Una tecnica innovativa per svelare la luce di un pianeta extrasolare

Uno dei primi pianeti extrasolari scoperti dagli scienziati è stato Tau Bootis Ab, la cui luce proveniente dalla sua atmosfera è però rimasta un mistero. Scoperto nel 1996, il pianeta si trova nella costellazione di Bootes, e orbita intorno alla sua stella ad una distanza inferiore al 5% della distanza tra la Terra ed il Sole. Ora, per la prima volta un team internazionale ha utilizzato una tecnica innovativa per svelare la luce diretta dallo stesso espopianeta, al fine di rivelarne la massa e l’orbita. “Il problema principale dell’osservazione della luce atmosferica, è determinato dall’impossibilità di seguirne l’orbita sulla quale esso ruota”, dice Ernst de Mooij del dipartimento di Astronomia e Fisica dell’Università di Toronto. Ed effettivamente la tecnica sino ad ora utilizzata per la scoperta dei pianeti extrasolari, consiste nell’osservare più volte il transito prospettico degli stessi sul disco della stella madre, come accaduto recentemente per Venere sul disco del Sole. “Questo ci impedisce di ottenere una buona determinazione delle loro masse. Tuttavia – continua MooiJ – con la nostra nuova tecnica siamo in grado di misurare il moto di Bootis Tau ab, stabilendo una massa pari a sei volte quella di Giove”.  Anche se la stella è facilmente visibile ad occhio nudo, il pianeta non lo è, e diversi tentativi precedenti di catturare la luce della sua atmosfera non erano andati a buon fine. Alla fine, ci sono voluti tre notti di osservazioni con il Very Large Telescope, situato all’European Southern Observatory sul Cerro Paranal, in Cile, per osservarlo. “Con estrema precisione studiando lo spettro del sistema, possiamo concludere che il 99,99 per cento della luce proviene dalla stella, e solo circa lo 0,01 per cento dal pianeta extrasolare“, dice Matteo Brogi della Leiden University. I risultati dettagliati della tecnica sono stati riportati sulla rivista Nature.