi, con scarti che oscillano fra i +6° e i +10° rispetto a quelle che dovrebbero essere le tradizionali medie per il periodo. Dalla fine di Maggio fino ad oggi la Groenlandia è stata interessata da una serie di intense avvezioni d’aria calda, di lontane origini sub-tropicali, che sono riuscite a penetrare fino all’interno della Calotta di ghiaccio, che caratterizza la parte centrale della grande isola.

Frana in una parete di ghiaccio sulle coste occidentali groenlandesi

L’avvento di queste rimonte calde fino al cuore del territorio groenlandese, coadiuvato dall’instaurarsi di una sostenuta ventilazione sud-occidentale a tutte le quote, ha determinato la frantumazione dello strato di inversione termica preesistente sopra il Plateau, inducendo le masse d’aria stagnanti sopra gli estesi ghiacciai dell’isola (spessi fino a 3 km) a rimescolarsi per essere sostituite da aria più mite ed umida proveniente dalle latitudini oceaniche. Probabilmente avrà inciso anche la presenza di una estesa area di SST+, anomalie termiche positive della superficie oceanica sull’Atlantico occidentale, nel tratto antistante le coste orientali degli USA e del Canada sud-orientale. Le acque superficiali più calde dell’Atlantico occidentale, oltre ad incidere sull’andamento della “Jet Stream” in uscita dal continente nord-americano, supportando delle ampie ondulazioni anticicloniche che depongono a favore di spinte meridiane dell’anticiclone delle Azzorre verso il sud della Groenlandia e l’Islanda, hanno contribuito a potenziare le avvezioni calde dirette verso le alte latitudini, spingendo verso nord masse d’aria sempre più calde che non vengono sufficientemente raffreddate dalle acque oceaniche.

Il risultato è stato il rapido aumento termico che ha comportato la realizzazione di queste eccezionali anomalie termiche positive che ormai continuano ad interessare la Groenlandia fin dal mese di Maggio. Tale andamento termico è ben rappresentato dai dati registrati dalla stazione di Summit, posta a circa 3202 metri nel cuore del Plateau groenlandese, in uno dei punti più alti e centrali dell’isola di ghiaccio. L’andamento termico riscontrato in questi ultimi giorni dalla stazione meteorologica di Summit purtroppo mette in risalto la progressione di queste enormi anomalie termiche positive. Solo ieri Summit ha archiviato una temperatura massima di ben +0.2°, mentre la minima non è riuscita a scendere sotto i -3.3°, con il vento disposto da Sud.

Si tratta di cifre, soprattutto il valore della massima, troppo elevate per una stazione localizzata nel cuore della Calotta della Groenlandia, ad oltre i 3000 metri di altezza. Le alte temperature di queste settimane non potevano non avere pesanti ripercussione sulla tenuta dei ghiacciai della Groenlandia. Ormai nelle aree costiere centro-meridionali che bordano la grande isola non vi è più alcuna traccia di neve e ghiaccio, mentre la fusione dei ghiacciai interni ha riversato a valle delle improvvise piene d’acqua che hanno allagato pure diversi villaggi, soprattutto nel sud, tanto da indurre le autorità locali a chiudere provvisoriamente alcuni ponti e strade di collegamento secondarie. Il gran caldo e le costanti temperature positive dell’aria hanno favorito il rapido arretramento di molti ghiacciai. Addirittura a metà Luglio i dati trasmessi dal satellite polare hanno evidenziato come in pochi giorni di gran caldo oltre il 97 % dei ghiacciai della Calotta groenlandese abbiano iniziato a fondersi leggermente in superficie. Ma facciamo molta attenzione per evitare dei fraintendimenti.

Quando parliamo di iniziale fusione in superficie del 97 % dei ghiacciai della Groenlandia non si intende uno scioglimento (come erroneamente riportato in alcuni siti e giornali), anche perché sarebbe impossibile sciogliere in pochi giorni uno strato di ghiaccio, erede dell’ultima era glaciale, spesso oltre i 3.5 km. L’iniziale processo di fusione sta a significare che nello strato più superficiale del ghiacciaio, che poi altro non è che neve ghiacciata depositata dalle ultime precipitazioni (il ghiacciaio vero sta più in profondità), esposto ad un lungo periodo di forti anomalie termiche positive, con temperature dell’aria che hanno superato il muro degli , si è formata una sottile patina d’acqua che evidenzia il netto stress a cui è stato sottoposto il Plateau di ghiaccio dell’interno della Groenlandia.

Ben diverso è lo scioglimento del ghiaccio che sarebbe impensabile ai nostri tempi. Quello che è accaduto anche nell’area di Summit, dove a seguito delle temperature massime di poco positive delle scorse settimane una piccola patina d’acqua ha ricoperto lo strato più superficiale del ghiaccio, indice dell’eccezionale periodo di caldo che sta attraversando l’isola di ghiaccio. A quanto pare, secondo gli esperti della NASA che hanno elaborato i dati trasmessi dal satellite polare, il fenomeno si è esteso in quasi tutta la Calotta groenlandese proprio nei giorni più caldi dell‘estate boreale. Solo il restante 3 % ne è rimasto esente. Ora, dopo aver fatto un po’ di chiarezza, ammettiamo che la situazione rimane molto delicata. Anche perché secondo i dati delle carote di ghiaccio in Groenlandia un iniziale processo di fusione dello strato più superficiale del ghiaccio non accadeva dal lontano 1889, da oltre un secolo fino ai giorni nostri. Secondo le ultime analisi delle carote di ghiaccio eventi di fusione di questo tipo si verificano circa una volta ogni 150 anni in media. “Con l’ultimo evento nel 1889, questo evento è giusto in tempo”, spiega Lora Koenig, glaciologa e membro della ricerca team di analisi dei dati satellitari. “Ma se continuiamo ad osservare gli eventi di fusione di questo tipo nei prossimi anni, sarà preoccupante”.