La siccità sta mettendo “in ginocchio” le campagne, con i raccolti quasi dimezzati per il caldo e la carenza di piogge. Lo afferma la Confederazione italiana agricoltori, secondo cui “il bilancio dei danni in agricoltura diventa ogni giorno più negativo. Perchè la siccità prolungata ha già bruciato oltre mezzo miliardo di produzione agricola, con la perdita del 45% dei raccolti di soia e del 30% di quelli di mais, senza contare la situazione critica per il pomodoro in Capitanata e per la barbabietola da zucchero in Veneto ed Emilia (entrambi -50%), e la vendemmia a rischio con cali stimati fino al 15% in Puglia, Toscana e Veneto”. “Ci sono tutte le condizioni – sostiene la Cia in una nota – per avviare le procedure per la dichiarazione di stato di calamità naturale nei territori più colpiti dalla siccità, dove ormai si fa fatica anche con le irrigazioni di soccorso. Ma è sempre più evidente la necessità di affrontare la questione con politiche strutturali, prima di tutto per risolvere il problema del fabbisogno idrico”. È tempo di rilanciare, sottolinea la Cia, “il Piano irriguo nazionale, che oggi è dimezzato e senza prospettive di ulteriori fondi. C’è bisogno di misure concrete, di interventi seri di manutenzione della rete idrica per un miglior utilizzo delle acque, ma anche di nuove opere di irrigazione e di nuovi strumenti di assicurazione, tanto più che quelle che un tempo erano anomalie climatiche oggi stanno diventando la norma, la cronaca di tutti i giorni”. “Le ondate di caldo africano – afferma l’organizzazione agricola – sono in aumento in tutto il pianeta, causate dal riscaldamento globale come ha svelato una ricerca della Nasa. E proprio la siccità mondiale è fonte di altri problemi. Il bollettino di guerra attuale rischia di complicarsi ancora di più nei prossimi mesi, con le quotazioni delle materie prime agricole già in rialzo sui mercati internazionali che rischiano di infiammarsi sui livelli record del 2008, con conseguenze devastanti sulla sicurezza alimentare globale”. Finora la siccità “ha già danneggiato irrimediabilmente 23 milioni di tonnellate di cereali nel mondo. E negli Stati Uniti, dove lo stato di calamità è stato dichiarato in altre 218 contee, solo tra giugno e luglio il prezzo del mais e del grano è aumentato del 50% e quello della soia del 30%”. “Rialzi – evidenzia la Cia – che creano un allarme generalizzato perchè la volatilità dei prezzi delle commodity agricole può portare a una ripresa dell’inflazione, con effetti in autunno sugli scaffali dei supermercati in Europa e in Italia, che sono importatori netti. Ma soprattutto – conclude l’organizzazione agricola – i rincari e le speculazioni internazionali mettono in pericolo la disponibilità di cibo nei Paesi più poveri, che rischiano di essere affamati dalla tensione sui prezzi dei cereali”.
Caldo, allarme della Cia: “siccità piega le campagne, raccolti quasi dimezzati”


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