
Auckland è una gradevole citta della Nuova Zelanda che vanta un’area metropolitana di 1,4 milioni di abitanti, quarta al mondo per qualità della vita e tredicesima tra le metropoli più verdi del pianeta. Tutto perfetto o quasi, se non altro perché gran parte della città si estende sull’Auckland Volcanic Field (AVF), un’area vulcanica situata all’estremità meridionale della penisola del Northland, composta da almeno 50 vulcani che coprono 360 chilometri quadrati. Nel corso degli ultimi 250.000 anni, il panorama di quest’area è cambiato notevolmente a seconda delle eruzioni avvenute. Gli scienziati hanno avvertito che la città è vulnerabile alle eruzioni vulcaniche, ma anche impreparata ad una tale evenienza. Non esiste infatti un piano dettagliato di sicurezza e di evacuazione, nonostante il livello relativamente alto del rischio potenziale. I ricercatori sono inoltre concordi sul fatto che se ciò dovesse avvenire, la città potrebbe non avere oltre 2 giorni di segnali precursori, con poche ore di tempo prima di un’eventuale esplosione magmatica. Uno scenario certamente tetro, ma che potrebbe avvenire in qualsiasi momento, visto che il campo è ancora attivo e non c’è modo di prevedere dove e quando la prossima bolla di magma salirà in superficie, andando a creare un nuovo cono vulcanico.
La prima eruzione avvenne 250.000 anni fa, e l’ultima circa 600 anni fa, ed attualmente il complesso si trova in uno stato di quiescenza. I vulcani di Auckland variano per forma, dimensione e caratteristiche, e si trovano disposti su un campo ellittico lungo 29 chilometri, lungo una direttrice N-S. Quando il magma basaltico si mescola con acqua di mare o nelle acque sotterranee, si verificano forti emissioni di gas con grandi esplosioni. Un’eruzione di questo tipo riscriverebbe l’orografia dell’area cittadina. Si tratta di eruzioni, infatti, che possono formare crateri di grandi dimensioni, che a loro volta potrebbero poi essere riempiti da acqua, andando a creare i noti laghi di origine vulcanica: ne sono un esempio il Lago Pupuke, Orakei Basin e Onepoto Reserve. Oltre metà delle eruzioni di quest’area della Nuova Zelanda, hanno prodotto coni vulcanici visibili sotto forma di laghi, altri di isole, altri ancora di lagune, mentre quelle continue spesso creano coni come il Monte Wellington, il Mount Eden, Browns Island e Three Kings. La maggior parte dei coni di scorie precedenti e colate di lava si trovano nel cuore della città, in un’area leggermente sopraelevata.

I rischi potenziali e gli effetti di un tale evento, dipendono dal tipo di eruzione e dal tempo della stessa. In media, l’istmo di Auckland ha subìto l’impatto di cenere, caduta dalle eruzioni locali, una volta ogni 400 anni negli ultimi 80 mila anni. Il più recente (e più grande) di questi vulcani, Rangitoto Island, si è formato nel corso degli ultimi 1000 anni, nel corso dei quali le sue eruzioni hanno distrutto gli insediamenti maori della vicina Motutapu Island. Questo vulcano, grazie alla sua forma simmetrica, alla sua posizione all’ingresso del porto di Waitemata e alla sua visibilità da quasi ogni punto della città, è diventato un’icona di Auckland. A causa del suo suolo fortemente acido l’isola vulcanica nel golfo di Hauraki è disabitata da pressoché qualsiasi forma di vita animale; l’unica eccezione sono alcune forme di vita vegetali che si sono adattate a crescere in quel terreno. Rangitoto costituisce quasi il 60% del volume totale di materiale eruttato. Sorge a 260 metri sul livello del mare ed è larga circa 5,5 chilometri. Mentre la maggior parte dei coni vulcanici delle campagne di Auckland sono stati interessati da cave, molti dei coni rimanenti sono ora all’interno di parchi, e mantengono un carattere più naturale che la città circostante. Terrapieni preistorici e fortificazioni storiche sono in molti di questi parchi, tra cui il Monte Eden, Capo Nord e One Tree Hill (Maungakiekie).

Non è noto quando e dove si verificheranno future eruzioni, e le uniche previsioni possono essere stilate attravero il numero e la frequenza del passato. Si stima che vi sia una probabilità di circa 1 su 1000 (pari allo 0,001%), che l’eruzione possa verificarsi nel corso di quest’anno e dell’8% nei prossimi 80 anni. Immergendoci nell’eventualità di un tale evento, i pericoli più devastanti proverrebbero dalle colate detritiche, dalla cenere, dalle fontane di fuoco, dall’onda d’urto di un’eventuale esplosione che potrebbe appiattire gli alberi, dai gas, dai terremoti e dagli tsunami, sino a chilometri dal luogo interessato. Per tutta la durata dell’eruzione la cenere e i detriti si accumulerebbero sottovento al vulcano. Le fontane di fuoco, la roccia fusa e il magma in eruzione dalla bocca del vulcano, potrebbe portare alla formazione di flussi di lava molto lenti, ma devastanti lungo il loro cammino. L’area a sud ne risentirebbe sicuramente in un secondo momento attraverso le colate di lava, rispetto alle prime fasi dell’eruzione. Come ben sappiamo man mano che il magma in risalita si muove verso la superficie e un’eruzione diviene più probabile, aumenta la conseguente attività sismica che si protrae per tutta la durata dell’eruzione. Attualmente ci sono 9 sismografi gestiti dal programma GeoNet GNS Science, che effettua il monitoraggio dei vulcani di Auckland. Le eruzioni vulcaniche che si verificano sotto l’oceano o corpi idrici di grandi dimensioni, possono anche spostare l’acqua creando uno tsunami. L’impatto potrebbe includere la devastazione degli edifici e delle infrastrutture entro un raggio di 3 km della bocca vulcanica o nel percorso diretto del flusso di lava, grandi perdite economiche a causa di costi di risanamento, di danni fisici agli edifici e alle infrastrutture, la chiusura delle aziende, danni a prodotti agricoli e un calo nel settore del turismo della regione, un aumento del rischio di incendi diffusi dalla cenere, impatti significativi sulle infrastrutture di Auckland da uno qualsiasi dei rischi elencati, che potrebbe causare evacuazioni di massa, interruzioni e restrizioni alle forniture di energia elettrica, gas e acqua. Sarebbero chiuse le arterie stradali entro 10 chilometri dall’evento, si verificherebbe l’arresto sei servizi ferroviari e un aumento del rischio sanitario.

Il vulcanismo ad Auckland si differenzia dai grandi vulcani poligenici perché le future eruzioni si verificheranno probabilmente all’interno di una città densamente popolata, e a causa della topografia generalmente bassa ci sono poche opportunità di utilizzare opzioni di mitigazione come le dighe artificiali. Per eplorare in modo totalmente nuovo le colate di lava passate e i 49 vulcani monogenici, i ricercatori hanno utilizzato una varietà di dispositivi e di modelli mai usati in precedenza. Il sito web Geonet fornisce aggiornamenti sulle ultime attività vulcaniche anche attraverso immagini delle webcam, nonché dettagli di recenti terremoti e altri pericoli. Il documento, pubblicato sul Journal of Remote Sensing of Environment, è stato scritto da scienziati della Massey University, come Gabor Kereszturi, Jonathan Procter, Shane Cronin, Karoly Nemeth e Mark Babbington, in collaborazione con la Auckland University.


Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?