Ormai e’ allarme nelle campagne del pisano. L’agricoltura sta pagando a caro prezzo la siccita’, associata alle alte temperature che durano ininterrottamente da 2 mesi. “Non si tratta piu’ della fisiologica carenza idrica che caratterizza quasi tutti i periodi estivi” sostiene Francesca Cupelli, presidente della Cia di Pisa. “Siamo di fronte a una vera e propria emergenza” continua “non e’ risparmiato nessun settore, anche se, ortofrutta, mais, girasole, barbabietole, olivi e allevamenti, stanno pagando il prezzo piu’ caro”. Dove e’ possibile irrigare si andra’ incontro a una impennata dei costi di produzione, ma nella maggior parte dei casi e’ addirittura compromessa questa possibilita’ in quanto la falda acquifera che alimenta i pozzi si e’ abbassata notevolmente.
“Molti dei nostri allevatori ci stanno chiamando disperati perche’ non hanno piu’ acqua nemmeno per abbeverare gli animali” dice Stefano Berti, direttore della Cia di Pisa, “per non parlare poi dei pascoli e dei prati destinati all’alimentazione animale, che sono ormai compromessi per la siccita'”. Cupelli e Berti fanno inoltre notare che la siccita’ e’ stata quest’anno una piaga planetaria. Ne sono stati colpiti anche gli Stati Uniti e altri paesi grandi produttori di cereali, soia e mais. Questo sta provocando un’impennata dei prezzi di tutte le materie prime utilizzate per la composizione dei mangimi, ai quali i nostri allevamenti devono ricorrere in maniera straordinaria visto che gli animali non hanno i pascoli e vista anche la carenza di fieno raccolto. “I costi di produzione erano gia’ insostenibili” afferma Michele Mula, pastore di Volterra, con un allevamento di oltre mille pecore “questo e’ un vero e proprio colpo di grazia, le produzioni di latte calano per lo stress degli animali, e non aumentano invece i prezzi dei nostri prodotti. Noi non sappiamo piu’ come fare” continua “gli animali dobbiamo continuare ad accudirli. Un’attivita’ artigianale ha almeno la possibilita’ di sospendere e di mandare in cassa integrazione i dipendenti, noi no, dobbiamo continuare a spendere e ad indebitarci. Per questo chiediamo aiuto alle Istituzioni, un aiuto concreto e soprattutto rapido perche’ purtroppo non c’e’ piu’ tempo”.
“Bene hanno fatto Cia, Coldiretti e Confagricoltura, a sollecitare la Regione, con una iniziativa congiunta, perche’ sia riconosciuto la stato di calamita’ naturale nelle nostre campagne” dice Francesca Cupelli “e siamo anche soddisfatti dell’immediato impegno assusnto dall’Assessore regionale Salvadori. Ora aspettiamo provvedimenti conseguenti ed adeguati alle necessita'”. “Secondo le nostre prime stime” afferma Berti “i danni all’agricoltura pisana per il caldo e la siccita’, oltrepassano gia’ i 6 milioni di euro, per questo apprezziamo la scelta della Regione Toscana di puntare ad interventi strutturali diffusi, visto che l’emergenza idrica e’ ormai purtroppo stabilizzata”. Cupelli annuncia che portera’ in tutte le sedi possibili una proposta della Cia di Pisa che prevede un piano di interventi volti al raggiungimento dell’autosufficienza idrica ed energetica di tutte le aziende agricole presenti sul territorio toscano. Siamo disponibili ad accettare che tutte le risorse pubbliche destinate all’agricoltura, PSR compreso, abbiano questa destinazione prioritaria. “Comunque” afferma Berti “non potra’ essere la carenza di risorse la motivazione della non attuazione della nostra proposta. Basterebbe infatti fare la somma di cio’ che si spende per le emergenze di varia natura e per i danni conseguenti e si capirebbe che tali costi potrebbero essere ridotti notevolmente solo destinandone una parte ad azioni virtuose come quelle da noi proposte”.
Caldo e siccità, è allarme per l’agricoltura pisana


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