Violenta alluvione a Pechino, 41 vittime il bilancio definitivo: rimosso il sindaco, tutti i dettagli

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Rimosso il sindaco di Pechino: sotto accusa l’urbanizzazione selvaggia che ha reso deflagranti gli effetti delle piogge che hanno causato 41 morti nella capitale, 111 in tutta la Cina. “La pioggia piu’ violenta che la Cina ricordi da sessant’anni si e’ trasformata in un ciclone politico. Dopo che nel fine settimana Pechino e’ stata sommersa dall’acqua, il partito comunista ha improvvisamente rimosso sindaco e vicesindaco della capitale. (…) Piu’ di morti e dispersi, frane ed edifici crollati, le autorita’ temono pero’ l’inedita rivolta popolare. Migliaia di internauti hanno abbattuto il muro della censura e preso d’assalto il web, ponendo sotto accusa imprevidenza, inefficienza e assenza dei funzionari. Nessuno ha lanciato l’allarme, i piani d’emergenza hanno fallito e 50 mila sfollati sono privi di soccorsi. A travolgere sindaco e vicesindaco, oltre a 41 morti e 47 dispersi, il comportamento delle forze dell’ordine. Mentre le strade erano ridotte a fiumi, con aeroporto e traffico paralizzati, gli agenti erano impegnati a multare le auto abbandonate nel fango in mezzo alle vie. (…) In poche ore i tifoni hanno sconvolto 22 province, causando 111 morti, 300 dispersi, 1,2 milioni di evacuati e 54 mila edifici crollati. Ai 2 miliardi di euro di danni a Pechino, se ne sommano decine nelle regioni industriali e i meteorologi annunciano ‘l’agosto piu’ disastroso del secolo’. Sotto accusa, il modello di sviluppo cinese e la sua travolgente urbanizzazione. Le metropoli si allargano del 20% all’anno e le infrastrutture non tengono il passo del cemento. Un’indagine dell’Accademia delle scienze dimostra che le superfici urbane sono ormai ‘totalmente impermeabili’, per proteggere dall’acqua cavi e fibre ottiche interrate sotto strade e grattacieli. ‘Basta una perturbazione normale – ha ammesso in tivu’ Zhang Lin, capo dell’ufficio meteo di Pechino- e l’effetto-piscina riduce le citta’ a una laguna’.Il Quotidiano del Popolo si e’ spinto a criticare ‘una generazione che ha sacrificato ai soldi anche la vita’ e l’ala riformista del partito, frenato il rischio di un ritorno al neo-maoismo con l’epurazione di Bo Xilai, invoca ‘una crescita realmente sostenibile’. Piu’ del dissenso represso sono infatti gli effetti economici e sociali di una natura sconvolta a spaventare il potere. Lungo il fiume Yangtze le piogge minacciano 620 chilometri di argini, la citta’ di Jingzhou rischia di essere cancellata e la diga delle Tre Gole, la piu’ grande del mondo, e’ a livello record. Gli scienziati avvertono che potrebbero bastare poche ore di rovesci torrenziali per trascinare la Cina nella catastrofe. Naturale ma pure del partito, assente e impotente come mai prima. Al punto che proprio Internet, primo nemico delle autorita’, si rivela un indispensabile supplente: diffondendo mappe fai da te delle zone sommerse, o a rischio, a Pechino e nelle principali citta'”.